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		<title><![CDATA[Comunicati INFN]]></title>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
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			<title><![CDATA[Una fisica dell?Infn a capo Jefferson Lab in USA]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=639-1.jpg" title="639-1.jpg">Patrizia Rossi, ricercatrice dei Laboratori Nazionali di Frascati dell'INFN e' stata nominata, dopo una lunga e approfondita ricerca e selezione dei candidati, vice direttore della Divisione Fisica del Jefferson Lab negli Stati Uniti. E' un incarico prestigioso che premia la ricerca italiana. &lt;br&gt;Il Jefferson Lab - &quot;JLab'', che si trova a Newport News in Virginia - e' infatti un leader mondiale nelle ricerche di fisica nucleare. Il laboratorio impiega oltre 800 persone e vi fanno riferimento oltre 1.300 scienziati da tutto il mondo che utilizzano le sue strutture per condurre esperimenti. E' uno dei 10 laboratori nazionali americani finanziati dal Department of Energy Office of Science degli Stati Uniti&lt;br&gt;Nata a Roma nel 1960, Patrizia Rossi si e' laureata in fisica all?Universita' di Roma La Sapienza nel 1986. Nel 1988 ha ricevuto una borsa di studio dell?Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ed e' entrata nel 1990 a far parte dei Laboratori Nazionali di Frascati. &lt;br&gt;La sua ricerca si concentra sullo studio della struttura delle particelle che compongono i nuclei atomici e sulla forza forte. Il suo lavoro l'ha portata a svolgere esperimenti a Frascati, ai laboratori DESY ad Amburgo in Germania e ESRF a Grenoble in Francia. Oltre che al Jefferson Lab.&lt;br&gt;Rolf Ent, direttore per la fisica nucleare del JLab ha dichiarato che ''Patrizia dara' un contributo particolarmente significativo ai programmi di ricerca sulla fisica nucleare del Jefferson Lab, in particolare per la pianificazione della Physics Division, per l'ottimizzazione della produttivita' e delle collaborazioni e per incrementare la nostra visibilita' scientifica''. &lt;br&gt;Per scegliere il nuovo vice direttore del Jlab, si sono dovuti esaminare molti candidati provenienti da tutto il mondo. A esaminarli e' stata una commissione di esperti di fisica nucleare. Tra i commissari vi erano anche Bob McKeown (vice direttore del Jefferson Lab) e Don Geesaman (ex direttore della divisione fisica dell?Argonne National Lab).&lt;br&gt;&lt;br&gt;Patrizia Rossi&lt;br&gt;Tel 0694038313&lt;br&gt;Cell 3391052500&lt;br&gt;patrizia.rossi@lnf.infn.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;INFN - Ufficio Comunicazione&lt;br&gt;Piazza dei Caprettari 70&lt;br&gt;00186 Roma&lt;br&gt;tel: 06 6868162&lt;br&gt;fax: 06 68307944&lt;br&gt;eleonora.cossi@presid.infn.it&lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 00:00:00 +0100</pubDate>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
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			<title><![CDATA[Scomparso Gigli Berzolari, ex presidente Infn]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=638-1.jpg" title="638-1.jpg">E' deceduto oggi il professor Alberto Gigli Berzolari, che negli anni dal 1976 al 1977 e' stato Presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Gigli Bertolari, nato a Pavia nel 1921, e' stato allievo di grandi fisici come Orazio Specchia e Piero Caldirola e si e' quindi perfezionato con  Edoardo Amaldi a Roma (nel periodo 1948-53). Dalla meta' alla fine degli anni cinquanta ha lavorato con Ettore Pancini a Genova. Le sue ricerche hanno spaziato dalla conducibilita' elettrica a basse temperature, alla risonanza magnetica nucleare, fisica della radiazione comica, fisica delle particelle elementari, fisica nucleare, strumentazione nucleare.&lt;br&gt;E' stato professore di fisica superiore dal 1959 all'Universita' di Parma e successivamente, dal 1962, docente di fisica generale a Pavia, dove ha anche ricoperto l'incarico di Rettore dell?Ateneo e di preside della facolta' di scienze . &lt;br&gt;''Alberto Gigli Berzolari e' stato un grande fisico sperimentale, un pioniere della ricerca nucleare e un promotore dell'attivita' scientifica in Italia. ? ha commentato il direttore della sezione INFN di Pavia, Roberto Rotondi ? La sua indagine e' partita con i primi lavori sui raggi cosmici ed e' poi continuata con i rivelatori delle macchine. Tra l'altro, ha inventato uno di questi strumenti, la camera a diffusione''. &lt;br&gt;&lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 00:00:00 +0100</pubDate>
			<link>http://www.infn.it/news/news.php?id=638</link>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
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			<title><![CDATA[Un premio alla ricerca italiana]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=637-1.jpg" title="637-1.jpg">Il premio internazionale intitolato a Bruno Rossi e promosso dall' American Astronomical Society e' stato assegnato ieri a Austin (Texas-Stati Uniti) al team del satellite AGILE, frutto della collaborazione tra Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Il premio e' stato assegnato per la scoperta della variabilita' dell?emissione gamma dalla Nebulosa del Granchio, ritenuta una sorgente campione. La scoperta e' stata poi confermata dal &quot;successore&quot; di AGILE, il satellite FERMI, frutto di una collaborazione internazionale nella quale hanno una importanza decisiva i tre enti di ricerca italiani.&lt;br&gt;Sull'assegnazione del premio, il responsabile INFN della missione AGILE, il professor Guido Barbiellini, ha dichiarato che &quot;AGILE e' un magnifico esempio di collaborazione tra varie enti e agenzie di ricerca italiani. L'INFN, da parte sua, e' orgoglioso di aver realizzato il tracker in silicio che si e' rivelato l'elemento decisivo per determinare la direzione da cui provengono i raggi gamma osservati dal satellite. Ovviamente anche nel caso della Nebulosa del Granchio&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;INFN - Ufficio Comunicazione&lt;br&gt;Piazza dei Caprettari 70&lt;br&gt;00186 Roma&lt;br&gt;tel: 06 6868162&lt;br&gt;fax: 06 68307944&lt;br&gt;comunicazione@presid.infn.it&lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 00:00:00 +0100</pubDate>
			<link>http://www.infn.it/news/news.php?id=637</link>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
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			<title><![CDATA[ Una donna a capo degli italiani che lavorano all?esperimento Cms di Lhc]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=636-1.jpg" title="636-1.jpg">Nadia Pastrone e' la nuova responsabile dei fisici italiani che lavorano all'esperimento CMS dell'acceleratore di particelle LHC del CERN di Ginevra. Subentra a un'altra donna, Marcella Diemoz, che ha assunto il ruolo di direttore della sezione di Roma La Sapienza dell'Istituto Nazionale di Fisica Nulceare.&lt;br&gt;Nadia Pastrone e' nata ad Asti nel 1960. Dopo la maturita' classica ha studiato e lavorato a Torino all'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. La sua attivita' di ricerca in fisica subnucleare con acceleratori, cominciata al CERN (Ginevra) durante la tesi di laurea, e' maturata al Fermilab (Chicago).&lt;br&gt;Dal 2001 collabora all'esperimento CMS (Compact Muon Solenoid) al Large Hadron Collider (LHC) del CERN, esperimento a cui partecipano oltre 2000 fisici di 37 Paesi diversi.  Conclusa la costruzione e l'installazione dell?apparato e' impegnata nella presa dati con il gruppo di Torino.&lt;br&gt;Ha svolto ruoli di coordinamento nell'INFN, insegnato e seguito lavori di tesi.&lt;br&gt;Da due anni partecipa anche ad un progetto regionale nell?ambito della diagnostica e dello studio dei beni culturali.   &lt;br&gt;&lt;br&gt;Contatti&lt;br&gt;Ufficio stampa INFN &lt;br&gt;Piazza dei Caprettari 70&lt;br&gt;00186 Roma&lt;br&gt;tel: 06 6868162&lt;br&gt;eleonora.cossi@presid.infn.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 00:00:00 +0100</pubDate>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
			<guid><![CDATA[http://www.infn.it/news/news.php?id=635]]></guid>
			<title><![CDATA[Gli esperimenti ATLAS e CMS presentano lo stato attuale della ricerca dell?Higgs]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=635-1.jpg" title="635-1.jpg">dichiarazione di Fernando Ferroni, presidente INFN&lt;br&gt;&lt;br&gt;?Questo risultato, certamente significativo anche se non definitivo, ? stato conseguito da esperimenti guidati da italiani che ? al pari di quelli che dirigono tutti gli altri esperimenti di LHC ? vengono dalla grande fucina dell?INFN, dalla scuola italiana di fisica. E? la dimostrazione che, in questa disciplina, siamo in grado di competere ad altissimo livello nel mondo attraverso professionisti stimati in ambito internazionale e chiamati a dirigere le ricerche di punta della fisica contemporanea. Il 20 dicembre avremo la fortuna di poter far incontrare con il pubblico di Milano, i cinque coordinatori degli esperimenti di LHC, tutti italiani, assieme al direttore della ricerca scientifica del CERN, anche lui ex vicepresidente dell?INFN?.