Il grande progresso complessivo del progetto dell'esperimento è evidenziato dalla presentazione di quattro Technical Design Report, e dai sostanziali progressi nella stesura dell'ultimo. Per quattro di essi (Magnete, Mu, Ecal, Tracker) il contributo dei gruppi italiani è stato molto importante se non decisivo.
Nel corso del 1997 la Sezione di Genova ha partecipato all'ingegneria del magnete ed ha effettuato numerosi test di qualificazione dei conduttori e delle giunzioni.
a) Ingegneria
Dopo la presentazione del Preliminary Design Report (Ottobre 1996), di
cui la Sezione di Genova ha scritto i capitoli relativi al conduttore,
la stabilità e l'analisi meccanica, il progetto è stato rivisto in
vista della presentazione del Technical Design (Giugno 1997) . Proprio
a partire da una proposta di Genova è stato cambiato il layout del
conduttore disponendo la lega di rinforzo sopra e sotto invece che ai
lati. Ciò infatti conferisce al magnete una maggiore robustezza
rispetto alle sollecitazioni meccaniche.
In seguito ad una richiesta dell INFN di avere maggiori
responsabilità nel progetto e di farsi carico della fornitura
dell'avvolgimento, la Sezione di Genova è diventata responsabile
della macchina avvolgitrice e delle operazioni di avvolgimento. Questo
ha comportato che il programma di pre-industrializzazione per
l' avvolgimento fosse svolto dall INFN, che lo finanzierà con i fondi
5% Superconduttività e Criogenia.
Un importante risultato dell'attività di pre-industrializzazione
svolta con ANSALDO Energia è stata la modifica del progetto della
massa fredda da bobina monolitica (6.5 m di diametro x 12 m di
lunghezza) ad una bobina composta da 5 moduli. Questa soluzione
costruttiva fa si che la realizzazione dell avvolgimento sia meno
critica.
b) Qualificazione dei conduttori
Sono stati messi a punto metodi di misura più raffinati
per le caratterizzazioni dei conduttori. Tali metodi sono stati
sviluppati in laboratorio utilizzando prototipi esistenti dei cavi di
ATLAS. È ora possibile misurare la corrente critica con 2% di
indeterminazione. Inoltre è possibile effettuare sui campioni di cavo
anche misure di RRR e stabilità.
Sono state effettuate misure di resistenza di giunzioni elettriche
realizzate sia presso ETH-Z che il CERN. Le misure hanno permesso di
stabilire che la tecnica di EB-welding è ottimale nella
realizzazione di giunzioni intra-layer.
L'attività si è concentrata principalmente su tre temi:
a) realizzazione delle milestones di sistema per il barrel ( SiB1) e
per il forward (SiF1)
b) R&D sui rivelatori e qualificazione su fascio di moduli irraggiati
c) definizione del nuovo layout del tracciatore al silicio
a) Realizzazione delle milestones di sistema SiB1 e SiF1
Sono stati costruiti i due sistemi previsti completi di meccanica,
rivelatori, sistema di acquisizione. In particolare è stata
equipaggiata una "ruota" completa per il "barrel" ed un disco per il
"forward". In entrambi i casi, la meccanica, realizzata in fibra di
carbonio speciale, comprendeva un sistema di raffreddamento integrato
ed incorporava i cavi e le schede di elettronica necessarie per la
gestione del sistema di lettura.
Per quanto riguarda la ruota del barrel, il sistema è stato
equipaggiato con 15 moduli funzionanti (60 rivelatori al silicio per
un totale di circa 30.000 canali di lettura) e 99 moduli dummy (396
rivelatori dummy) utilizzati per fare prove realistiche di
assemblaggio e survey, e per misurare il comportamento del sistema
sotto gravità e carico termico. Il disco del forward è stato
equipaggiato con 12 moduli veri (24 rivelatori, circa 12.000 canali di
lettura) e 48 moduli dummy (96 rivelatori).
Per entrambi i sistemi è stata messa a punto la procedura completa di
test/controllo dei componenti (elettronica, ibridi, rivelatori,
meccanica) , di assemblaggio e test dei moduli (jigs di montaggio e di
microsaldatura, procedure di survey) e di assemblaggio finale nella
meccanica previsti per la costruzione.
