Intervista ai Presidenti dell’INFN

7 Agosto 2026

Intervista ai Presidenti dell’INFN Luciano Maiani (1993-1998), Enzo Iarocci (1998-2004), Fernando Ferroni (2011-2019), Antonio Zoccoli (2019-presente)

 

Se dovesse raccontare il suo periodo alla guida dell’INFN attraverso i momenti che lo hanno maggiormente segnato, quali sceglierebbe?

[Luciano Maiani] L’INFN è un ente complesso, e complesso da dirigere. Bisogna tener conto di tanti aspetti, e soprattutto poter contare su collaboratori efficienti, leali e interessati; e io sono molto contento dei membri di Giunta nominati dal Consiglio Direttivo – A. Bettini, M. Cerdonio, L. Mandelli, E. Migneco e P.G. Picozza – che mi hanno validamente supportato. Cerdonio, tra questi, ha svolto un lavoro prezioso per l’organizzazione di Virgo, l’interferometro per la rivelazione delle onde gravitazionali realizzato a Cascina da una collaborazione franco-italiana. Si è trattato di un’impresa completamente nuova per l’INFN, e nuova anche per la ricerca delle onde gravitazionali, che in Italia era stata condotta fino ad allora con la tecnologia delle barre risonanti. Virgo segnava un cambiamento di paradigma, e seguiva un analogo progetto, LIGO, realizzato negli Stati Uniti su una scala ancora più grande. Non è stato esente da critiche all’interno dell’ente: da parte di ricercatori e ricercatrici, che temevano che questa nuova area di ricerca sottraesse fondi alla fisica delle particelle, e del Consiglio Direttivo, che non aveva approvato il progetto quando era stato proposto dal mio predecessore, Nicola Cabibbo. Ma io sono tornato alla carica, ed è stato un successo. Sotto la mia presidenza poi, seguendo ancora l’esempio di Cabibbo che aveva approvato l’installazione di esperimenti per la rivelazione dei neutrini solari ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN (LNGS), è stato approvato ai LNGS Borexino, un grande apparato per osservare i neutrini solari con una nuova tecnologia. Borexino ha ottenuto ottimi risultati, che hanno motivato una sua replica di seconda generazione, JUNO, entrata in funzione quest’anno in Cina; ed è stata la mia prima approvazione di un grande progetto scientifico all’INFN, dunque un importante traguardo anche a livello personale. Ancora più importante è stata la gestione della partecipazione dell’INFN al Large Hadron Collider (LHC) del CERN, il più grande e potente acceleratore di particelle del mondo. Occorreva organizzare la presenza dell’INFN negli esperimenti in programma a LHC, e ottenere una partecipazione industriale italiana alla costruzione dei grandi apparati superconduttori (i magneti della macchina e i magneti dei rivelatori). Alla fine, la partecipazione dell’Italia al progetto completo è stata formidabile. Accanto alle sfide scientifiche, voglio infine menzionarne una tutta interna all’ente, legata all’introduzione del cartellino. Il personale dell’INFN non aveva mai avuto obbligo di timbratura, ma durante la mia presidenza è arrivata una direttiva dal Governo in questo senso. È seguita una serie infinita di discussioni: tra chi diceva che Enrico Fermi non aveva mai dovuto timbrare il cartellino e girare con un orologio al collo, e il management che doveva attuare questa disposizione. In realtà, io ero convinto che bisognasse introdurre una misurazione del tempo – e l’ho fatto – e ho avuto anche una piccola rivalsa sulle critiche ricevute, quando, l’anno successivo, l’Unione Europea ha richiesto indietro dei fondi agli enti francesi, perché, non avendo il cartellino, questi non avevano potuto dimostrare l’effettivo impiego dei finanziamenti ricevuti. Sono stati, insomma, sei anni molto interessanti, iniziati con la frase del Ministro per la funzione pubblica Sabino Cassese “In Italia ci sono solo due istituti che funzionano, la Banca d’Italia e l’INFN”, e conclusi senza che si compromettesse l’alta reputazione dell’ente costruita dai miei predecessori, Antonino Zichichi e Nicola Cabibbo.

