OPERA VEDE IL TERZO NEUTRINO TAU

La collaborazione internazionale OPERA ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso ha osservato per la terza volta un neutrino “tau”. Si tratta di un neutrino partito dal CERN come neutrino di sapore muonico che, nel percorrere i 730 chilometri che separano Ginevra dai LNGS, ha cambiato “sapore” trasformandosi in neutrino di tipo tau. Un evento rarissimo che conferma le precedenti osservazioni del 2012 e 2010 e che comporta la prova del fenomeno dell’oscillazione del neutrino per cui è stato concepito, nel 2001, il gigantesco rivelatore OPERA orientato in direzione del CERN dove un fascio di neutrini muonici viene prodotto in direzione dei LNGS. OPERA cerca i neutrini tau sapendo che in partenza dal CERN i neutrini sono tutti muonici. Trovare neutrini di un altro sapore comporta la prova dell’esistenza dell’oscillazione durante i 730 chilometri di viaggio. Questi nuovi dati vengono presentati oggi ai LNGS nell’ambito del seminario “New results of the OPERA experiment”.

UNA TORRE DI 400 METRI IN FONDO AL MARE

Una torre gigantesca, alta 400 metri, è stata installata a 3500 metri di profondità al largo della Sicilia,80 km a sud est di Capo Passero, nello Ionio meridionale. È il primo componente di una “selva” di alcune centinaia di torri che costituiranno l’esperimento Km3Net, dedicato allo studio dei neutrini, un progetto internazionale che coinvolge l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), numerose Università italiane e Istituti di ricerca di dieci Paesi europei.

Le torri di Km3Net fungeranno da supporto per decine di migliaia di sensori ottici (fotomoltiplicatori), “occhi” elettronici che formeranno un’antenna sottomarina in grado di rivelare la scia luminosa prodotta dalle rare interazioni dei neutrini di origine astrofisica con l’acqua di mare.

La posa della torre è stata un’operazione complessa durata molte ore, al termine della quale l’apparato ha subito iniziato a funzionare inviando, attraverso il cavo sottomarino, i primi dati al laboratorio a terra dei Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN a Portopalo di Capo Passero.

FUNDAMENTAL PHYSICS PRIZE

polyakovIl Fundamental Physics Prize è stato conferito ieri sera al fisico russo Alexander Polyakov, per “le numerose scoperte nella teoria dei campi e nella teoria delle stringhe”. Nell’ambito della Cerimonia sono stati premiati anche  i vincitori dei due premi speciali assegnati rispettivamente a Stephen Hawking e a sette scienziati dell’esperimento LHC tra cui gli italiani Fabiola Gianotti e Guido Tonelli. Il Premio speciale, del valore di 3 milioni di dollari,  è stato conferito agli scienziati che hanno guidato la ricerca e la scoperta della particella di Higgs all’acceleratore LHC del CERN. In particolare sono stati premiati Peter Jenni, Fabiola Gianotti per l’esperimento ATLAS, Michel Della Negra, Tejinder Singh Virdee, Guido Tonelli e Joe Incandela per CMS and Lyn Evans per LHC. “I vincitori – recita la motivazione del premio – sono stati premiati per la loro leadership nell’impresa scientific che ha condotto alla scoperta del bosone di Higgs da parte delle collaborazioni ATLAS e CMS ad LHC”.
 
Link http://www.fundamentalphysicsprize.org

L'UNIVERSO HA ACCELERATO GRAZIE AL BOSONE DI HIGGS?

planckIl telescopio spaziale Planck dell'Agenzia Spaziale Europea ha aggiornato con grande precisione la mappa della radiazione fossile del Big Bang. Questa mappa fornisce preziose informazioni anche a quella parte della fisica che sta all'interfaccia tra fisica delle particelle negli acceleratori (fisica delle alte energie studiata dall'INFN) e cosmologia. Secondo il vicepresidente dell'INFN, prof. Antonio Masiero, "i nuovi dati di Planck sostengono con forza che l' espansione dell' Universo nel suo primissimo stadio (frazioni di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang) ha conosciuto una violenta accelerazione nota come inflazione. Nel Modello Standard della fisica delle particelle vi e' un solo candidato per poter dar luogo a tale epoca inflazionaria: si tratta proprio del bosone di Higgs e cui tracce sono state individuate e confermate recentemente alla macchina acceleratrice LHC del CERN di Ginevra".

"Un'attenta analisi condotta sia a livello terico che sui dati presenti e futuri di LHC e di Planck - continua Masiero - potra' dirci se l'artefice delle dimensioni e dell'eta' dell' odierno Universo (cioe' la particella, "inflatone", che ha prodotto l'inflazione) possa essere identificabile con quella particella, il bosone di Higgs, che ha fornito la massa delle particelle presenti nel plasma primordiale. Naturalmente, se il bosone di Higgs del Modello Standard non potesse fungere anche da inflatone, questo aprirebbe un'importante finestra sulla nuova fisica che sta oltre il Modello Standard. Altro risultato rilevante per la fisica delle particelle riguarda il numero di specie di neutrini, vale a dire se possa esiste un quarto tipo di neutrino (il cosiddetto neutrino sterile) oltre ai tre tipi di neutrini osservati. Planck non favorisce la presenza di questo quarto tipo di neutrino, ma, al tempo stesso, i suoi dati non permettono al momento di poter escludere l'esistenza di questa altra ipotetica particella elementare".

SIAMO SU UN OCEANO DI URANIO E TORIO

Sotto la crosta terrestre, nello strato del mantello, uranio e torio radioattivi funzionano come una stufa che riscalda il pianeta ed è, almeno in parte, responsabile dei movimenti della crosta, quindi delle attività dei vulcani, dei terremoti, della formazione di nuovo fondale marino. Ce lo confermano direttamente i neutrini provenienti dalle profondità del nostro pianeta – i “geoneutrini” - rilevati dall’esperimento Borexino ai Laboratori del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Lo studio viene presentato a Venezia nel corso del convegno internazionale sulla scienza dei neutrini. Secondo i nuovi dati, nel mantello sono presenti in quantità rilevante gli elementi radioattivi appartenenti sia alla famiglia dell’Uranio-238 sia a quella del Torio-232. La presenza delle due più importanti famiglie radioattive nel mantello, ci permette di valutare quale sia la continua produzione di energia termica nella Terra. Inoltre, il rapporto dei contenuti di Uranio e Torio nel mantello sembra andare d’accordo con quanto si trova analizzando le meteoriti che arrivano sulla Terra dallo Spazio. Questa corrispondenza è un’importante conferma delle teorie sull’origine del Sistema Solare. Infine. è ora evidente che i decadimenti radioattivi sono responsabili di circa la metà dell’energia termica della Terra.




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