I due sistemi sono stati presentati in settembre ai referee dell'LHCC
ed hanno ricevuto l'approvazione del comitato.
b) R&D sui rivelatori e qualificazione su fascio di moduli irraggiati
Come risultati principali dell'R&D sui rivelatori nel corso del '97
sono state messe a punto modifiche nel processo standard di produzione
dei rivelatori che hanno portato ad una notevole semplificazione della
tecnologia con conseguente riduzione dei costi. Questo risultato è
stato provato in particolare per i rivelatori a faccia singola. Già
nelle serie di prototipi realizzati si sono ottenute le rese molto
elevate nella produzione dei condensatori integrati che avevamo
indicato come obbiettivo della produzione di massa (99%).
È notevolmente aumentata anche la tensione di breakdown dei
dispositivi prima e dopo l'irraggiamento. Si è passati dai valori
medi intorno ai 200-300 V del 1996 a valori medi fra 450 V e 500 V.
Questa caratteristica dei rivelatori aumenta la loro intrinseca
resistenza agli effetti del danno da radiazione.
Infine la semplificazione della tecnologia ha portato ad una notevole
riduzione dei costi di produzione per i rivelatori singola faccia p+
su n rendendo possibile una considerevole espansione del volume
equipaggiato con rivelatori al silicio.
Le prove su fascio si sono concentrate sul comportamento di rivelatori
pesantemente irraggiati. Sono stati sottoposti a test rivelatori
prodotti da diverse compagnie ed irraggiati con dosi elevate (valori
tipici di fluenze per neutroni comprese fra 10exp13 e 2x10exp14).
Sono stati valutate diverse geometrie ( rettangolari e a "wedge") e
diversi pitch di lettura (valori compresi fra 50 e 240 micron). Sono
state esaminate diverse condizioni di operazione in funzione della
tensione di polarizzazione e della temperatura del sistema. Sono state
ripetute le misure a distanza di mesi per verificare la stabilità del
comportamento. Sono state effettuate misure anche su rivelatori
sottoposti ad irraggiamenti altamente non uniformi per studiare
eventuali risposte anomale nei rivelatori del forward. Sono stati
infine valutati anche diversi tipi di rivelatori double-sided compresi
i rivelatori n+ su n scelti come baseline da Atlas.
Come risultati principali di questo lavoro abbiamo provato che è
possibile operare stabilmente rivelatori single-sided irraggiati fino
a dosi corrispondenti a 10 anni di operazione di LHC. Per questi
dispositivi abbiamo misurato un rapporto segnale/rumore di 16:1 con
elettronica operata in peak mode, efficienza superiore al 99% per
particelle al minimo con tensioni di bias superiori a 250V e
risoluzione spaziale inferiore ai 15 micron previsti nell'esperimento
c) Definizione del nuovo layout del tracciatore al silicio.
Dopo un intenso lavoro di ottimizzazione è stato definito il nuovo
layout (V4) del tracciatore al silicio.
Consiste di un barrel organizzato in 5 strati cilindrici compresi fra
i raggi di 21 e 63.5 cm con i piani 1, 2 e 5 a doppia lettura ed i
piani 3 e 4 a lettura singola. Il passo di lettura r-phi varia dai 62
micron dei piani 1 e 2 agli 83 micron dei piani 3-4 fino ai 124 micron
del piano 5. Il passo di lettura r-z è di 124 micron per i piani 1 e
2 e di 248 micron per il piano 5. Nel barrel saranno installati 36.9
metri quadrati di silicio per un totale di 2.72 milioni di canali di
lettura. La parte in avanti consiste di 20 dischi equipaggiati con
anelli di rivelatori a singola e doppia lettura delle coordinate. Il
passo di lettura varia fra i 62 e gli 83 micron in r-phi e fra i 124
ed i 248 micron in r-z. Nel forward saranno installati 29.5 metri
quadrati di silcio per 1.82 milioni di canali.
Come baseline per gli strati con lettura di entrambe le coordinate
abbiamo adottato la scelta più conservativa di utilizzare due
rivelatori single- sided accoppiati.
Per costruire il tracciatore al silicio di CMS è previsto di produrre
5896 moduli di rivelatori da assemblare su trenta strutture meccaniche
in fibra di carbonio ( 20 dischi per il forward e 10 semicilindri
accoppiati per il barrel).
