“La firma di questo accordo rappresenta un passo significativo perché Sardegna e Sassonia consolidano la volontà di presentare una candidatura congiunta e di cooperare per offrire all’Europa la soluzione scientificamente più solida e programmaticamente più affidabile. Alla luce degli studi fin qui condotti, siamo, infatti, convinti che la realizzazione di Einstein Telescope attraverso due rivelatori interferometrici con geometria a L garantisca le migliori condizioni per il successo del progetto. E questa visione va oltre la collaborazione tra i due siti candidati e apre a un’infrastruttura di ricerca realmente europea, con il coinvolgimento di tutti i partner nella creazione di una grande rete distribuita per la ricerca sulle onde gravitazionali, con laboratori, infrastrutture tecnologiche e attività scientifiche nei diversi Paesi, nell’ambito della quale ognuno avrà la possibilità di contribuire con la propria eccellenza e di trarne valore”, spiega Antonio Zoccoli, presidente dell’INFN. “Una grande infrastruttura di ricerca può nascere solo da una grande collaborazione: così opera la scienza e solo così potremo dotare l’Europa di uno strumento scientifico unico al mondo, capace di produrre nuova conoscenza e consolidare la leadership europea nella ricerca fondamentale nei decenni a venire”.
“Oggi assistiamo al meglio che l’Europa ha da offrire. Con la firma di questo accordo, due delle regioni europee più adatte e sismicamente più stabili, la Sardegna e la Lusazia, uniscono le forze per perseguire uno degli obiettivi scientifici più ambiziosi del nostro tempo attraverso lo sviluppo delle tecnologie più avanzate per rilevare le più piccole increspature nello spazio-tempo”, sottolinea Roberto Ragazzoni, presidente dell’INAF. “Lo stesso spirito di curiosità che spinse Galileo a rivolgere lo sguardo al cielo continua a ispirare la scoperta e a promuovere il progresso tecnologico, economico e sociale. La nostra ricerca per osservare gli eventi che hanno plasmato l’Universo – dalla fusione dei buchi neri a fenomeni spettacolari come le kilonove – non punta soltanto a soddisfare la curiosità dell’umanità. Mira anche a far progredire la tecnologia, rafforzare la cooperazione scientifica europea e creare opportunità il cui impatto non è ancora oggi prevedibile. Questa è la ricerca fondamentale nella sua forma più alta: la storia ci ha dimostrato che i suoi più grandi risultati spesso superano le nostre aspettative e aprono orizzonti completamente nuovi”.
“La firma di questo Memorandum rappresenta un passo importante nel percorso che stiamo costruendo insieme ai nostri partner sassoni. Le grandi infrastrutture di ricerca non nascono soltanto dall’eccellenza scientifica, ma anche dalla capacità di mettere in comune competenze, esperienze e obiettivi condivisi”, dice Fabio Florindo, presidente dell’INGV. “L’INGV porta in questa collaborazione il patrimonio di conoscenze maturato nello studio della Terra e del sottosuolo. Per un’infrastruttura come l’Einstein Telescope, la caratterizzazione geologica e geofisica del sito è un elemento essenziale, sul quale lavoriamo da molti anni con rigore scientifico e una visione di lungo periodo. Credo che il valore di questo accordo vada oltre la preparazione delle rispettive candidature. È un esempio concreto di come la collaborazione tra istituzioni di ricerca possa rafforzare il ruolo dell’Europa nelle grandi sfide scientifiche e creare nuove opportunità di sviluppo e innovazione per i territori coinvolti”.