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;TRADUZIONE DEL COMUNICATO STAMPA DEL CERN A CURA DELL'INFN&lt;br&gt;&lt;br&gt;Gli esperimenti ATLAS e CMS presentano lo stato attuale della ricerca dell?Higgs&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;13 dicembre, 2011. In un seminario tenutosi oggi al CERN, le collaborazioni ATLAS e CMS hanno presentato lo stato della ricerca del bosone di Higgs secondo il Modello Standard delle particelle elementari. I risultati dei due esperimenti sono basati sull'analisi di una quantit? di dati molto pi? consistente di quella presentata alle conferenze estive, una mole tale da segnare un deciso passo avanti nella ricerca del bosone di Higgs, ma non sufficiente a permettere di fare affermazioni conclusive sull'esistenza o non esistenza dell'elusivo Higgs. La conclusione principale ? che, se esiste, il bosone di Higgs secondo il Modello Standard ha una massa inclusa con maggiore probabilit? nell?intervallo 116-130 GeV per l'esperimento ATLAS e 115-127 GeV per CMS. Entrambi gli esperimenti hanno osservato in questa regione di massa segnali indicativi, ma non ancora sufficientemente forti da permettere la rivendicazione di una scoperta.&lt;br&gt;I bosoni di Higgs, se esistono, hanno una vita media breve e possono decadere in molti modi diversi. La loro scoperta consiste nell'osservazione delle particelle in cui l?Higgs decade piuttosto che sulla sua rivelazione. Sia ATLAS che CMS hanno analizzato diversi canali (modi) di decadimento, e hanno potuto osservare piccoli eccessi di eventi nella regione di massa pi? bassa non ancora esclusa da precedenti misure o da altri esperimenti.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Presi singolarmente, nessuno di questi eccessi di eventi ? statisticamente pi? significativo del risultato che si osserverebbe tirando un dado e ottenendo due sei di fila. L?aspetto interessante ? che pi? misurazioni indipendenti danno indicazioni nella regione 124-126 GeV. ? decisamente troppo presto per dire se ATLAS e CMS abbiano scoperto il bosone di Higgs, ma questi risultati aggiornati stanno generando un grande interesse nella comunit? dei fisici delle particelle.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Abbiamo ristretto la regione di massa pi? probabile per il bosone di Higgs a 116-130 GeV, e nel corso degli ultime settimane abbiamo iniziato a vedere un eccesso di eventi interessanti nel range di massa intorno a 125 GeV&quot;, ha spiegato il portavoce dell'esperimento ATLAS Fabiola Gianotti . &quot;Questo eccesso di segnali pu? essere dovuto ad una fluttuazione statistica, ma potrebbe anche essere qualcosa di pi? interessante. Non possiamo concludere nulla in questa fase. Abbiamo bisogno di analisi maggiori e di pi? dati. Date le eccezionali prestazioni di LHC quest'anno, non sar? necessario aspettare a lungo per avere una quantit? di dati sufficiente e questo ci consente di prevedere che il puzzle sar? risolto nel corso del 2012&quot;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&quot;Non possiamo escludere la presenza del bosone di Higgs del Modello Standard tra i 115 e 127 GeV, a causa di un modesto eccesso di eventi in questa regione di massa, che in modo abbastanza coerente appare in cinque canali indipendenti&quot; ha spiegato il portavoce dell'esperimento CMS, Guido Tonelli. &quot;Questo eccesso ? fortemente compatibile con un Higgs del Modello Sandard con una massa intorno ai 124 GeV o al di sotto di questo valore, ma la significativit? statistica non ? sufficiente per trarre conclusioni. Ad oggi ci? che vediamo ? coerente sia con una fluttuazione di fondo, sia con la presenza del bosone di Higgs. Un?analisi pi? approfondita e i dati che questa magnifica macchina ci permetter? di raccogliere nel 2012, ci metteranno certamente in condizioni di dare una risposta&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Nei prossimi mesi, entrambi gli esperimenti approfondiranno ulteriormente le singole analisi dei dati, in tempo per le conferenze invernali di fisica delle particelle previste in marzo. Tuttavia, una dichiarazione definitiva sull'esistenza o non esistenza del bosone di Higgs richieder? pi? dati, e sar? probabilmente possibile solo nel mesi seguenti del 2012.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il Modello Standard&lt;br&gt;Il Modello Standard ? la teoria che i fisici usano per descrivere il comportamento delle particelle fondamentali e le forze che agiscono tra queste. Descrive molto bene la materia ordinaria di cui noi, e tutto ci? che ? visibile nell'Universo, siamo fatti. Il Modello Standard non descrive per? il 96% dell'Universo che ? invisibile. Uno degli obiettivi principali del programma di ricerca LHC ? proprio l?esplorazione della fisica oltre il Modello Standard, e il bosone di Higgs potrebbe essere la chiave di questa nuova ricerca.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Scenari possibili&lt;br&gt;L?esistenza del bosone di Higgs secondo il Modello Standard potrebbe confermare questa prima teoria avanzata nel 1960, ma il bosone di Higgs potrebbe assumere anche altre forme, descritte da teorie che vanno oltre il Modello Standard. La scoperta di un Higgs secondo il Modello Standard potrebbe comunque aprire la strada a nuova fisica, grazie a peculiarit? nel comportamento di questa particella, che potrebbero emergere dopo avere studiato un gran numero di suoi decadimenti. La rivelazione di un bosone di Higgs non-Standard (diverso da quello previsto dal Modello Standard, ndt), attualmente fuori dalla portata degli esperimenti di LHC con i dati finora accumulati, aprirebbe immediatamente la porta a nuova fisica, mentre l?affermazione della non esistenza del bosone di Higgs Standard spingerebbe immediatamente verso la nuova fisica, la cui esplorazione ? prevista dal programma di ricerca di LHC al raggiungimento dell?energia di progettazione, dopo il 2014. In ogni caso, che ATLAS e CMS mostrino nei prossimi mesi l?esistenza o meno del bosone di Higgs secondo il Modello Standard, il programma di LHC aprir? la strada a nuova fisica.&lt;br&gt;&lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 00:00:00 +0100</pubDate>
			<link>http://www.infn.it/news/news.php?id=635</link>
		</item>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
			<guid><![CDATA[http://www.infn.it/news/news.php?id=634]]></guid>
			<title><![CDATA[I 50 anni del ?nonno? italiano di LHC]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=634-1.jpg" title="634-1.jpg">Gioved? primo dicembre si celebrano a Frascati, in provincia di Roma, i 50 anni dalla costruzione del ?nonno? dell?acceleratore LHC di Ginevra: quell?Anello di Accumulazione (AdA) che nel 1961 rappresent? la prima macchina al mondo nella quale i fasci di particelle si scontravano frontalmente dopo aver orbitato in un anello. Quel prototipo unico al mondo fu un grande successo dei Laboratori di Frascati (LNF) dell?allora neonato Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). E un lavoro appassionante per centinaia di giovani ricercatori guidati dal fisico austriaco Bruno Touschek. &lt;br&gt;Dopo la costruzione, avvenuta nel 1961, l?anno successivo AdA venne trasferito?in Francia, al LAL (Laboratoire de l?Acc?l?rateur Lin?aire), dove si trovava un acceleratore lineare di alta energia e alta intensit? grazie al quale le particelle venivano iniettate in AdA. Questo trasferimento segn? l'inizio della sperimentazione nella fisica delle collisioni tra elettroni e le loro particelle di antimateria, i positroni.&lt;br&gt;Da allora, sono stati costruiti circa 80 acceleratori di quel tipo (con la collisione tra fasci di particelle) nel mondo. Tra questi, il gigantesco (27 km di lunghezza) LHC al CERN. &lt;br&gt;Gioved?, per iniziativa dei LNF e del LAL, si terr? a Frascati l?evento celebrativo che inizier? alle ore 10 del mattino ai Laboratori di Frascati con la presentazione del nuovo progetto SuperB (CabbiboLab) per la costruzione di un grande anello acceleratore nella piana di Tor Vergata (Roma): un ?figlio futuro? di AdA. Sulla rilevanza del programma di fisica del progetto SuperB, nel pomeriggio, Roberto Petronzio, direttore del CabibboLab, terr? una conferenza divulgativa ?1961-2011: da AdA a SuperB? all'Auditorium delle Scuderie Aldobrandini di Frascati.&lt;br&gt;Nell'occasione le municipalit? di Frascati e di Orsay celebreranno un gemellaggio scientifico.  &lt;br&gt;?Gli acceleratori di particelle sono veri e propri velieri della conoscenza?, commenta Umberto Dosselli, direttore dei Laboratori INFN di Frascati. Oggi al mondo ne esistono pi? di diecimila ? prosegue Dosselli - in massima parte dedicati ad attivit? industriali o della medicina: preparazione di materiali speciali, cure di frontiera di particolari tipologie di tumori, preparazione di radiofarmaci indispensabili alle pi? avanzate metodologie diagnostiche sono solo alcuni degli esempi dell'importanza degli acceleratori di particelle nella vita di tutti noi. L'INFN, grazie alla sua ricerca, ? stato pioniere con AdA di una categoria raffinatissima di queste macchine ed ? pronto a spostare, con SuperB, l'asticella della conoscenza ancora pi? in alto per proseguire i propri studi di fisica delle particelle e per offrire uno strumento di classe mondiale per le sue applicazioni tecnologiche?.&lt;br&gt;Per il Sindaco di Frascati Stefano Di Tommaso, ?Frascati da oltre 50 anni ? un luogo centrale della ricerca di base in Italia e a livello internazionale. Il convegno, promosso dall?INFN per celebrare la fondamentale ricorrenza del primo anello di accumulazione elettrone-positrone al mondo, conferma la sua importanza strategica e le capacit? progettuali presenti in Italia, che posero il nostro Paese all?avanguardia nella ricerca, solo pochi anni dopo la nascita dei Laboratori Nazionali dell?INFN?. ?Quella positiva realizzazione del 1961 ? prosegue il sindaco Di Tommaso ? ha portato come corollario il forte legame tra Frascati e la Citt? d?Orsay, dove AdA fu trasferito l?anno seguente, congiungendo idealmente i nostri due territori e alimentando lavori, studi e scambi scientifici. Oggi, a cinquant?anni da quell?evento, insieme al Sindaco d?Orsay e alla Comunit? dell?INFN vogliamo celebrare questo gemellaggio scientifico. Dopo il successo ottenuto dai Laboratori Nazionali di Fisica Nucleare, negli anni si sono accompagnate ulteriori realizzazioni, anche di altri Enti di Ricerca nazionali e internazionali, operanti nel nostro territorio, e che fanno di Frascati il distretto scientifico pi? grande d?Europa, con oltre 3000 scienziati?.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Per informazioni&lt;br&gt;INFN ufficio stampa, Romeo Bassoli 06 6868162 ? 328 6666766&lt;br&gt;LNF, Rossana Centioni 06 9403 2423&lt;br&gt;www.lnf.infn.it&lt;br&gt;www.lnf.infn.it/conference/btml2011/publicevent.php&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 00:00:00 +0100</pubDate>