2) MSGC
L'attività del gruppo nell'anno '97 si è concentrata principalmente nella preparazione ed effettuazione di due periodi di test di rivelatori MSGC su fasci ad alta (CERN) ed altissima intensità (PSI) e nell'ingegnerizzazione per la produzione su larga scala del prototipo di MSGC per il barrel di CMS (B1) .
a) Test beam T10 (CERN) : pi di 3 GeV
Scopo del test :
- Studio della stabilità di risposta dei rivelatori sottoposti ad un
alto flusso di particelle al minimo di ionizzazione sovrapposto ad un
flusso di particelle altamente ionizzanti prodotte da interazioni
inelastiche (reazioni nucleari) dei pioni con il materiale costituente
set-up.
- Controllo, attraverso il monitoraggio del profilo del fascio
ricostruito dalle camere e del noise di ciascun canale di lettura, di
eventuali danni alle strips provocati dalla radiazione.
Utilizzate 4 MSGC, operanti alle tensioni di lavoro di Vc=3D520 V e
Vd=3D3500 V(guadagno=3D1700) in atmosfera di Neon (40%) - DME (60%).
In queste condizioni è stato misurato un rapporto S/N=3D44 circa doppio
di quello accettato come punto di lavoro a LHC (S/N=3D20) per avere una
efficienza di ricostruzione delle tracce nei jets di ET > 300 Gev/c di
~99%.
Preso dati ad un rate medio di particelle di 2 KHz/mm2, con rate
istantaneo di oltre 4 KHz/mm2, per un totale di 155 ore corrispondenti
a 7.7 ore, ad un "duty cycle" di 0.05.
Nessun danno alle strip è stato rilevato al termine del periodo di
test, sia dall'analisi dei dati che dall'ispezione ottica dei
rivelatori. Segnale e rapporto S/N sono rimasti costanti durante
l'intero periodo.
Problemi:
- Esposizione dei rivelatori limitata per il piccolo "duty cycle"
dell'acceleratore.
b) Test beam ?M1 (PSI) : ? e protoni di 350-500 MeV
Scopo del test :
- Aumentare il flusso totale integrato sulle camere.
Differenza con il precedente test beam:
- T10 (CERN PS) 5% di duty cycle
- pM1 (PSI) fascio continuo, frequenza di spill =3D 50 MHz
Aumentato di un fattore 20 il tempo di esposizione e di un fattore 10
l'area del rivelatore esposta.
Utilizzate 4 MSGC , 3 delle quali gia sottosposte al test di T10.
Stesse condizioni di lavoro di T10 sia per le tensioni che per la
miscela di gas.
Preso dati ad un rate 10 KHz/mm2 per un periodo di 15 gioni
corrispondenti a 161 ore di fascio.
Il rate atteso ad LHC @ R=3D60 cm (dove è previsto il layer più
interno di camere MSGC) è di circa 5 KHz/mm2.
Nessuna variazione apprezzabile nel guadagno delle camere rispetto al
valore misurato prima del test a T10 è stata osservata dopo un totale
di 7.7 + 161 ore di presa dati al rate di LHC.
L'ispezione ottica non ha mostrato danni sulle camere che hanno
operato alle tensioni di lavoro stabilite per CMS (Vc=3D520 V e Vd=3D3500 V). "Mouse bites" sono stati rilevati unicamente nella camera portata
a tensione molto elevata,Vc=3D620 V e Vd=3D3700 V, all'inizio della
regione di transizione al regime "streamer".
L' efficienza di tracciatura, maggiore del 99% per run a bassa
intensità, è stata valutata anche nei run ad altissima imtensità
(più di 4 tracce per evento) dove è risultata >> del 90%.
Problemi:
- limitata capacità di tracking per il numero limitato di rivelatori
- elettronica di lettura non nella configurazione finale (senza
deconvoluzione)e quindi un elevato numero di tracce accidentali,
difficilmente ricostruibili.
c) 'Milestone project': B1
Scopo:
- Realizzazione di una preserie di moduli (50) di MSGC "full scale"
con cui equipaggiare un ottante di una delle ruote del 'barrel' di
CMS.
Terminata la fase di sviluppo ed ingegnerizzazione del modulo,
comprendente definizione delle dimensioni e scelta dei materiali, si
è passati alla fase di ottimizzazione e semplificazione della
procedura di costruzione ed assemblaggio dei moduli in collaborazione
con 3 industrie italiane. Obbiettivo fondamentale è la produzione dei
moduli in accordo con le specifiche tecniche, nei tempi richiesti ed
al costo"target".
