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Ultimo aggiornamento Lunedì, 19 Novembre 2012

La misurazione di un decadimento molto raro all'esperimento LHCb del CERN sembra restringere ulteriormente lo spazio per l’esistenza della supersimmetria. L’annuncio è stato dato a Kyoto nel corso dell’Hadron Collider Physics Symposium (HCP2012) dal team di LHCb che ha mostrato i nuovi dati sul decadimento del mesone B. L’esperimento LHCb, ottimizzato per misurare le proprietà di mesoni che contengono un quark b, ha per la prima volta l’evidenza di un rarissimo decadimento del mesone Bs in due muoni (fenomeno che accade solo 3 volte ogni miliardo di mesoni prodotti a LHC). Questo studio rende meno probabile (anche se al momento non elimina) l’esistenza della supersimmetria, almeno in questo specifico canale. “L’evidenza sperimentale di questo decadimento, ottenuta per la prima volta a LHCb – dice Pierluigi Campana portavoce dell’esperimento – anche se con un errore sperimentale per ora piuttosto ampio, ci indica che probabilmente dobbiamo continuare a cercare gli effetti della supersimmetria da qualche altra parte. La caccia è ancora aperta.” Infatti, se ci si fosse trovati in presenza di nuove particelle supersimmetriche, esse avrebbero influenzato il valore della frazione di decadimento di questa tipologia di decadimenti (ossia la frequenza con la quale una particella si trasforma in altre particelle). Invece questo valore è per ora saldamente all’interno dei limiti previsti dal Modello Standard. Ulteriori dati già raccolti da LHCb, ma ancora da analizzare, saranno in grado di confermare o meno se il Modello Standard, ancora una volta, ha passato indenne un’importante prova d’esame.
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Ultimo aggiornamento Lunedì, 19 Novembre 2012
I rifiuti radioattivi provenienti dalle centrali nucleari smantellate potranno essere controllati 24 ore su 24 da remoto. Si potrà monitorare ogni singolo fusto di materiale radioattivo e sapere in tempo reale se emette radiazioni a un livello anomalo, riducendo gli interventi e l'esposizione del personale.
Questo potrà avvenire grazie a rivelatori pilota che verranno sviluppati all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) assieme alla SOGIN, la società che si occupa del decommissioning e del trattamento e gestione dei rifiuti radioattivi provenienti dalle centrali nucleari italiane.
INFN e Sogin hanno firmato il 7 novembre a Roma un accordo per una collaborazione che prevede, tra l’altro, un primo progetto per la realizzazione di un sistema tecnologico per il monitoraggio in tempo reale dei rifiuti radioattivi, tramite la tecnica DMRN (Detector Mesh for Nuclear Repositories), che consentirà una nuova metodologia nella gestione dei rifiuti radioattivi.
In particolare, l’accordo prevede una fase sperimentale per la realizzazione di rivelatori di radiazioni ad alta tecnologia che vede coinvolti i Laboratori del sud dell’INFN e la centrale di Garigliano di Sogin (CE).
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Ultimo aggiornamento Venerdì, 26 Ottobre 2012
Speranza Falciano è stata eletta vicepresidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare dal consiglio direttivo dell’istituto. Falciano è la prima donna a ricoprire questa carica istituzionale. La sua nomina è arrivata dopo quella a componente (anche in questo caso prima donna a ricoprire questa carica) della giunta esecutiva dell’INFN del dicembre 2011. La Falciano affianca l’altro vicepresidente dell’istituto, il professor Antonio Masiero. Speranza Falciano, 58 anni, romana, due figli, ha diretto la sezione di Roma 1 dell'INFN (Università La Sapienza). E' un fisico sperimentale e ha lavorato al Cern di Ginevra in numerosi esperimenti, attualmente è componente della collaborazione ATLAS, uno dei due esperimenti (l’altro è CMS) dell’acceleratore LHC che hanno permesso la scoperta del bosone di Higgs. In particolare ha lavorato sul trigger e sullo spettrometro dei muoni. Falciano è autrice di circa 300 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali.
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Ultimo aggiornamento Mercoledì, 31 Ottobre 2012
È stata definita la task force che dovrà condurre a termine il disegno concettuale di ELIMED (Extreme Light Infrastructure Medicine), la prima facility al mondo dedicata alle applicazioni cliniche di particelle prodotte da una sorgente laser. È questo il principale risultato del workshop che si è tenuto a Catania, ai Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN, il 18 e il 19 ottobre e che ha visto la partecipazione di oltre 60 esperti provenienti da vari campi, dalla fisica alla biologia, dalla chimica alla medicina. ELIMED è un progetto promosso dai ricercatori dell’INFN nell’ambito del più ampio progetto pan-europeo ELI (Extreme Light Infrastructure), selezionato dall’ESFRI (European Strategy Forum for Research Infrastructures), che prevede la costruzione di tre infrastrutture in diversi paesi europei, dedicate a laser di nuova generazione. ELIMED sta, appunto, verificando la possibilità di utilizzare in ambito biomedico, in particolare in adroterapia (cioè nella cura dei tumori) protoni prodotti da una sorgente laser non convenzionale, anziché da acceleratori di particelle, come avviene attualmente.
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Ultimo aggiornamento Lunedì, 19 Novembre 2012
Un nuovo, potente magnete dipolo costruito dall’INFN ha terminato con successo il suo collaudo al LASA (Laboratorio Acceleratori e Superconduttività Applicata) dell’INFN di Milano. Il 18 ottobre il magnete è stato estratto dal criostato dove è stato collaudato. Si tratta di un oggetto lungo 4 metri, capace di produrre un campo magnetico da 4,5 Tesla e in grado di essere curvato anche su un raggio di curvatura di poche decine di metri. Questo magnete rappresenta il primo modello dei dipoli superconduttori del SIS-300, un sincrotrone superconduttore che farà parte del complesso FAIR (Facility for Antiproton and Ion Research), in fase di costruzione al GSI (Darmstadt, Germania). Il magnete è stato interamente progettato in Italia dai ricercatori dell’INFN di Genova, Milano e Napoli nell’ambito dell’esperimento DISCORAP, e costruito dalla ASG (già Ansaldo Superconduttori) di Genova, mentre il cavo superconduttore è stato realizzato presso gli stabilimenti di Pori (Finlandia) della Luvata.
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