			<link>http://www.infn.it/news/news.php?id=634</link>
		</item>
		<item>
			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
			<guid><![CDATA[http://www.infn.it/news/news.php?id=633]]></guid>
			<title><![CDATA[A Perugia gli estremi si toccano]]></title>
			<description><![CDATA[Domani, sabato 19 novembre, apre i battenti a Perugia Estremo - Le macchine della conoscenza, la mostra realizzata dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, dedicata alle grandi e spettacolari macchine costruite dai fisici per indagare i segreti della materia e viaggiare indietro nel tempo, fino ai primissimi istanti dopo il Big Bang. &lt;br&gt;La mostra, allestita all'Ex Oratorio del Complesso di San Domenico (sede del Museo Archeologico Nazionale dell'Umbria) fino al 22 gennaio, inaugurera' con un evento (sempre al Museo Archeologico, in Sala Cutu, alle ore 16.00) che avra' per protagonisti il ''velista per caso'' Patrizio Roversi e il neopresidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Fernando Ferroni.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Estremo e' un'esposizione interattiva dedicata alle grandi macchine e infrastrutture della fisica delle alte energie, giganti che uniscono tecnologie avanzatissime, altissima precisione, ricerca di frontiera. La mostra si apre con una grande installazione che, grazie all'effetto del ''chroma key'', fa ''entrare'' negli esperimenti il pubblico, che cosi' si ritrova bersagliato da velocissime particelle nel tunnel di LHC (il titanico acceleratore di particelle del Cern di Ginevra). Oppure si muove sulla Stazione Spaziale Internazionale o sorvola la pampa argentina, dove si trova l'osservatorio di raggi cosmici Auger. O, infine, si immerge nei fondali marini assieme all'esperimento cattura-neutrini Nemo. L'allestimento prosegue attraverso un percorso di immagini, narrazioni e videoinstallazioni interattive che raccontano quanto vi sia di estremo nella fisica delle particelle. Ecco allora i rivelatori costruiti negli abissi marini o nel cuore della montagna per catturare particelle piccolissime e sfuggenti come i neutrini, i satelliti che orbitano oltre l'atmosfera terrestre a caccia di raggi gamma, i grandi osservatori planetari in ascolto dei segnali cosmici e gli acceleratori di altissima precisione costruiti per la cura del cancro e per indagare i segreti delle opere d'arte. L'allestimento e' suddiviso in aree tematiche: l'universo estremo e gli strumenti per esplorarlo, LHC la piu' grande macchina mai costruita per la ricerca scientifica, le tecnologie che nascono dalla ricerca di base e che sono usate per importanti applicazioni in medicina e nei beni culturali. ''La Sezione di Perugia ? sottolinea Pasquale Lubrano che ne e' il direttore - partecipa attivamente ad alcuni dei principali progetti in cui e' coinvolto l'Istituto, dagli esperimenti al CERN (CMS e NA62), al nuovo progetto SuperB, ai grandi esperimenti di astroparticelle nello spazio (AMS e FERMI) e gravitazionali (Virgo), e siamo quindi lieti di poter far conoscere al pubblico della nostra citta', grazie a questa mostra, il nostro impegno nella ricerca di frontiera''.&lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 00:00:00 +0100</pubDate>
			<link>http://www.infn.it/news/news.php?id=633</link>
		</item>
		<item>
			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
			<guid><![CDATA[http://www.infn.it/news/news.php?id=632]]></guid>
			<title><![CDATA[I 50 anni del ?nonno? italiano di Lhc]]></title>
			<description><![CDATA[Giovedi' primo dicembre si celebrano a Frascati, in provincia di Roma, i 50 anni dalla costruzione del &quot;nonno&quot; dell'acceleratore LHC di Ginevra: quell'Anello di Accumulazione (AdA) che nel 1961 rappresento' la prima macchina al mondo nella quale i fasci di particelle si scontravano frontalmente dopo aver orbitato in un anello. Quel prototipo unico al mondo fu un grande successo dei Laboratori di Frascati (LNF) dell'allora neonato Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). E un lavoro appassionante per centinaia di giovani ricercatori guidati dal fisico austriaco Bruno Touschek. &lt;br&gt;Dopo la costruzione, avvenuta nel 1961, l'anno successivo AdA venne trasferito in Francia, al LAL (Laboratoire de l'Accelerateur Lineaire), dove si trovava un acceleratore lineare di alta energia e alta intensita' grazie al quale le particelle venivano iniettate in AdA. Questo trasferimento segno' l'inizio della sperimentazione nella fisica delle collisioni tra elettroni e le loro particelle di antimateria, i positroni.&lt;br&gt;Da allora, sono stati costruiti circa 80 acceleratori di quel tipo (con la collisione tra fasci di particelle) nel mondo. Tra questi, il gigantesco (27 km di lunghezza) LHC al CERN. &lt;br&gt;Giovedi', per iniziativa dei LNF e del LAL, si terra' a Frascati l'evento celebrativo che iniziera' alle ore 10 del mattino ai Laboratori di Frascati con la presentazione del nuovo progetto SuperB (CabbiboLab) per la costruzione di un grande anello acceleratore nella piana di Tor Vergata (Roma): un ''figlio futuro'' di AdA. Sulla rilevanza del programma di fisica del progetto SuperB, nel pomeriggio, Roberto Petronzio, direttore del CabibboLab, terra' una conferenza divulgativa ''1961-2011: da AdA a SuperB'' all'Auditorium delle Scuderie Aldobrandini di Frascati.&lt;br&gt;Nell'occasione le municipalita' di Frascati e di Orsay celebreranno un gemellaggio scientifico.  &lt;br&gt;''Gli acceleratori di particelle sono veri e propri velieri della conoscenza'', commenta Umberto Dosselli, direttore dei Laboratori INFN di Frascati. Oggi al mondo ne esistono piu' di diecimila ? prosegue Dosselli - in massima parte dedicati ad attivita' industriali o della medicina: preparazione di materiali speciali, cure di frontiera di particolari tipologie di tumori, preparazione di radiofarmaci indispensabili alle piu' avanzate metodologie diagnostiche sono solo alcuni degli esempi dell'importanza degli acceleratori di particelle nella vita di tutti noi. L'INFN, grazie alla sua ricerca, e' stato pioniere con AdA di una categoria raffinatissima di queste macchine ed e' pronto a spostare, con SuperB, l'asticella della conoscenza ancora piu' in alto per proseguire i propri studi di fisica delle particelle e per offrire uno strumento di classe mondiale per le sue applicazioni tecnologiche''.&lt;br&gt;Per il Sindaco di Frascati Stefano Di Tommaso, ''Frascati da oltre 50 anni e' un luogo centrale della ricerca di base in Italia e a livello internazionale. Il convegno, promosso dall'INFN per celebrare la fondamentale ricorrenza del primo anello di accumulazione elettrone-positrone al mondo, conferma la sua importanza strategica e le capacita' progettuali presenti in Italia, che posero il nostro Paese all'avanguardia nella ricerca, solo pochi anni dopo la nascita dei Laboratori Nazionali dell'INFN''. ''Quella positiva realizzazione del 1961 ? prosegue il sindaco Di Tommaso ? ha portato come corollario il forte legame tra Frascati e la Citta' d'Orsay, dove AdA fu trasferito l'anno seguente, congiungendo idealmente i nostri due territori e alimentando lavori, studi e scambi scientifici. Oggi, a cinquant'anni da quell'evento, insieme al Sindaco d'Orsay e alla Comunita' dell'INFN vogliamo celebrare questo gemellaggio scientifico. Dopo il successo ottenuto dai Laboratori Nazionali di Fisica Nucleare, negli anni si sono accompagnate ulteriori realizzazioni, anche di altri Enti di Ricerca nazionali e internazionali, operanti nel nostro territorio, e che fanno di Frascati il distretto scientifico piu' grande d'Europa, con oltre 3000 scienziati''.]]></description>
			<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 00:00:00 +0100</pubDate>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