[Enzo Iarocci] Nei primi anni 2000 ci furono due scoperte scientifiche di un certo rilievo, entrambe nel campo della violazione della simmetria materia-antimateria, che è un settore di ricerca davvero fondamentale, perché ha a che fare col comprendere come mai l’universo sia praticamente privo di antimateria. La prima, ovvero la scoperta della violazione diretta della simmetria materia-antimateria nei decadimenti dei mesoni K neutri, arrivò dall’esperimento NA48 al Super Proto-Sincrotrone del CERN, un esperimento molto sofisticato, con una forte (e decisiva) partecipazione dell’INFN. E la seconda – la scoperta che la simmetria materia-antimateria è violata anche nei mesoni dotati del quark beauty – fu dell’esperimento BaBar, anch’esso a forte partecipazione INFN e condotto nella B-Factory (o fabbrica di mesoni B) dei laboratori di SLAC, a Stanford, in California, ovvero in un collisore elettrone-positrone capace di una produzione intensa di mesoni di tipo B, e dunque adatto a misure di precisione. Nel 2001, iniziò poi la sperimentazione di DAFNE, la Φ-Factory dei Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN, anch’essa in parte dedicata allo studio della simmetria materia-antimateria, poiché il mesone Φ decade prevalentemente in mesoni K. DAFNE proseguiva la tradizione dei collisori elettrone-positrone dei Laboratori di Frascati, da AdA ad ADONE, del quale aveva effettivamente preso il posto; e dopo il 2001 raggiunse prestazioni record, portando al successo i suoi esperimenti di fisica subatomica KLOE, DEAR e FINUDA. In particolare, permise a KLOE un’accurata misura dell’angolo di Cabibbo, che in veste di Presidente dell’Istituto era stato anche il primo fautore del progetto. Oggi DAFNE sta per cedere il passo a un acceleratore di altro tipo, EuPRAXIA, con l’obiettivo – ricorsivo nella storia dell’INFN – di mantenere l’eccellenza nella scienza degli acceleratori. Ma ci sono anche attività dell’Istituto che non prevedono l’impiego di acceleratori e che hanno prodotto risultati altrettanto significativi. Alla fine degli anni Novanta, l’esperimento MACRO ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso mostrò l’evidenza delle oscillazioni dei neutrini atmosferici muonici, confermando prontamente la scoperta del fenomeno annunciata dall’esperimento giapponese Super-Kamiokande nel 1998. E, con l’obiettivo di un esperimento conclusivo su questo filone di ricerca, nel 1999 il Council del CERN, d’accordo con l’INFN, approvò il progetto CNGS “CERN Neutrinos to Gran Sasso”, su proposta del Direttore Generale Luciano Maiani. Si realizzava così uno degli obiettivi dell’ideatore dei Laboratori, Antonino Zichichi che, non a caso, aveva voluto che le tre sale dei Laboratori fossero orientate verso Ginevra. In seguito, grazie a quel fascio, l’esperimento OPERA poté dimostrare la comparsa di neutrini del tipo tau risultanti dall’oscillazione dei neutrini muonici nel percorso dal CERN al Gran Sasso. E sul fascio dei neutrini del CERN operò anche ICARUS 600, il pioneristico apparato a grande capacità di imaging in argon liquido ideato da Carlo Rubbia. Nel 2000 la collaborazione di ICARUS raggiunse una delle pietre miliari del progetto: entrò in funzione, a Pavia, il semi-modulo da 300 tonnellate dell’esperimento, che produsse spettacolari tracce di muoni cosmici lunghe quasi 20 metri. Il direttore di Pavia le stampò in formato 1:1 e le appese nella sede della Presidenze dell’INFN di Piazza dei Caprettari a Roma, sulle pareti della sala del Consiglio Direttivo, fu molto divertente. E chiuderei, infine, con le onde gravitazionali e, in particolare, con due episodi: la creazione del Consorzio italo-francese EGO (European Gravitational Observatory), nel 1999, per la gestione dell’interferometro Virgo, a Cascina, nei pressi di Pisa; e l’inaugurazione dell’interferometro vero e proprio nel 2003, alla presenza dei Ministri della ricerca italiano e francese e di Barry Barish che, dopo dieci anni di lavoro sull’esperimento MACRO, aveva assunto la direzione della coppia di interferometri statunitensi LIGO, e che, memore dell’esperienza italiana, avrebbe poi facilitato la collaborazione LIGO-Virgo.

