GE: LA PET AMILOIDE: ASPETTI PRATICI PER UN USO APPROPRIATO NEL CONTESTO ATTUALE 
 ELENCO COMPLETO 

DATA: 26-05-2017

SEZIONE DI GENOVA
(Andrea Chincarini) Il meeting si rivolge ai Medici di Medicina Nucleare e Clinici esperti in Malattia di Alzheimer e nelle Demenze in generale Le relazioni scientifiche saranno di 20 min seguite da 5 min di discussione L’evento è a cura del Gruppo di Studio Neuro-AIMN e realizzato con il contributo incondizionato della Eli Lilly Italia. Faculty (in ordine di presentazione): Orazio Schillaci, Medico Nucleare (Università Tor Vergata Roma) Sabina Pappatà, Medico Nucleare (CNR Napoli) Grazia Dell’Agnello, Neurologo (Eli Lilly Italia – Sesto Fiorentino) Andrea Chincarini, Fisico (INFN Genova) Barbara Paghera, Medico Nucleare (Spedali Civili Brescia) Silvia Morbelli, Medico Nucleare (Osp S.Martino Genova) Paolo Guerra, Medico Nucleare (Poliambulanza Brescia) Lucilla Parnetti, Neurologo (Osp. S.Maria della Misericordia Perugia) Stelvio Sestini, Medico Nucleare (Osp S.Stefano, Prato) Annachiara Cagnin, Neurologo (AzOsp Padova) Maria Lucia Calcagni, Medico Nucleare (Osp Gemelli Roma) Alessandro Padovani, Neurologo (Università di Brescia) Flavio Nobili, Neurologo (Università di Genova) La Malattia di Alzheimer (AD) è la maggiore causa di demenza che attualmente colpisce circa 25 milioni di persone nel mondo, con la previsione di un aumento ulteriore del numero dei casi negli anni a venire. Numerose ricerche hanno evidenziato come l’accumulo di proteina beta-amiloide nel cervello giochi un ruolo fondamentale nel processo neurodegenerativo e come questo accumulo cominci diversi anni prima la manifestazione dei sintomi clinici tipici della demenza. Recentemente è diventato possibile rilevare l’accumulo della proteina beta-amiloide nel cervello attraverso la Tomografia a Emissione di Positroni (PET) o la sua alterata concentrazione nel liquido cerebro-spinale mediante rachicentesi (CSF). Utilizzando questi nuovi strumenti diagnostici ed investigando il metabolismo cerebrale (sempre mediante PET) e la connettività neuronale con la Risonanza Magnetica, si può oggi predire quale è la popolazione a rischio di demenza prima ancora che si evidenzino I primi segni clinici di malattia, quando la funzione cognitiva è ancora nel range di normalità, o quando questa si evidenzi lievemente alterata attraverso la valutazione di tests neuropsicologici. La ricerca di nuovi farmaci efficaci contro l’AD, nonostante alcuni risultati negativi, continua ad essere molto attiva e finalizzata a ridurre/bloccare l’accumulo di proteina beta-amiloide e altri fattori neurodegenerativi (es la proteina Tau) per cui, nel contesto attuale, può risultare utile approfondire alcuni aspetti pratici che forniscano indicazioni per un uso appropriato di questi strumenti diagnostici, a beneficio dei medici che si occupano di questa devastante malattia e che possano risultare utili per la migliore comprensione dei meccanismi che sottintendono la demenza, per contribuire a formulare la diagnosi corretta e per ottimizzare l’approccio terapeutico con le risorse farmcologiche e non attualmente disponibili e, si spera, per quelle che si evidenzieranno nel futuro.


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