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			<title><![CDATA[La morte di Milla Baldo Ceolin]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=631-1.jpg" title="631-1.jpg">E? morta ieri a Padova all?et? di 87 anni, Milla Baldo Ceolin,  ricercatrice di fama internazionale, a lungo dirigente della Sezione INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) di Padova, ? stata la prima donna a diventare professore all?Universit? di Padova. Tra i suoi molti allievi  ? viva la memoria delle sua vulcanica personalit? e delle sue originali lezioni. &lt;br&gt;Nata a Legnago (Verona) nel 1924 e laureatasi a Padova nel 1951, Milla Baldo Ceolin  ? stata docente di Fisica Superiore all'ateneo patavino. Una volta andata in pensione, ? divenuta dal 1998  professore emerito presso la stessa Universit?. E? stata dal 1965 al 1968 direttore della Sezione INFN di Padova: anche questo era, ai tempi, un ruolo che difficilmente veniva ricoperto da una donna. Il passare degli anni non le ha impedito di dare il suo contributo alla ricerca scientifica, tanto che nell?ultimo periodo era stata nominata al coordinamento del network europeo che raccoglie gli esperimenti sull?oscillazione del neutrino. Uno di questi esperimenti, lo ricordiamo, ? OPERA, venuto alla ribalta in queste settimane per la misura sulla velocit? dei neutrini. Milla Baldo Ceolin ha compiuto ricerche per oltre mezzo secolo nell?ambito della fisica subnucleare concentrandosi in particolare sull?interazione debole. Ha lavorato, oltre che alle macchine acceleratrici del CERN, agli acceleratori di Berkeley e di Argonne negli Stati Uniti, all'acceleratore dell'ITEP a Mosca ed al reattore dell'ILL di Grenoble, in Francia. Una ricerca dell?Ucla (l?Universit? di Los Angeles) sul ?contributo delle donne alla fisica nel 20 secolo? la seleziona, insieme ad altre 82 scienziate, per i suoi importanti contributi alla ricerca in questo campo(http://cwp.library.ucla.edu/exp.html).&lt;br&gt;&lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 00:00:00 +0100</pubDate>
			<link>http://www.infn.it/news/news.php?id=631</link>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
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			<title><![CDATA[Per la prima volta una donna nella giunta dell?Infn]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=630-1.jpg" title="630-1.jpg">Speranza Falciano e Antonio Zoccoli sono i due nuovi membri della giunta esecutiva dell?Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che ha completato l?assestamento dei suoi vertici. Speranza Falciano, gi? direttore della sezione Infn di Roma 1, ? la prima donna ad essere nominata membro di Giunta.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Speranza Falciano, 57 anni, romana, ha diretto la sezione di Roma 1 dell?Infn (Universit? La Sapienza). E? un fisico sperimentale e ha lavorato al Cern di Ginevra in numerosi esperimenti, attualmente ? membro della collaborazione Atlas per l?LHC.  Falciano ? autrice di circa 300 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Antonio Zoccoli, 50 anni, bolognese, ? ordinario di fisica sperimentale presso l?Universit? di Bologna e ha diretto la sezione bolognese dell?Infn. Attualmente ? Membro della Collaborazione ATLAS presso l'acceleratore LHC del CERN di Ginevra. Zoccoli e? autore di pi? di 200 pubblicazioni scientifiche e tecniche su riviste internazionali, dal 2008 presiede la Fondazione Giuseppe Occhialini.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Infn ? Ufficio stampa&lt;br&gt;Romeo Bassoli, Eleonora Cossi&lt;br&gt;06 6868162&lt;br&gt;eleonora.cossi@presid.infn.it&lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 00:00:00 +0100</pubDate>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
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			<title><![CDATA[NUOVI TEST RAFFORZANO LE MISURE SULLA VELOCITA' DEI NEUTRINI. NON E' ANCORA LA CONFERMA DEFINITIVA]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=629-1.jpg" title="629-1.jpg">Nuovi test realizzati ai Laboratori Nazionali dell'INFN del Gran Sasso dalla Collaborazione OPERA, utilizzando dei particolari fasci di neutrini (molto piu' brevi nel tempo e distanziati) inviati dal CERN, hanno confermato i risultati resi noti a settembre sulla velocita' dei neutrini. I nuovi test sembrano escludere una parte dei potenziali errori sistematici che avrebbero potuto essere addebitati alla misura precedente.&lt;br&gt;&lt;br&gt;''Una misura cosi' delicata che ha profonde implicazioni per la fisica, richiede un eccezionale livello di approfondimento - commenta Fernando Ferroni, presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare - L'esperimento OPERA, grazie al particolare adattamento dei fasci di neutrini del CERN, ha realizzato un test importante per la consistenza dei suoi risultati. Il risultato positivo dei test ci rende piu' fiduciosi sulle misure, anche se la parola decisiva puo' essere detta solo dalla realizzazione di esperimenti analoghi in qualche altra parte del mondo''.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il 17 novembre la Collaborazione OPERA ha sottomesso il paper sulle misure della velocita' dei neutrini alla rivista scientifica JHEP e, contemporaneamente, al sito ArXiv. Quest'ultimo lo mettera' online nelle prime ore di venerdi' 18 novembre.&lt;br&gt;Il paper ? scaricabile dal link&lt;br&gt;http://inspirehep.net/record/928153/files/arXiv:1109.4897.pdf&lt;br&gt; Il periodo passato dal seminario tenuto il 23 settembre scorso al CERN e' stato utilizzato sia per preparare un preprint piu' ''leggibile'' -  incorporandovi  suggerimenti arrivati dalla comunita' scientifica ? sia per verificare ulteriormente i principali argomenti dell'analisi dei dati, sia per condurre nuovi test con i particolari fasci di neutrini dal CERN.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Questi fasci sono caratterizzati da una migliore definizione del ''tempo di estrazione'' dei protoni. I ''pacchetti'' di neutrini, cioe', sono lunghi solo 3 nanosecondi e spaziati gli uni dagli altri di 524 nanosecondi. Molto piu' stretti e separati rispetto a quelli della misura annunciata a settembre: in quel caso i fasci duravano 10.500 nanosecondi e erano distanziati da 50 milioni di nanosecondi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Questi nuovi test hanno permesso di prendere una misura piu' accurata della velocita' dei neutrini utilizzando peraltro una minore intensita' dei fasci. In questa fase OPERA ha collezionato 20 eventi analizzati individualmente: altri potranno essere registrati nei test previsti per il 2012.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Questo traguardo e' stato reso possibile da una stretta collaborazione con il team del CERN che lavora sugli acceleratori. La Collaborazione OPERA continuera' a prendere dati nel corso del 2012 anche utilizzando al CERN un nuovo rivelatore di muoni collocato dietro l'assorbitore di adroni che consentira' di realizzare ulteriori studi indipendenti.]]></description>
			<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 00:00:00 +0100</pubDate>
			<link>http://www.infn.it/news/news.php?id=629</link>
		</item>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
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			<title><![CDATA[Lancio dei primi due satelliti di Galileo]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=628-1.jpg" title="628-1.jpg">Galileo, la costellazione europea di navigazione satellitare, e' un programma di bandiera dell'Unione Europea. Il lancio dei primi due satelliti Galileo In-Orbit Validation (IOV) il 21 ottobre 2011 (http://www.esa.int/SPECIALS/Galileo_IOV/) ha segnato formalmente la nascita della costellazione.  Il lancio rimarra' nella storia anche come il primo in cui il lanciatore Russo Soyuz e' partito da una base fuori della Russia. Altri due satelliti Galileo IOV saranno lanciati nel 2012. Assieme ai due satelliti sperimentali GIOVE (Galileo In-Orbit Validation Elements) gia' in orbita, i satelliti IOV costituiranno il primo nucleo operativo della costellazione completa di 30 satelliti. Sviluppato in collaborazione tra la European Space Agency (ESA) e la Commissione Europea, Galileo fornira' un posizionamento di alta precisione e servizi di navigazione e sincronizzazione temporale per utenti di tutto il mondo, come servizio civile con copertura continua. Ogni satellite combina il miglior orologio atomico mai mandato in orbita per la navigazione ? dotato di un?accuratezza di un secondo su tre milioni di anni ? con un potente sistema di trasmissione dei dati di navigazione. I satelliti IOV convalideranno il progetto dell?intero sistema prima del completamento e del lancio del resto della costellazione.&lt;br&gt;I satelliti GIOVE e IOV di Galileo hanno a bordo matrici di retroriflettori laser necessarie per la calibrazione assoluta della posizione dei satelliti con precisione centimetrica, grazie alla misura del tempo di volo di impulsi laser corti ''sparati'' dalle stazioni dello International Laser Ranging Service (http://ilrs.gsfc.nasa.gov/). Questo inseguimento laser dei satelliti (satellite laser ranging, in inglese) fornira' a Galileo un posizionamento accurato e assoluto, cioe' relativo al sistema di riferimento internazionale terrestre (http://www.iers.org/IERS/EN/DataProducts/ITRS/itrs.html). Quest?ultimo ? una terna di assi cartesiani co-rotante col nostro pianeta, la cui origine (centro di massa della Terra o geocentro) e la cui unit? di misura (metro orbitale) sono definiti con un contributo predominante dell?inseguimento laser, assieme ad altre tecniche geodetiche (inclusa la very long baseline interferometry e la stessa navigazione satellitare).&lt;br&gt;&lt;br&gt;I Laboratori Nazionali di Frascati (LNF) dell?Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) hanno compiuto la caratterizzazione spaziale delle prestazioni dei retroriflettori laser usati su due dei 24 satelliti dell?attuale costellazione GPS americana e sui due satelliti europei GIOVE, in collaborazione con la NASA e l?Universit? del Maryland (College Park, MD, USA). In collaborazione con l?ESA e l?Agenzia Spaziale Italiana (ASI), i LNF hanno iniziato nel 2010 a lavorare alla caratterizzazione di prototipi di retroriflettori laser impiegati sui satelliti Galileo IOV. I test di laboratorio sono stati effettuati presso un apparato sperimentale dedicato dei LNF, costruito principalmente per Galileo e altre costellazioni satellitari, denominato SCF (dal suo acronimo inglese Satellite/lunar laser ranging Characterization Facility). Questo lavoro e' inserito nell?ambito delle attivita' della Commissione Scientifica Nazionale di Gruppo 5 (CSN5) e del progetto ASI-INFN di sviluppo tecnologico, ETRUSCO-2.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Factsheet di Galileo e brochure dei satelliti IOV a cura dell?ESA possono essere consultati agli indirizzi web:&lt;br&gt;?	http://download.esa.int/docs/Galileo_IOV_Launch/Galileo_factsheet_20110801.pdf.&lt;br&gt;?	http://download.esa.int/docs/Galileo_IOV_Launch/BR-297_Galileo_web.pdf.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Lo 'SCF-Test' e i risultati derivati sono di propriet? intellettuale dell?INFN riconosciuta da NASA, ESA e ASI, come riportato in:&lt;br&gt;?	Advances in Space Research 47 (2011) 822?842.&lt;br&gt;?	3rd Int. Colloquium - Galileo Science (2011), http://www.congrex.nl/11a12/ &lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 00:00:00 +0200</pubDate>
