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  03-12-2002: UN ANNO DA TAORMINA 
 ELENCO COMPLETO 
Ricercatori al lavoro sul progetto Taormina
Ricercatori al lavoro sul progetto Taormina

© 2002 Infn L'utilizzo della foto č gratuito previa autorizzazione dell'Ufficio Comunicazione Infn


Compie un anno il primo intervento al mondo tramite terapia neutronica su un paziente con cancro al fegato.

? passato un anno dal primo intervento al mondo tramite terapia neutronica su un paziente di 48 anni affetto da tumore al fegato e con una prognosi disperata. L?intervento ha provocato la distruzione di tutte le metastasi presenti nell?organo, comprese quelle non rilevabili dagli strumenti diagnostici, e oggi a giudizio dei medici il paziente si ? pienamente rimesso. L?operazione ? avvenuta nell?ambito del progetto Taormina (Trattamento Avanzato di Organi Mediante Irraggiamento Neutronico e Autotrapianto): una innovativa tecnica radioterapica messa a punto da un gruppo formato da fisici della sezione di Pavia dell?Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), guidato da Tazio Pinelli, e da medici dell?ospedale San Matteo di Pavia, diretti da Aris Zonta.

Il progetto Taormina ? il risultato di 15 anni di ricerca e si basa sull?idea di utilizzare i neutroni per distruggere le cellule tumorali: una strategia immaginata gi? a partire dal 1938, quattro anni dopo la scoperta del neutrone. Da allora i tentativi di applicare questa cura si sono susseguiti in molti Paesi, ma sempre senza successo. Il problema era dato probabilmente dal fatto che ci si era concentrati sui casi di tumori al cervello, mentre oggi la ricerca si orienta su organi espiantabili. Taormina ? stato concepito proprio in questa direzione, diventando con successo il primo caso al mondo di trattamento mediante neutroni di un tumore al fegato espiantato.
?La base della terapia neutronica ? costituita da una tecnica che utilizza alcune propriet? del boro, chiamata Bnct (Boron Neutron Capture Therapy). La terapia prevede che al paziente venga in primo luogo somministrato un aminoacido, la borofenilalanina, che contiene il boro 10, un isotopo del boro. Questo aminoacido viene assorbito dalle cellule insieme agli altri nutrienti. Le cellule neoplastiche per? ne assorbono una quantit? pi? cospicua, circa 5 volte maggiore di quella ricevuta dalle cellule sane, probabilmente a causa della loro maggiore avidit? di agenti nutritivi (dovuta ai bisogni metabolici connessi con una grande velocit? di proliferazione). Il boro dunque si accumula nelle cellule tumorali. A questo punto, se viene irradiato con un fascio di neutroni, il boro 10 decade emettendo due particelle alfa e uno ione litio. Sia le particelle alfa che lo ione litio rilasciano la loro energia all?interno della cellula, inducendola a morire. Si tratta dunque di un metodo estremamente selettivo, che colpisce le cellule patologiche mentre la gran parte di quelle sane rimangono intatte?, spiega Tazio Pinelli.
Il punto debole di questo trattamento, quello che ne ha causato il fallimento fino a oggi, sta nella difficolt? di irradiare tutto l?organo con un fascio di neutroni: basta che una piccola metastasi sfugga e il tumore si ripresenter?. Per risolvere il problema si ? pensato di agire su organi espiantabili e il gruppo di Pavia ha scelto di operare sul fegato.

Il 19 dicembre 2001 ? stato operato un paziente a cui nel maggio precedente era stata diagnosticata la presenza di molte metastasi prodotte da un carcinoma del colon gi? asportato chirurgicamente alcuni mesi prima. La prognosi non lasciava speranze. ?Dopo che al paziente ? stata somministrata la borofenilalanina, si ? proceduto all?espianto del fegato, poi trasferito presso il reattore nucleare dell?Universit? di Pavia e sottoposto a irraggiamento neutronico. In questo modo si ? stati certi che l?organo fosse irradiato omogeneamente. Il fegato ? stato poi reimpianto nel paziente, il quale nel frattempo era tenuto in vita da un sistema di circolazione extracorporea?, racconta Aris Zonta, il chirurgo che ha eseguito l?intervento.

La Bnct si ? dimostrata non tossica n? dannosa per il paziente, il quale resta immune dai danni da radiazione. Infatti, a differenza di quanto avviene nelle tecniche attualmente in uso nelle applicazioni cliniche, nella Bnct l?azione terapeutica non ? dovuta alla radiazione proveniente dall?esterno e diretta verso il paziente, ma all?azione di particelle che sono prodotte dentro la cellula tumorale: le particelle, alfa e ione litio, create nelle reazioni indotte da un fascio di neutroni su un bersaglio contenente boro. ?Ogni atomo di questo elemento chimico che entra in una cellula tumorale diventa come una microscopica mina che esplode al passaggio di un neutrone?, dice Tazio Pinelli.
Ancora non si ? in grado di conoscere il meccanismo di annientamento delle cellule tumorali. Non si sa cio? se esse muoiono per apoptosi (la morte cellulare programmata), o per necrosi cellulare, a seguito della distruzione degli apparati cellulari.

?L?esperimento si pu? considerare del tutto riuscito e assai promettente per il futuro. Ora altri 3 pazienti si sottoporranno a questa nuova metodologia. Nel frattempo ? cresciuta considerevolmente l?attenzione della comunit? medico-scientifica internazionale verso il primato del nostro paese. Alcuni tra i pi? qualificati specialisti di fama mondiale hanno espresso un vivo interesse per il progetto Taormina, sottolineando che l?Italia ? all?avanguardia nel mondo per questa tipologia di intervento? dice Aris Zonta, ?la speranza ? quella di riuscire a trattare fino al 30% dei tumori al fegato e a tutti quegli organi che possono essere trapiantati, come polmone e pancreas?.

Il tumore del colon-retto ? la neoplasia che causa pi? frequentemente metastasi epatiche. Nella maggior parte dei pazienti il fegato rappresenta (insieme ai linfonodi) l?unica sede di diffusione a distanza della malattia. L?incidenza delle metastasi epatiche da carcinoma del colon-retto in Italia ? di 8000 nuovi casi ogni anno. Un terzo dei pazienti con neoplasia dell?intestino ha gi? metastasi epatiche alla diagnosi e un ulteriore 20% dei pazienti svilupper? metastasi in seguito, per un totale del 50% dei pazienti.
Trattare chirurgicamente le metastasi, associando la chemioterapia, rappresenta la scelta terapeutica che garantisce una sopravvivenza soddisfacente, ma solamente un terzo delle metastasi epatiche sono normalmente trattabili.


 SITI COLLEGATI ALLA NOTIZIA 
http://http://www.pv.infn.it/~altieri/bnct/index.html
http://http://www.sanmatteo.org/

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