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Far conoscere agli studenti i segreti della radioattivit? naturale, in particolare quella legata al radon, realizzando una banca dati. ? questo l?obiettivo di Envirad (ENVironmental RADioactivity), un progetto della sezione dell?Infn di Napoli che coinvolge studenti e insegnanti di ben 14 scuole della Campania. Per fare il punto della situazione dopo il primo anno di attivit? del progetto, che avr? una durata di tre anni complessivi, mercoled? 12 maggio la sezione di Napoli dell?Infn promuover? un incontro presso la sala Convegni del Complesso Universitario di Monte Sant?Angelo (Via Cintia, ed. Centri Comuni, ore 9,30). Oltre ai ricercatori dell?Infn e dell?Universit? di Napoli Federico II che hanno promosso il progetto, interverranno gli studenti che hanno partecipato alla prima fase di Envirad, i quali presenteranno i risultati del loro lavoro.
?Gli studenti hanno concluso un primo periodo di attivit? che si ? svolto sia nelle loro scuole che presso il Dipartimento di Scienze Fisiche dell?Universit?. Durante questa fase hanno compiuto una serie di misure di breve durata, pari a una o due settimane, non valide come dato definitivo, ma utilissime per comprendere molte cose sul radon, sul suo comportamento e sulla sua presenza?, spiega Vincenzo Roca, ricercatore dell?Infn di Napoli e responsabile scientifico del progetto.
Il radon ? un gas radioattivo di origine naturale prodotto nelle rocce del sottosuolo. Tende a raggiungere l?atmosfera e a concentrarsi negli ambienti chiusi. In Campania, come in quasi ogni altro luogo, ci? pu? verificarsi perch? sia il suolo che i materiali utilizzati in edilizia contengono tracce di uranio, il quale ? all?origine di una catena di decadimenti radioattivi che portano al radon. Il progetto Envirad ? volto a monitorare la presenza di radon sia all?interno degli edifici scolastici sia nel terreno. Quest?ultimo dato in particolare ? interessante per capire come la concentrazione di radon vari in funzione della compressione delle rocce nel sottosuolo, e dunque come essa ? legata a fenomeni vulcanici e sismici. Il progetto Envirad di conseguenza, oltre ad avere valore didattico, permette di ottenere informazioni utili anche per chi compie ricerche scientifiche.
?La concentrazione di radon nelle scuole viene misurata con sistemi tradizionali messi a disposizione dall?Infn. I ricercatori dell?Istituto hanno spiegato agli studenti come funzionano questi dispositivi, come utilizzarli e come valutare i risultati. I ragazzi effettueranno in prima persona l'organizzazione della campagna di misure, la raccolta dati e la loro valutazione, con l?assistenza dei ricercatori dell?Infn?, spiega Vincenzo Roca. Per quel che riguarda la misura del radon nel sottosuolo invece l?Infn ha messo a punto un sistema innovativo, costituito da un rivelatore di particelle e da un sistema di acquisizione dati: mentre il rivelatore registrer? le particelle alfa generate dai prodotti di decadimento del radon, un modulo elettronico consentir? la gestione e la raccolta dei dati. Gli studenti anche in questo caso saranno coinvolti nella gestione delle stazioni di misura, nella raccolta dei dati e nel loro esame. I risultati finali saranno immessi in un banca dati regionale a cui gli studiosi interessati avranno accesso via rete.
?Per rendere il pi? agevole possibile l?interazione con le scuole abbiamo pensato ad un sistema semplice e versatile ed i ragazzi hanno risposto molto positivamente. Gli studenti con questo metodo potranno, non solo studiare la radioattivit? ambientale legata al radon, ma anche approfondire il tema delle radiazioni e dei loro effetti. Inoltre potranno produrre dati scientifici da mettere a disposizione degli studiosi e dei cittadini?, conclude Vincenzo Roca. Oltre alla banca dati regionale utile anche per i ricercatori, il progetto Envirad prevede la realizzazione di un sito internet non solo di informazione, ma anche formativo sui temi della radioattivit? ambientale, rivolto a tutti e gestito, ancora una volta col forte coinvolgimento delle scuole. La speranza ? che la collaborazione fra l?Infn e gli studenti prosegua oltre i tre anni previsti, anche per sfruttare al massimo la rete di stazioni di monitoraggio realizzata.
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