			<link>http://www.infn.it/news/news.php?id=628</link>
		</item>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
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			<title><![CDATA[Antonio Masiero eletto nuovo membro della giunta INFN]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=627-1.jpg" title="627-1.jpg">Oggi il Comitato direttivo dell?INFN ha eletto il professor Antonio Masiero nuovo membro della Giunta direttiva.&lt;br&gt;Antonio Masiero ? nato a Vicenza nel 1955, sposato con due figli, dal 2001 ? professore ordinario di fisica all'Universit? di Padova e dal 2006 direttore della Sezione di Padova dell'INFN. Laureato all'Universit? di Padova nel 1978 (con una tesi sull'unificazione delle interazioni fondamentali), ha trascorso otto anni di attivita' di ricerca all'estero (postdoc all'Universit? di Ginevra, al CERN e al Max Planck Institut di Monaco, assistant professor alla New York University) nel periodo 1979 - 1987. Antonio Masiero comincia la carriera di ricercatore all?INFN nel 1982 presso la Sezione di Padova divenendo poi primo ricercatore sempre nella stessa Sezione nel 1987. E? professore universitario dal 1994, prima in qualit? di straordinario all'Universita' di Perugia, poi quale ordinario alla SISSA di Trieste e quindi all'Universit? di Padova. Il suo campo di ricerca si estende dalla fisica delle particelle alla fisica astroparticellare, con particolare attenzione a segnali di nuova fisica oltre il Modello Standard particellare. Masiero ? autore di circa 200 pubblicazioni scientifiche e relatore su invito ad un centinaio di congressi internazionali.&lt;br&gt;&lt;br&gt;INFN - Ufficio Comunicazione&lt;br&gt;Piazza dei Caprettari 70&lt;br&gt;00186 Roma&lt;br&gt;tel: 06 6868162&lt;br&gt;fax: 06 68307944&lt;br&gt;eleonora.cossi@presid.infn.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 00:00:00 +0200</pubDate>
			<link>http://www.infn.it/news/news.php?id=627</link>
		</item>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
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			<title><![CDATA[Si insedia il nuovo presidente dell?INFN ]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=626-1.jpg" title="626-1.jpg">Da oggi, con un decreto ministeriale, il professor Fernando Ferroni ? il nuovo presidente dell?Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Succede al professor Roberto Petronzio, che per sette anni (due mandati e un periodo di ?congelamento? in concomitanza con la riforma degli statuti degli Enti di Ricerca) ha retto le sorti dell?Istituto.&lt;br&gt;Fernando Ferroni ? nato a Roma nel 1952 ? ordinario presso l?Universit? la Sapienza di Roma dal 2000. Laureato in Fisica alla Sapienza nel 1975 si ? da sempre occupato di aspetti sperimentali della fisica delle particelle elementari. Ha lavorato al CERN di Ginevra, dapprima in esperimenti sui neutrini fino agli anni ?80 e poi all?esperimento L3 al LEP (l?acceleratore che ha preceduto LHC nel tunnel di Ginevra). Nei primi anni ?90 ha iniziato la sua collaborazione con l?esperimento BaBar alla macchina PEP2 di SLAC (Stanford, USA) per lo studio della violazione di CP nei decadimenti del quark ?beauty?. Lavora attualmente ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso nell'esperimento CUORE per la ricerca del decadimento doppio beta senza emissione di neutrini e in un progetto innovativo nello stesso campo finanziato da un grant dello European Research Council. E? autore di oltre settecento articoli su riviste scientifiche e ha partecipato a numerosi comitati internazionali nell?ambito della Fisica delle Alte Energie.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ufficio comunicazione Infn&lt;br&gt;Eleonora Cossi&lt;br&gt;Piazza dei Caprettari 70&lt;br&gt;00186 Roma&lt;br&gt;tel: 06 6868162&lt;br&gt;fax: 06 68307944&lt;br&gt;eleonora.cossi@presid.infn.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 00:00:00 +0200</pubDate>
			<link>http://www.infn.it/news/news.php?id=626</link>
		</item>
		<item>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
			<guid><![CDATA[http://www.infn.it/news/news.php?id=625]]></guid>
			<title><![CDATA[Borexino vede il motore delle stelle]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=625-1.jpg" title="625-1.jpg">Ottenuta per la prima volta dall?esperimento Borexino ai Laboratori del Gran Sasso dell?INFN la prova sperimentale dell?esistenza delle principali reazioni nucleari, che alimentano e tengono in vita le stelle.&lt;br&gt;&lt;br&gt;	Arriva dallo studio dei neutrini solari la prova sperimentale di come funziona il motore delle stelle. L?ha ottenuta l?esperimento Borexino ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell?Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, studiando i neutrini di bassissima energia prodotti dalle fusioni nucleari nel cuore delle stelle. &lt;br&gt;	Secondo i modelli astrofisici attuali nel Sole e nelle stelle di dimensioni simili, la reazione nucleare dominante (nota come pp) ? la fusione di due nuclei di idrogeno, che forma un nucleo di deuterio (protone e neutrone) ed ? capace di innalzare la temperatura all?interno delle stelle fino a dieci milioni di gradi. &lt;br&gt;	Nelle stelle di dimensioni maggiori (almeno una volta e mezza la massa solare) la reazione pp non produce invece abbastanza energia per contrastare la forza gravitazionale della materia stellare, che farebbe implodere la stella su se stessa. A evitare il collasso ? un altro ciclo di fusione nucleare che coinvolge i nuclei di Carbonio, Azoto e Ossigeno e innalza la temperatura interna di queste stelle oltre i 18 milioni di gradi. Questo ciclo si chiama CNO e se non esistesse dovremmo immaginarci un Universo molto pi? buio e illuminato solo da piccole e rare stelle.&lt;br&gt;Queste reazioni nucleari, ipotizzate gi? da lungo tempo, fino ad oggi non erano per? mai state osservate in maniera diretta. &lt;br&gt; Nei giorni scorsi la collaborazione Borexino ha annunciato di avere raggiunto la prova sperimentale dell?esistenza delle reazioni ?pp? (attraverso la misura di una reazione figlia) e un limite molto stringente sull?esistenza della CNO, con misure in accordo con le previsioni del Modello Solare.&lt;br&gt;Come ? stato possibile? &lt;br&gt;          La fusione nucleare nelle stelle produce una grande quantit? di neutrini a bassissima energia che in parte raggiungono la Terra. Questi neutrini sono anche pi? difficili da rivelare e osservare di quelli di energia pi? elevata e Borexino, posto nelle caverne sotterranee dei Laboratori del Gran Sasso, ? oggi l?unico esperimento al mondo in grado di misurarli in tempo reale. La copertura della roccia del Gran Sasso (circa 1400 m sotto la montagna) infatti assorbe i raggi cosmici, mentre le tecnologie sviluppate dall?esperimento permettono di sopprimere le tracce di radioattivit? a livelli mai ottenuti fino ad oggi. E? possibile cos? schermare l?esperimento e far emergere i deboli segnali prodotti dai rarissimi urti dei neutrini con la grande massa di materiale del rivelatore. &lt;br&gt;Grazie alle sue caratteristiche uniche il rivelatore Borexino aveva gi? ottenuto in passato la prova sperimentale dell?esistenza di reazioni minori che avvengono nel Sole e la prima reale evidenza dei neutrini provenienti dall?interno della Terra.&lt;br&gt;La collaborazione Borexino ? una collaborazione internazionale fra tre gruppi dell?INFN, tre Universit? statunitensi, e altri gruppi tedeschi, russi, francesi, polacchi. I gruppi dell? INFN, insieme a quello di Princeton, hanno un ruolo predominante. Il coordinatore (?spokesman?) della collaborazione ? il Prof. Gianpaolo Bellini dell?Universit? di Milano e dell?Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Contatti&lt;br&gt;Referenti scientifici:&lt;br&gt;Gianpaolo Bellini ? Infn Milano&lt;br&gt;Tel 02 50317370; &lt;br&gt;Mob. +393487380622 &lt;br&gt;Gianpaolo.Bellini@mi.infn.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;INFN - Ufficio Stampa&lt;br&gt;tel: 06 6868162&lt;br&gt;Romeo Bassoli&lt;br&gt;romeo.bassoli@presid.infn.it&lt;br&gt;+393286666766&lt;br&gt;Vincenzo Napolano&lt;br&gt;vincenzo.napolano@presid.infn.it&lt;br&gt;+393472994985&lt;br&gt;&lt;br&gt;LNGS ?Responsabile Comunicazione&lt;br&gt;Roberta Antolini&lt;br&gt;Tel. 0862 437216&lt;br&gt;roberta.antolini@lngs.infn.