È stato iniziato il processo di messa a punto della catena di test
del rivelatore.
Problemi:
- sfasatura tra disponibilità fondi 5% e avvio della fase di
produzione della 'pre-serie' dei rivelatori.
Nel 1997 il gruppo, in continuità con l'attività del 1996, ha
contribuito alla fase di R & D riguardante il calorimetro
elettromagnetico a cristalli di PWO concentrandosi su tre attività
principali:
- la caratterizzazione dei cristalli e il problema della loro resistenza
alle radiazioni,
- il comportamento dei fotorivelatori (APD) in ambiente ad alta
radiazione,
- la progettazione della struttura meccanica.
La fase di R&D inerente il danno da radiazione dei cristalli è stata
estesa alla prima metà del 1998.
Il gruppo intende costituire presso i Laboratori dell'Enea alla
Casaccia uno dei centri regionali per l' assemblaggio di metà della
parte barrel parte del calorimetro (circa 30000 cristalli). A tale
fine il gruppo ha definito procedure e strumenti necessari alla
verifica della qualità dei cristalli provenienti dai centri di
produzione e la sequenza di assemblaggio e relativi controlli.
L'attività sui cristalli ha condotto il gruppo a proporre un
drogaggio con ioni La3+ che ha portato ad un significativo
miglioramento nella resistenza alla radiazione gamma non solo di
campioni di piccole dimensioni ma anche di campioni di dimensione
finale (23 cm). Grazie a questi risultati i cristalli sono di qualità
tale da poter affrontare i livelli di radiazione che saranno presenti
ad LHC permettendo di mantenere le prestazioni del calorimetro.
Nel corso dell'anno il gruppo ha ricevuto e caratterizzato diversi nuovi
prototipi di APD. Sono stati fatti progressi su tutti i parametri
critici di questi diodi. In particolare il gruppo ha intrapreso misure
del fenomeno di recupero a breve e a lungo termine, a diverse
temperature, dopo il danneggiamento con neutroni. In base a queste
misure abbiamo proposto un modello per la cinetica del recupero al
fine di predire le prestazioni finali del rivelatore in termini di
rumore.
La progettazione della struttura meccanica dell'intero
calorimetro è attualmente in via di finalizzazione. Nell'agosto di
quest'anno il raggio interno del calorimetro è stato ridotto di una
decina di centimetri il che, pur non togliendo nulla alla solidità del
progetto, ha costretto ad una intensa attività di riprogettazione. Le
responsabilità assunte dal gruppo riguardano il progetto e il disegno
dei cestelli in fibra di carbonio necessari a sostenere i sottomoduli
alveolari contenenti i singoli cristalli, il sistema di chiusura a
griglia dei cestelli stessi e la trave di sostegno dei supermoduli
costituiti da un insieme di quattro cestelli. Nel 1997 è stato
effettuato un test di validazione dei calcoli agli elementi finiti su
un prototipo di cestello di tipo III (a grande eta) caricato con finti
cristalli metallici e chiuso da una griglia prototipo. Tale test ha
pienamente confermato sperimentalmente, sia utilizzando tecniche di
misura tradizionali che tecniche assai più sofisticate come la
fotogrammetria, le deformazioni attese in via teorica ottenute con
modelli agli elementi finiti.
L'attività durante il '97 dei gruppi che lavorano a questo rivelatore
è distribuita sui seguenti argomenti:
a) Costruzione e test del primo
prototipo in scala reale,
b) completamento del progetto delle camere,
c) Sviluppo della strumentazione per la costruzione di serie,
d)
Sviluppo dell'elettronica.
a) Costruzione e test del prototipo
La costruzione, iniziata nel 96, è stata completata nella
primavera. La strumentazione utilizzata ha mostrato che le metodologie
di base sono corrette e dovrebbero permettere la costruzione in serie
delle camere nei tempi previsti, una volta che la strumentazione sarà
completamente ingegnerizzata allo scopo.