[Fernando Ferroni] In tanti anni di presidenza, ci sono stati numerosi momenti chiave: grandi risultati, grandi emozioni, e vicende che hanno avuto un impatto sul futuro dell’ente stesso. Il primo, ovviamente, è la scoperta del bosone di Higgs nel 2012. Sono stato molto fortunato a vivere questo momento da Presidente, ad assistere al coronamento di tanti anni di investimenti nel Large Hadron Collider del CERN e di sforzi di centinaia di fisici – dai maturi che hanno dedicato la vita a questa avventura senza la certezza che ne avrebbero visto la fine, ai giovani che si sono imbarcati proprio quando ci stavamo avvicinando alla scoperta. Il secondo – e anche qui devo ammettere che sono stato molto fortunato – è stata la prima rivelazione di onde gravitazionali prodotte della coalescenza di due stelle di neutroni, nel 2017. L’interferometro Virgo è stato un gioiello dell’INFN, e una sofferenza. Arrivai al punto di minacciare di chiudere tutto l’esperimento, se non avessimo osservato un’onda gravitazionale. Ma Virgo non solo ha rivelato e contribuito in maniera essenziale alla determinazione della posizione dell’evento del 2017, ha anche ricevuto conferma di quel segnale, per la controparte elettromagnetica, da Fermi, un satellite i cui rivelatori sono stati realizzati in buona parte dall’INFN. E questo episodio fornisce l’esempio di quanto l’INFN abbia colto l’importanza di seguire linee scientifiche diverse, che poi si sono rivelate vincenti nella loro combinazione. Ma vorrei citare anche, accanto ai risultati scientifici, due trasformazioni importanti che hanno interessato l’ente stesso: la creazione del Gran Sasso Science Institute (GSSI) e la trasformazione del Galileo Galilei Institute (GGI) in una struttura dell’INFN da ciò che era in precedenza, un’appendice della sezione dell’INFN di Firenze e dell’Università di Firenze. GSSI e GGI furono istituiti come Istituti di alta formazione, certificando per la prima volta in modo ufficiale che l’INFN non è solo un ente di ricerca, è anche un ente di alta formazione. Ci siamo sempre dedicati alla formazione di dottorandi e post-doc, ma è stato importante confrontarci con il sistema universitario italiano e inserirci in questo percorso. Naturalmente, i meriti di tutti questi traguardi non sono del Presidente: per gli esperimenti, vanno alle centinaia di ricercatrici e ricercatori e anche tecnologi e tecnici che hanno trascorso le loro notti a costruire progetti bellissimi e a farli funzionare; per il GSSI, sono in buona parte di Eugenio Coccia, che ha avuto l’intuizione; e nel caso del GGI, fu Fabio Zwirner che colse l’opportunità di trasformare l’Istituto. Le persone sono sempre importanti.