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Per saperne di pi?:&lt;br&gt;&lt;br&gt;Come ? fatto Borexino&lt;br&gt;&lt;br&gt;L?esperimento, a cui lavorano circa 100 persone tra fisici, ingegneri e tecnici, ha avuto come maggiore finanziatore l?INFN con importanti contributi da Stati Uniti, Germania, Francia e Russia.&lt;br&gt;All?esperimento prendono parte le sezioni INFN e le Universit? di Milano, Genova, Perugia, i Laboratori del Gran Sasso, la Technische Universitat di Monaco, il Max Planck Institut di Heidelberg, l?APC francese, la Jagellonian University di Cracovia, il JINR di Dubna e il Kurchatov Institute di Mosca e infine gli statunitensi della Princeton University e del Virginia Polytechnical Institute.&lt;br&gt;Borexino continuer? la sua presa dati per almeno 10 anni, la durata di un ciclo della vita solare.&lt;br&gt;L?esperimento visto dall?esterno appare come una cupola di sedici metri di diametro al cui interno si trova una sorta di ?matrioska?, una di quelle bambole russe che entrano l?una nell?altra. Dentro la cupola vi ? una massa di 2.100 tonnellate di acqua che serve come primo schermo per le emissioni radioattive delle rocce e dell?ambiente, e come rivelatore per i pochissimi residui di raggi cosmici che attraversano le migliaia di metri di roccia sotto le quali si trova il Laboratorio.&lt;br&gt;All? interno del volume dell? acqua si trova una sfera di acciaio che contiene, nella parte interna 2.200 fotomoltiplicatori, cio? apparati che possono registrare la presenza di lampi di luce provocati dai neutrini. Questa sfera contiene mille tonnellate di pseudocumene, un idrocarburo, utilizzato per schermare la parte sensibile dell? esperimento.&lt;br&gt;Infine, il cuore ultimo di Borexino contiene, dentro una sfera di nylon 300 tonnellate di liquido scintillante. L?acqua e l?idrocarburo di schermo nonch? lo scintillatore posseggono una radiopurezza mai ottenuta finora a livelli cos? bassi.&lt;br&gt;Il funzionamento assomiglia a quello di un vecchio flipper: quando i neutrini si scontrano con gli elettroni dello scintillatore trasferiscono loro parte dell?energia incidente, provocando un lampo luminoso nel liquido. Questi lampi vengono visti dai fotomoltiplicatori grazie alla trasparenza delle sfere interne. L?apparato consente di misurare l?energia e la posizione degli urti provocati dai neutrini incidenti.&lt;br&gt;&lt;br&gt;L?apparato CTF per la misura della radioattivit?&lt;br&gt;&lt;br&gt;Per essere sicuri di non essere disturbati nelle osservazioni di particelle cos? sfuggenti come i deboli neutrini sotto 1 MeV di energia, i ricercatori hanno dovuto assicurarsi che la radioattivit? naturale dei materiali impiegati per la costruzione del rivelatore fosse ridotta fino a livelli ?innaturali?. Cio? una radioattivit? molto pi? bassa di quella normalmente esistente in natura.&lt;br&gt;I ricercatori hanno sviluppato nuove tecnologie con una ricerca di pi? di 8 anni per garantirsi queste prestazioni. Cos? hanno selezionato i materiali pi? rispondenti a queste caratteristiche, quindi hanno purificato i liquidi e i gas dai residui radioattivi. I risultati raggiunti sono straordinari: si ? arrivati ad avere per ogni grammo di sostanza utilizzata una presenza radioattiva pari a 0,000000000000000001 cio? zero virgola 17 volte zero. L?azoto utilizzato nell?esperimento ha un?emissione radioattiva di circa 1 miliardo di volte inferiore rispetto all?azoto reperibile in natura.&lt;br&gt;Per misurare conteggi cos? estremamente bassi, ? stato costruito un apparato di test chiamato CTF (Counting Test Facility) contenente mille tonnellate di acqua purissima pi? cinque tonnellate di liquido rivelatore. &lt;br&gt;Al mondo non esiste nessun altro rivelatore di queste dimensioni con un?analoga sensibilit? nella misura della radioattivit?. Aver raggiunto questa purezza e poterla misurare ? un successo tecnologico che potr? essere adottato dalle industrie che richiedono sostanze particolarmente pure, come quella farmaceutica o dei materiali.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 00:00:00 +0200</pubDate>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
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			<title><![CDATA[Intitolato a Nicola Cabibbo il laboratorio internazionale della SuperB]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=624-1.jpg" title="624-1.jpg">E' stato siglato oggi l'atto di nascita del Laboratorio Nicola Cabibbo. Si chiamera' cosi' il nuovo centro internazionale di fisica fondamentale e applicata promosso dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dall'Universita' di Roma Tor Vergata, che hanno formalizzato la costituzione del consorzio per la realizzazione dell'acceleratore SuperB. Si tratta di uno dei piu' rilevanti tra i 14 progetti bandiera del Piano di Ricerca Nazionale del MIUR ed e' stato approvato dal documento di programmazione economica del CIPE con un finanziamento di 250 milioni di euro. 'I progetti bandiera - ha commentato il presidente dell'Infn Roberto Petronzio - rappresentano una scelta innovativa della politica di finanziamenti pubblici alla ricerca, in linea con analoghe strategie di altri paesi europei per la costituzione di un parco europeo di infrastrutture scientifiche.'&lt;br&gt;&lt;br&gt;E' la partenza dai blocchi per il progetto SuperB, che punta a completare entro 6 anni nel campus dell'Universita' di Roma Tor Vergata la costruzione di un grande acceleratore, che diverra' un' infrastruttura internazionale per la ricerca fondamentale e applicata e lo sviluppo di innovazioni tecnologiche.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Verranno annunciate nei prossimi giorni le nomine degli organi direttivi del Consorzio, che si avvarra' di un consiglio tecnico scientifico, composto da cinque esperti di 4 differenti paesi. L'iniziativa potrebbe aprirsi gia' nei prossimi mesi all'adesione dell'Istituto Italiano di Tecnologia, che  ha partecipato alla fase di gestazione del progetto, oltre che dei numerosi laboratori e istituzioni di ricerca di altri paesi, che hanno mostrato il loro interesse per SuperB. Memorandum d'intesa in questo senso sono stati gia' firmati da parte di Francia, Stati Uniti, Federazione Russa e Canada.&lt;br&gt;&lt;br&gt;'La data di oggi segna la partenza di una sfida ardua, ma senza dubbio meritevole di essere condotta ?ha aggiunto Petronzio ? e il sostegno del governo italiano e' stato e sara' fondamentale per raggiungere nei tempi adeguati gli obiettivi ambiziosi che ci siamo posti. Il successo del progetto SuperB potra' rilanciare il primato italiano nell'ambito della ricerca e dell'innovazione tecnologica. Investire in momenti di crisi e' un privilegio e una responsabilita'. Contiamo di sviluppare il progetto in modo da rispondere alla fiducia che ci e' stata data e da moltiplicare le risorse che verranno investite.'&lt;br&gt;&lt;br&gt;'La costituzione del consorzio tra l'istituto Nazionale di Fisica Nucleare e l'Universita' di Roma  Tor Vergata ? ha commentato il Rettore dell'Ateneo romano, prof. Renato Lauro - rappresenta il coronamento di un percorso comune che consentira' la realizzazione nel nostro Campus di una grande struttura di ricerca  nella quale opereranno ricercatori italiani e stranieri. Questa iniziativa e' certamente un fiore  all'occhiello per il nostro Paese, consente un'ulteriore crescita  per la qualificazione scientifica dell'ateneo Tor Vergata a livello internazionale, rappresenta una opportunita' per il rilancio dell'Italia nel campo dell'innovazione tecnologica'.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il grande anello acceleratore della SuperB, in cui si scontreranno elettroni e positroni, occupera' un'area di circa 30 ettari del campus dell'Universita' di Roma Tor Vergata e sara' ben collegato con i vicini Laboratori Nazionali di Frascati dell'INFN. L'obiettivo dei fisici e' quello di gettare luce su alcune delle grandi questioni della fisica contemporanea. Ad esempio sui meccanismi che hanno prodotto la scomparsa dell'antimateria poco dopo il Big Bang, ai primordi della storia del nostro Universo o sulle forze che tengono uniti i componenti fondamentali della materia.  Il programma di ricerca di SuperB e' complementare a quello della grande macchina del CERN LHC, poiche' i due acceleratori si affacciano verso due diverse frontiere della fisica sperimentale delle alte energie: intensita' ed energia. SuperB puntera' ad aumentare  l'intensita' delle collisioni dei fasci di particelle e quindi la produzione di  fenomeni fisici estremamente rari e non ancora esplorati. LHC invece ha aumentato in modo straordinario l'energia a cui avvengono le collisioni, indagando la nuova  fisica prodotta in questo modo.  Il balzo in avanti della luminosita' (ovvero del numero di collisioni prodotte) di SuperB si basa su idee sviluppate in Italia e sperimentate dalla divisione acceleratori dei Laboratori Nazionali di Frascati dell'INFN, con la macchina Dafne.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La stessa infrastruttura pero' fornira' nuove tecnologie e avanzati strumenti di sperimentazione alle ricerche di fisica della materia, biologia, nanotecnologie e biomedicina. SuperB  offrira' infatti da subito a un'ampia comunita' scientifica interdisciplinare, italiana e internazionale la possibilita' di utilizzare le linee di luce innestate lungo il percorso della macchina. In diverse di queste facilities  verra' raccolta e indirizzata  la cosiddetta 'luce di sincrotrone' derivante dagli elettroni nella loro corsa nell'acceleratore. Fasci di luce con caratteristiche uniche per coerenza e collimazione consentiranno di  visualizzare strutture biologiche o inorganiche a una risoluzione mai raggiunta e di scattare delle 'microistantanee' dei processi biochimici in atto. Potranno essere utilizzati nella costruzione di nano strutture o di componenti elettronici. Saranno utili per la sintesi di nuovi farmaci o materiali innovativi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Contatti:&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;Romeo Bassoli&lt;br&gt;&lt;br&gt;Vincenzo Napolano&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ufficio stampa INFN&lt;br&gt;&lt;br&gt;Tel 066868162&lt;br&gt;&lt;br&gt;Cell 328 6666766&lt;br&gt;&lt;br&gt;Cell 3472994985&lt;br&gt;&lt;br&gt;romeo.bassoli@presid.infn.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;vincenzo.napolano@presid.infn.it&lt;br&gt;&lt;br&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;Sandro Lomonaco&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ufficio Stampa Universita' Roma Tor Vergata&lt;br&gt;&lt;br&gt;0672592709 ? 3292608083&lt;br&gt;&lt;br&gt;ufficio.stampa@uniroma2.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 00:00:00 +0200</pubDate>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