La camera è stata provata su fascio durante l'estate. Le prestazioni
in termini di efficienza, risoluzione e rumore sono simili a quelli
ottenuti con prototipi di piccole dimensioni. È attualmente allo
studio il comportamento sotto alta tensione delle celle di drift, per
allargare l'intervallo di funzionamento stabile, la cui estensione non
è pienamente soddisfacente.
b) Completamento del progetto delle camere
Questa attività è in corso sia per gli aspetti di meccanica
(strutture di supporto, layout dei servizi,) sia di quelli relativi
all'elettronica che risiede sulla camera (affidabilità,
minimizzazione degli spazi morti, facilità di manutenzione, ). Per
verificare le proprietà meccaniche e la affidabilità nel tempo delle
camere, la cui struttura è costituita da 51 incollaggi consecutivi,
sono stati costruiti tre mock-up, completi dal punto di vista
strutturale ma di larghezza ridotta (0.5 m), su cui sono in corso test
distruttivi.
c) Sviluppo della strumentazione per la costruzione di serie
In ciascuna delle tre Sezioni sono in corso studi per definire i vari
tipi di strumentazione che saranno necessari: per preparare componenti
per l'assemblaggio, per l'assemblaggio vero e proprio ed infine
per i test di qualità delle camere completate.
Particolare cura viene posta nel ricercare soluzioni
costruttive che minimizzimo la quantità di personale che dovrà
essere addetto alla costruzione, assicurando nel contempo che la
precisione necessaria sia ottenuta anche con operatori non
qualificati. Questa attività proseguirà per tutto il '98.
d) Sviluppo dell'elettronica
È stato completato il test su banco del VLSI preposto alla
individuazione degli elementi di traccia per il trigger di primo
livello (BTI). È stato completato il progetto, ed eseguito l'ordine,
del VLSI che correla diversi elementi di traccia nella stessa camera
(TRACO), è stato completato e provato il VLSI che seleziona gli
elementi di traccia da inviare al trigger di mu globale (Trigger
Server), sono state ordinate due diverse versioni del chip di front-
end. I risultati ottenuti in queste attività rispettano pienamente le
aspettative. I tempi di sviluppo sono per tutte compatibili con il
piano globale di costruzione del detector.
È stato fatto un grosso lavoro sul layout delle schede di elettronica
di trigger e read-out per verificare la possibilità di installarle
direttamente all'esterno delle camere, anzichè all'esterno del
detector. Questo lavoro sta dando risultati positivi e proseguirà nel
'98.
2) RPC (Bari, Pavia)
I gruppi di Bari e Pavia, implicati nella progettazione del sistema di
trigger ad RPC per CMS, hanno, nell'anno 1997, consolidato la loro
conoscenza del rivelatore ed effettuato una accurata sperimentazione
di rivelatori prototipo in condizioni molto simili a quelle previste ad LHC.
Nel seguito sono elencati schematicamente gli argomenti più importanti
oggetto di studio:
- sviluppo di un programma di simulazione Monte Carlo della valanga all'interno di un RPC. Tale programma permette di riprodurre non solo qualitativamente, ma anche qualitativamente molti risultati sperimentali fin qui ottenuti. È di grande rilievo il fatto che, per la prima volta, i meccanismi fisici alla base del funzionamento di un rivelatore a piatti piani resistivi vengano compresi e simulati.
- sviluppo dell'elettronica di front-end. Alcuni prototipi del chip di front-end , comprendente l'amplificatore ed il discriminatore per sei canali, sono stati oggetto di test su un rivelatore prototipo fatto funzionare sul fascio H2 del Cern. I risultati, molto positivi, hanno confermato l'affidabilità del progetto e delle scelte effettuate.
- studio di uniformità della risposta di un rivelatore prototipo di grandi dimensioni. L'uniformità della risposta di un RPC a doppia gap con strip da 1.3 m (cioè della lunghezza prevista per il barrel di CMS) è stata studiata con il fascio H2 del Cern. I risultati hanno dimostrato che tutti i parametri fondamentali (efficienza, cluster size, risoluzione temporale) sono uniformi su una grande superficie e rispettano le richieste di CMS.
- studio delle caratteristiche di funzionamento di un rivelatore prototipo in condizioni di elevato background. Un piccolo RPC è stato installato e fatto operare nella GIF (Gamma Irradiation Facility) del Cern, in un ambiente di elevato background, simile a quello atteso nella parte in avanti di CMS. Il rivelatore ha risposto con piena efficienza fino a rate di circa 1 kHz/cm2, confermando la sua capacità di funzionamento ad alti flussi. Tali studi hanno anche permesso di comprendere quali parametri costruttivi (ad esempio la resistività della bachelite) influenzano il comportamento ad alti flussi.