[Antonio Zoccoli] Il mio mandato si colloca in un cambiamento di epoca, un periodo in cui il mondo è cambiato dal punto di vista economico, politico, e nuove tecnologie hanno trasformato profondamente la società. Lo definirei un mandato di grandi investimenti che guardano al futuro: nelle infrastrutture di ricerca, nel personale, e nei progetti, consolidati e nuovi. Abbiamo seminato in tanti campi diversi, e sono convinto che vedremo spuntare qualche fiore. Se guardo agli eventi esterni che hanno segnato questi anni, mai avrei pensato, a pochi mesi dal mio insediamento, di dover affrontare la pandemia. È stata una vera sfida tenere l’ente insieme e al sicuro, non interrompere le attività, comprendere la situazione e promuovere iniziative per affrontarla. Dopo la pandemia è arrivato il PNRR, che ci ha consentito di fare investimenti strategici in progetti già avviati e di compiere un vero salto di qualità. C’è stata poi la guerra in Ucraina, la crisi energetica, le tensioni nei rapporti scientifici con la Russia e, più recentemente, con la Cina e gli Stati Uniti: tutti episodi che hanno influenzato le nostre collaborazioni scientifiche internazionali. E in questo contesto si collocano i principali risultati scientifici del mio mandato. Accennavo ai grandi investimenti nelle infrastrutture, tra cui tutti i nostri Laboratori Nazionali, il Consorzio EGO per le onde gravitazionali, le infrastrutture di calcolo, il progetto EuPRAXIA per la realizzazione di una nuova generazione di acceleratori compatti al plasma, e l’osservatorio sottomarino KM3NeT, con il quale abbiamo rivelato il neutrino più energetico mai osservato. Ai Laboratori del Gran Sasso, abbiamo investito sulla materia oscura e sul doppio decadimento beta senza neutrini – iniziative con un potenziale scientifico da premio Nobel. Nel campo delle onde gravitazionali, abbiamo lavorato moltissimo su Einstein Telescope, che nel 2021 è entrato nella roadmap di ESFRI. Un progetto internazionale di impatto mondiale che l’Italia è candidata a ospitare in Sardegna, e in cui l’INFN ha da sempre un ruolo rilevante scientifico e di coordinamento e promozione, potendo contare anche sul grande supporto del Ministero dell’Università e della Ricerca e in particolare del Ministro Anna Maria Bernini. Abbiamo avuto un ruolo fondamentale nell’approvazione della Strategia Europea della Fisica delle Particelle e nell’identificare il Future Circular Collider come il prossimo progetto bandiera del CERN e dell’Europa tutta. Ma in questa epoca di cambiamenti, vorrei anche citare gli investimenti tecnologici. Alla fine di novembre 2022, è stata lanciata infatti la prima versione di ChatGPT, ed è interessante che sia avvenuta appena una settimana dopo il kick-off meeting del Centro nazionale di ricerca in HPC, Big Data e Quantum Computing ICSC – che, come INFN, guidiamo e abbiamo costruito grazie ai fondi del PNRR – e l’inaugurazione del Supercomputer Leonardo del Cineca – in cui l’INFN ha giocato un ruolo fondamentale. La coincidenza mostra quanto l’INFN avesse già investito con lungimiranza in settori destinati a diventare centrali e, naturalmente, continuiamo a farlo: stanziando fondi per il supercalcolo e l’intelligenza artificiale – sia nella ricerca fondamentale, sia guardando alle ricadute per la società – e per sensori e computer quantistici, di cui vedremo direzione, evoluzione e ricadute nei prossimi anni. E vorrei anche menzionare il grande investimento nella superconduttività ad alta temperatura, un campo in cui siamo tra i Paesi più avanzati, e in cui lavoriamo a strettissimo contatto con le aziende per costruire sia magneti superconduttori ad alta temperatura, sia cavi per il trasporto dell’energia. Insomma, sono tantissimi i progetti che abbiamo portato avanti in questo mandato, molti di più di quello che mi ero immaginato all’inizio, e in condizioni completamente diverse da quelle attese. Ma è questo il bello della ricerca: non conoscere il risultato finale. Assomiglia un po’ al mandato da Presidente: cominci, sorgono imprevisti, si aprono possibilità, la scienza ti dà indicazioni su dove andare, le segui, e cerchi sempre di far sì che l’INFN abbia un ruolo di primo piano. In effetti, ciò che mi rende più orgoglioso è il modo in cui il nostro Istituto – che è fatto dalla grande comunità dell’INFN, ricercatrici, ricercatori, tecnologi, tecnologhe, tecniche, tecnici, amministrative e amministrativi – ha reagito a tutte queste sfide. L’INFN è riuscito a consolidare la propria reputazione e si è affermato come punto di riferimento a livello nazionale e internazionale, non solo nel campo della ricerca fondamentale, ma anche nel rapporto tra scienza, tecnologia e società. E in un’epoca di trasformazioni così rapide, è essenziale che la conoscenza scientifica continui a svolgere un ruolo centrale.

Qual è il risultato, o forse la scelta, che oggi considera il simbolo del suo mandato e che le dà maggiore soddisfazione?

[Luciano Maiani] L’apertura dell’INFN alla ricerca delle onde gravitazionali è una delle scelte di cui sono più orgoglioso nella mia intera carriera scientifica. Virgo ha inaugurato un nuovo orizzonte per l’INFN, e nonostante i molti timori che non rivelasse le onde gravitazionali, alla fine è riuscito nell’impresa. Si è trattato di un successo per la fisica, che ha anche mostrato al mondo esterno la versatilità della comunità scientifica dell’INFN: ha affermato che non siamo solo dei fisici delle particelle, e che se c’è un problema importante nella fisica dell’universo, l’INFN è in grado di affrontarlo – una dote, questa plasticità, che non è comune a tutti gli enti di ricerca.