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			<title><![CDATA[Designato il nuovo presidente]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=623-1.jpg" title="623-1.jpg">Oggi il Consiglio Direttivo dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha designato il professor Fernando Ferroni  come nuovo presidente dell'ente in attuazione delle norme del nuovo statuto.&lt;br&gt;Il nome e' stato trasmesso al Ministro dell'Istruzione, dell?Universit? e della Ricerca per la procedura di nomina.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Biografia&lt;br&gt;FERNANDO FERRONI&lt;br&gt;Nato a Roma nel 1952 e' ordinario presso l'Universita' la Sapienza di Roma dal 2000. Laureato in Fisica alla Sapienza nel 1975 si e' da sempre occupato di aspetti sperimentali della fisica delle particelle elementari. Ha lavorato al CERN di Ginevra, dapprima in esperimenti sui neutrini fino agli anni '80 e poi all'esperimento L3 al LEP (l'acceleratore che ha preceduto LHC nel tunnel di Ginevra). Nei primi anni '90 ha iniziato la sua collaborazione con l'esperimento BaBar alla macchina PEP2 di SLAC (Stanford, USA) per lo studio della violazione di CP nei decadimenti del quark ''beauty''. Lavora attualmente ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso nell'esperimento CUORE per la ricerca del decadimento doppio beta senza emissione di neutrini e in un progetto innovativo nello stesso campo finanziato da un grant dello European Research Council. E' autore di alcune centinaia di articoli su riviste scientifiche e ha partecipato a numerosi comitati internazionali nell?ambito della Fisica delle Alte Energie.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Contatti&lt;br&gt;INFN - Ufficio Comunicazione&lt;br&gt;Piazza dei Caprettari 70&lt;br&gt;00186 Roma&lt;br&gt;tel: 06 6868162&lt;br&gt;fax: 06 68307944&lt;br&gt;comunicazione@presid.infn.it&lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 00:00:00 +0200</pubDate>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
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			<title><![CDATA[la Supersimmetria e' un po' piu' lontana]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=622-1.jpg" title="622-1.jpg">L'esperimento MEG, con una misura di straordinaria precisione, riduce la probabilita' che esista uno dei processi fisici piu' importanti e ricercati per affermare la validita' delle teorie supersimmetriche.&lt;br&gt;I fisici delle particelle forse dovranno rassegnarsi a vedere sfumare i loro sogni supersimmetrici. Se non per sempre, almeno per un bel po'. E' il messaggio che arriva dai  risultati in corso di pubblicazione sulla rivista Physical Review Letters e annunciati oggi dall'esperimento MEG, uno dei principali esperimenti di fisica delle particelle del Paul Scherrer Institute (PSI) in Svizzera.&lt;br&gt;L'obiettivo dell'esperimento e' la ricerca di un segnale a lungo cercato (a cominciare dalle ricerche di Bruno Pontecorvo circa sessanta anni fa)  dai fisici di tutto il mondo e decisivo per dimostrare che la Supersimmetria esiste davvero: il decadimento del muone in positrone piu' fotone, nel gergo dei fisici decadimento 'muegamma'. I dati raccolti da MEG negli ultimi due anni escludono pero' l'esistenza di questo processo fino a una minima soglia di probabilita', ovvero che meno di un muone su cinquecento miliardi possa decadere in un elettrone positivo (positrone) e fotone. Si tratta del vincolo piu' stringente finora ottenuto sulla possibile esistenza di questo processo.&lt;br&gt;La ricerca di MEG e' in qualche modo complementare a quella in corso al Cern di Ginevra, dove negli scorsi mesi LHC, esplorando regione di energia finora inaccessibili, non ha trovato traccia degli attesi fenomeni supersimmetrici. MEG lavora ad energie decisamente piu' basse, in un regime pero' di alta intensita' e precisione. Il rivelatore dell'esperimento registra 30 milioni di decadimenti al secondo, e continuera' la sua presa dati per raggiungere la soglia di sensibilita' prevista dal progetto alla fine del 2013.&lt;br&gt;?In realta' ? spiega Alessandro Baldini dell'INFN di Pisa e coordinatore della collaborazione internazionale ? non esiste un'unica teoria supersimmetrica ma diversi modelli possibili, in cui le grandezze fisiche che stiamo cercando hanno valori differenti.  &lt;br&gt;I risultati prodotti negli ultimi mesi da LHC insieme a quelli annunciati da MEG riducono notevolmente lo spazio dei parametri per le teorie supersimmetriche, ma naturalmente ancora non le escludono completamente. Lo sforzo di un esperimento sofisticato, di altissima precisione e con prestazioni eccellenti, come MEG, dara' nei prossimi anni un contributo decisivo a chiarire la complicata partita della Supersimmetria.'&lt;br&gt;La teoria supersimmetrica (o SUSY da SUper SYmmetry) sviluppata a partire dall'inizio degli anni '70 e' un tentativo di dare un assetto unificato e per cos? dire piu' 'ordinato' al cosiddetto Modello Standard delle particelle elementari, risolvendo anche alcuni delle questioni insolute nelle teorie attuali.&lt;br&gt;In particolare SUSY ipotizza l'esistenza di una simmetria tra le due principali classi di particelle elementari conosciute: bosoni e fermioni. E' attraverso i bosoni che si esprimono le forze fondamentali della Natura, mentre i fermioni costituiscono i mattoni ultimi e fondamentali della materia. Le teorie supersimmetriche affermano che per ogni particella-forza (bosone) esiste in natura una corrispondente particella materia (fermione) e viceversa e predicono quindi l'esistenza di molte nuove particelle e fenomeni, che fino ad oggi pero' nessuno ha mai osservato. E i fisici teorici, per quanto innamorati di una teoria 'cos? semplice ed elegante da dover essere vera', cominciano a temere di dovervi rinunciare.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Contatti&lt;br&gt;Referenti scientifici:&lt;br&gt;Alessandro Baldini ? Infn Pisa&lt;br&gt;Tel 050 2214303; &lt;br&gt;Mob. +393395344968&lt;br&gt;Alessandro.Baldini@pi.infn.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;INFN - Ufficio Stampa&lt;br&gt;Romeo Bassoli&lt;br&gt;Vincenzo Napolano&lt;br&gt;tel: 06 6868162&lt;br&gt;Mob. +393472994985&lt;br&gt;romeo.bassoli@presid.infn.it&lt;br&gt;vincenzo.napolano@presid.infn.it&lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 00:00:00 +0200</pubDate>
			<link>http://www.infn.it/news/news.php?id=622</link>
		</item>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
			<guid><![CDATA[http://www.infn.it/news/news.php?id=621]]></guid>
			<title><![CDATA[ L?esperimento OPERA riporta anomalie nel tempo di volo dei neutrini in viaggio dal CERN ai Laboratori INFN del Gran Sasso.]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=621-1.jpg" title="621-1.jpg">L'esperimento OPERA, che osserva il fascio di neutrini CNGS che va dal CERN ai Laboratori INFN del Gran Sasso a 730 km di distanza presentera? nuovi risultati in un seminario che si terra? al CERN questo pomeriggio alle ore 16.00. Il seminario sara? trasmesso all?indirizzo http://webcast.cern.ch. I giornalisti che desiderano fare domande possono farlo via twitter a @ CERN o contattando l?ufficio stampa del CERN e dell?INFN.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il risultato di OPERA e? basato sull'osservazione di oltre 15000 eventi registrati dal rivelatore dei Laboratori dell?INFN e sembra indicare che i neutrini viaggino a una velocita? di 20 parti per milione al di sopra della velocita? della luce, il limite della velocita? nel cosmo. Tenendo conto delle straordinarie conseguenze di questi dati, si rendono necessarie misure indipendenti prima di poter respingere o accettare con certezza questo risultato. Per questo motivo la collaborazione OPERA ha deciso di sottoporre i risultati a un esame pi? ampio nella comunita?. Lo studio della collaborazione e? disponibile in forma di preprint su arxiv.org (http://arxiv.org/list/hep-ex/new)&lt;br&gt;&lt;br&gt;-Questo risultato e? una completa sorpresa-, ha detto il portavoce di OPERA, il fisico italiano Antonio Ereditato dell?Universita? di Berna. -Dopo molti mesi di studi e di controlli incrociati, non abbiamo trovato nessun effetto dovuto alla strumentazione in grado di spiegare il risultato della misura. Continueremo i nostri studi e attendiamo misure indipendenti per valutare pienamente la natura di queste osservazioni-.