[Enzo Iarocci] Senza dubbio, il risultato che mi rende più orgoglioso è l’aver promosso la partecipazione dell’INFN alla realizzazione del CNAO, il Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica di Pavia. L’operazione si concretizzò nel 2003, con l’accordo quadro di collaborazione tra l’INFN e la Fondazione CNAO, sottoscritto con il Presidente della Fondazione Erminio Borloni. L’INFN mise a disposizione conoscenze e tecnologie, assunse il co-coordinamento della realizzazione del complesso di acceleratori, sviluppò componenti specifici, e contribuì alla formazione del personale del CNAO, grazie al coinvolgimento dei suoi tre Laboratori dotati di acceleratori – Frascati, Sud e Legnaro – e di numerose sezioni. Divenne quindi partecipante istituzionale della Fondazione CNAO, alla cui nascita aveva già contribuito con ATER, il programma per le “Applicazioni di Tecnologie Elettroniche alla Radioterapia” promosso dalla Commissione Scientifica Nazionale 5 dell’INFN, che si occupa di ricerche tecnologiche e interdisciplinari. Nell’ambito della stessa area d’attività era nato ai Laboratori del Sud dell’INFN anche CATANA, il Centro di Adroterapia e Applicazioni Nucleari Avanzate sviluppato in collaborazione con gli oculisti dell’Università di Catania. Grazie a questo progetto, nel 2002, furono effettuati i primi trattamenti di adroterapia oncologica in Italia. Nello specifico, CATANA curava i tumori oculari, sfruttando il fascio di protoni del ciclotrone superconduttore dei Laboratori del Sud, che aveva energia di 60 MeV, ideale per attraversare giusto lo spessore dell’occhio.

[Fernando Ferroni] Mi piacerebbe parlare di scienza, e ce ne sarebbe l’opportunità, ma non posso esimermi dal ricordare un episodio. Ero diventato Presidente da pochi mesi, quando un ministro ebbe l’idea di accorpare tutti gli enti di ricerca in un unico oggetto, che si sarebbe potuto chiamare “Centro Nazionale delle Ricerche”. Io non avevo dubbi, e con me i miei collaboratori: l’operazione avrebbe significato la fine dell’INFN per come era stato pensato, per come si era evoluto e per come avrebbe ancora potuto funzionare come ente guida nella ricerca fondamentale italiana. La prospettiva dell’accorpamento ci angosciava, e quando fu pubblicata la notizia, da Parigi, dove mi trovavo, chiesi alla Rai un’intervista da mandare al Tg1, per esprimere il mio pensiero su questa vicenda. Qualcuno colse il non-irrilevante impatto di questa proposta, e io ebbi così la possibilità di esprimere chiaramente quello che pensavo, cioè che era una scelta ingiustificata, e che non era accettabile cancellare la storia di un ente, creato da Edoardo Amaldi, che aveva contribuito a costruire l’immagine della ricerca italiana nel mondo. La Consulta degli Enti di Ricerca approvò in pieno la mia posizione, fummo tutti compatti, e fu il Presidente della Repubblica in persona, in una circostanza pubblica, a cancellare con parole dure “la sciagurata iniziativa del ministro”, come la definì. Non ci fu nulla di personale, fu una vicenda di pura politica istituzionale: si stava commettendo un errore strategico per le sorti della ricerca italiana e io mi attivai nei limiti delle mie scarse possibilità per porvi rimedio. E credo che la mia iniziativa abbia salvato l’INFN da un futuro del tutto diverso e, a mio parere, non altrettanto positivo.

[Antonio Zoccoli] Siccome il mio mandato non è ancora finito, scelgo due iniziative di cui sono orgoglioso, una realizzata e una ancora in divenire. La prima è l’approvazione della Strategia Europea della Fisica delle Particelle, e quindi l’identificazione nel Future Circular Collider della prossima infrastruttura di punta della fisica delle particelle europea, in un contesto internazionale complicato e affollato di discussioni. E l’altra iniziativa, quella in divenire, è Einstein Telescope. Einstein Telescope è di fatto il progetto scientifico che, sotto la mia presidenza, si è evoluto di più. Ha delle grandi prospettive, ma non sappiamo ancora se riusciremo a ospitarlo in Italia oppure no. Tra un anno forse, o due, potremo dire che si è trattato del progetto bandiera della mia presidenza, oppure che ci abbiamo provato mettendocela tutta – cosa che spero non succeda mai. A prescindere dall’esito sulla scelta del sito ospitante, penso comunque che Einstein Telescope potrà dare un grande contributo all’evoluzione del campo delle onde gravitazionali, e che ci porterà grandi risultati.

Che messaggio o augurio vorrebbe affidare all’INFN, alla sua comunità e alle nuove generazioni di ricercatrici e ricercatori?

[Luciano Maiani] La mia opinione è che l’INFN sia un ente fantastico, che funziona e che ha una comunità di riferimento motivata e soprattutto onesta. Non ho mai fatto esperienza di episodi che mettessero in discussione la correttezza o l’integrità dell’INFN, e il mio augurio è che vada avanti così. Si profilano tempi duri, ma l’INFN ha le spalle larghe, e io penso che ce la possa fare ad affrontarli.