&lt;br&gt;&lt;br&gt;-Quando un esperimento si imbatte in un risultato apparentemente incredibile e non riesce a individuare un errore sistematico che abbia prodotto quella misura la procedura standard e? sottoporlo a una pi? ampia indagine. Esattamente ci? che sta facendo la collaborazione OPERA: e? una corretta pratica scientifica -, ha commentato Il direttore di ricerca del CERN Sergio Bertolucci. -Se questa misura fosse confermata potrebbe cambiare la nostra visione della fisica ma dobbiamo essere sicuri che non esistano altre, pi? banali, spiegazioni. Cio? richiedera? misure indipendenti-.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Per compiere questo studio, OPERA ha collaborato con esperti nel campo della metrologia del CERN e altre istituzioni per eseguire una serie di misurazioni di alta precisione della distanza tra la sorgente e il rivelatore, e del tempo di volo dei neutrini. &lt;br&gt;La distanza tra l'origine del fascio di neutrini e OPERA e? stata misurata con un'incertezza di 20 cm su un percorso di 730 km. Il tempo di volo dei neutrini e? stato determinato con una precisione di meno di 10 nanosecondi, utilizzando sofisticati strumenti come sistemi GPS avanzati e orologi atomici. Il tempo di risposta di tutti gli elementi della linea di fascio CNGS e del rivelatore OPERA sono stati misurati con grande precisione.&lt;br&gt;&lt;br&gt;- Abbiamo sincronizzato la misura dei tempi tra il CERN e il Gran Sasso con un'accuratezza al nanosecondo e abbiamo misurato la distanza tra i due siti con una precisione di 20 centimetri-, ha detto Dario Autiero il ricercatore del CNRS che terra? il seminario questo pomeriggio. Nonostante che le nostre misure abbiano una bassa incertezza sistematica e un'elevata accuratezza statistica, e che la fiducia riposta nei nostri risultati sia alta, siamo in attesa di confrontarli con quelli provenienti da altri esperimenti-&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;-Il potenziale impatto sulla scienza e? troppo grande per trarre conclusioni immediate o tentare interpretazioni. La mia prima reazione e? che il neutrino ci sorprende ancora una volta con i suoi misteri - ha aggiunto Ereditato - Il seminario di oggi ha lo scopo di sottoporre a esame i risultati da parte della pi? ampia comunita? della fisica delle particelle-.&lt;br&gt;L?esperimento OPERA riporta anomalie nel tempo di volo dei neutrini in viaggio dal CERN ai Laboratori INFN del Gran Sasso.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;L'esperimento OPERA e? stato inaugurato nel 2006, con l'obiettivo principale di studiare la trasformazione rara (oscillazione) dei neutrini muonici in neutrini tau. Il primo di questi eventi e? stato osservato nel 2010, dimostrando la capacita? unica di questo esperimento nella rilevazione del segnale sfuggente dei neutrini tau.&lt;br&gt;&lt;br&gt;OPERA e? stato ideato ed e? condotto da un team di ricercatori provenienti da Belgio, Croazia, Francia, Germania, Israele, Italia, Giappone, Corea, Russia, Svizzera e Turchia. L'esperimento costituisce una complessa impresa scientifica realizzata grazie alla maestria di un gran numero di scienziati, ingegneri, tecnici e studenti, e con il forte impegno dei vari attori del progetto. In particolare si segnalano i LNGS / INFN, i laboratori del CERN, e il sostegno finanziario di Italia e Giappone con il contributo sostanziale di Belgio, Francia, Germania e Svizzera.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;CONTATTI&lt;br&gt;Antonio Ereditato, spokesperson OPERA: 0041 764878910 &lt;br&gt;&lt;br&gt;Ufficio stampa INFN&lt;br&gt;Tel 06 6868162 ? 06 98017987&lt;br&gt;comunicazione@presid.infn.it&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 00:00:00 +0200</pubDate>
			<link>http://www.infn.it/news/news.php?id=621</link>
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			<author><![CDATA[Comunicazione@Presid.infn.it (Ufficio Comunicazione INFN)]]></author>
			<category><![CDATA[comunicato]]></category>
			<guid><![CDATA[http://www.infn.it/news/news.php?id=620]]></guid>
			<title><![CDATA[ Diagnosi precoce del tumore polmonare grazie alla fisica delle particelle]]></title>
			<description><![CDATA[<img hspace="10" align="left" width="200" src="http://www.infn.it/comunicati/img/getImg.php?filename=620-1.jpg" title="620-1.jpg">Un gruppo di ricercatori dell?INFN ha messo a punto uno strumento informatico che, adattando tecniche di analisi dei dati utilizzate per interpretare le collisioni di particelle dentro gli acceleratori, ? in grado di aiutare i radiologi a individuare noduli sospetti a carico del parenchima polmonare.&lt;br&gt;Questo strumento, applicato alle immagini digitali dei pazienti (TC, Tomografia Computerizzata), potrebbe essere utilizzato come supporto per lo screening dei tumori polmonari, ancora oggi una delle pi? letali forme di neoplasia.&lt;br&gt;Lo strumento, chiamato M5L, ? un software basato su questa premessa: la ricerca dei noduli polmonari nelle TC del torace ? un compito complesso che necessita di lunghi tempi di analisi. Si tratta in genere di esaminare centinaia di ?fette? del corpo acquisite dalla TC, in cui sono presenti strutture complesse (vasi e bronchi) che rendono difficoltosa l?individuazione dei noduli. Serve quindi un software in grado di identificare le strutture presenti nel volume polmonare, distinguendo in particolare i noduli da vasi e bronchi e segnalandoli al medico.&lt;br&gt;I software di grande precisione creati per distinguere i pochi dati interessanti in mezzo ai milioni di eventi che si generano ogni frazione di secondo in un acceleratore di particelle sono parsi, ad un gruppo di ricercatori dell?INFN delle sezioni di Bari, Genova, Lecce, Napoli, Pisa e Torino, un buon punto di partenza per arrivare a leggere le lesioni polmonari. Non a caso la scuola italiana INFN di esperti nelle macchine per l?accelerazione e la rivelazione di particelle ? considerata al top nel mondo.&lt;br&gt;E cos? ? stato realizzato l?algoritmo ?giusto?. Nella collaborazione chiamata MAGIC-5 che riunisce fisici e medici, si ? riusciti a mettere a punto un prototipo che ha una concordanza dell?80 per cento con le osservazioni dei radiologi con sole 4 indicazioni ?false? (ovvero strutture scambiate per noduli) per ogni esame, costituito da centinaia di ?fette? bidimensionali. Un risultato che rende il sistema affidabile, e perci? applicabile per accelerare e rendere pi? preciso il lavoro dei radiologi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;PER SAPERNE DI PIU?&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il tumore polmonare ? tra le neoplasie pi? diffuse e purtroppo tra le pi? difficili da trattare, tanto che negli ultimi anni la mortalit? (ovvero la frazione di decessi rispetto al numero dei malati) ? rimasta costante e su valori elevati, oltre l?80% a 5 anni dalla diagnosi.&lt;br&gt;Per ridurre la mortalit? si sta cercando di rendere pi? precoce la diagnosi, con programmi sperimentali di screening di cui recentemente ? stata per la prima volta dimostrata l?efficacia nel caso del tumore al polmone. Tuttavia i lunghi tempi di refertazione di una TC polmonare (tra 20 e 30 minuti), dovuti alle caratteristiche di alta risoluzione di tali immagini, rendono indispensabile l?aiuto di uno strumento automatico, che pu? anche costituire una seconda lettura indipendente. ? questo il ruolo di un CAD, ovvero di un algoritmo che individua le regioni sospette di un?immagine (nel caso del polmone i cosiddetti ?candidati noduli?) e le segnala al radiologo per la valutazione. Naturalmente, a volte l?algoritmo ?sbaglia?, o non rivelando un nodulo o indicando come tale una struttura diversa. Per questo le sue prestazioni sono descritte da un diagramma che rappresenta la sensibilit? (ovvero la frazione di noduli correttamente identificata) in funzione del numero di ?falsi? individuati in uno studio. Il progetto MAGIC-5 ha affrontato il problema sviluppando tre approcci paralleli, basati su algoritmi di intelligenza artificiale tra cui l?uso di colonie di formiche virtuali, e combinando statisticamente i risultati ha mostrato che le prestazioni complessive migliorano.&lt;br&gt;Inoltre, per rendere accessibile l?algoritmo ai radiologi interessati, MAGIC-5 - in collaborazione con diXit srl - ha realizzato un prototipo di sito WEB: gli utenti abilitati possono ?caricare? un esame TC richiedendo la ricerca automatica dei noduli e ricevono il risultato nella loro casella di posta elettronica. Il sistema M5L, presentato in via sperimentale alla conferenza CARS2011 nel giugno scorso, ? in funzione presso la sezione di Torino dell?INFN e sar? reso pi? efficiente nei prossimi mesi utilizzando le tecnologie di cloud computing che l?INFN sta sperimentando per l?analisi dei dati degli esperimenti del Large Hadron Collider del CERN.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Contatti&lt;br&gt;&lt;br&gt;Per interviste&lt;br&gt;Piergiorgio Cerello&lt;br&gt;cerello@to.infn.it&lt;br&gt;+41227672918 solo per gioved? 28 luglio e da venerdi? 29 luglio  011 6707046 / cell. 349 6430389&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ufficio stampa Infn 06 6868162&lt;br&gt;Romeo Bassoli - cell. 328 6666766&lt;br&gt;comunicazione@presid.infn.it&lt;br&gt;]]></description>
			<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 00:00:00 +0200</pubDate>
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