[Enzo Iarocci] La struttura e l’organizzazione dell’INFN sono piuttosto variegate. L’Istituto si articola in strutture grandi e piccole – Laboratori, sezioni, gruppi universitari collegati e centri di attività – e i programmi scientifici vengono definiti attraverso cinque linee di ricerca con un forte carattere bottom-up, cioè governate dal basso, cui si aggiungono eventuali progetti speciali attivati dal management. Si tratta di un’organizzazione complessa, che di fatto conferisce all’Istituto una capacità adattativa ed evolutiva senza eguali, come dimostra la sua storia. Basti ricordare che l’INFN è riuscito a passare rapidamente e senza grossi problemi da una situazione di leadership nel campo della fisica subatomica con acceleratori a una posizione di avanguardia nel campo emergente della fisica astroparticellare, e nel processo è diventato sempre più puntuale nel trasferimento di conoscenze e tecnologie ad altre discipline. Al contrario, altri laboratori stranieri hanno subito profonde e imposte riorganizzazioni dei programmi scientifici, con conseguenze talvolta drammatiche per le comunità di ricerca originarie, che appaiono del tutto impensabili nell’INFN. L’augurio che faccio all’ente, quindi, è che conservi questa capacità di evolvere e di adattarsi al nuovo, in armonia e senza scossoni per la comunità di ricerca.

[Fernando Ferroni] Il mondo della ricerca è cambiato. Quando ho cominciato a fare esperimenti in questo settore, li si conduceva in gruppetti di dieci persone. Poi, ho seguito con interesse e passione l’ampliamento di questi esperimenti a 100, 500 persone, fino a diverse migliaia in LHC. E questo non è un fatto positivo, o negativo; è semplicemente il frutto di un’evoluzione. Il mondo cambia, la ricerca cambia, gli esperimenti diventano più costosi e complicati e richiedono una partecipazione maggiore. C’è un risvolto, però, che non è altrettanto neutro: oggi la costruzione di un nuovo progetto richiede decine di anni. Il futuro progetto del CERN, quello che succederà all’High-Luminosity LHC, e che dovrebbe essere il Future Circular Collider, sarà una macchina che nella sua prima fase funzionerà alla fine degli anni Quaranta, forse dopo. E nella sua seconda fase, che è il sogno di tutti – un collisore adronico a 100 TeV –, funzionerà nel 2070. Sono tempi lunghissimi, che fanno paura. Il mondo attuale si sta trasformando più velocemente di quanto si sia mai trasformato in passato, e pensare di progettare un esperimento che entrerà in funzione tra quaranta anni, senza riuscire neppure a immaginare la vita quotidiana tra quarant’anni, è disorientante. Quindi il mio augurio per l’INFN e per la sua comunità è di riuscire ad attraversare questi deserti, uno dopo l’altro, ognuno purtroppo più lungo e più vasto del precedente, mantenendo alto l’interesse e la capacità di trasmissione del sapere, e ripensando anche la possibilità di integrare gli enormi progetti su scala globale con progetti su scala più piccola, nazionale, o di pochi Paesi, insomma con una dimensione che dia la possibilità di continuare a esercitare braccia e mente mentre i grandi progetti prendono forma. Non serve a nulla nascondere sotto il tappeto la trasformazione in atto: occorre però trovare strumenti che possano mutare un oggettivo problema in opportunità.

[Antonio Zoccoli] Penso che il nostro sia il mestiere più bello del mondo. Dobbiamo essere orgogliosi di fare questo mestiere e consapevoli dell’importanza che ha. Ma soprattutto, dobbiamo essere in grado di divertirci facendo ricerca, di stupirci e di sognare di spostare sempre più avanti le frontiere della conoscenza. È questo l’augurio che faccio all’ente, e ai giovani ricercatori e ricercatrici che lo abiteranno: di credere sempre nei propri sogni, perché solo sognando possiamo andare avanti.

 


BIO

Luciano Maiani è stato presidente dell’INFN dal 1993 al 1998, e direttore generale del CERN al 1999 al 2003, dove ha guidato la fase decisiva che ha portato allo sviluppo del Large Hadron Collider. Fisico teorico, professore all’Università di Roma La Sapienza, è noto per il meccanismo GIM, formulato con Sheldon Glashow e John Iliopoulos, che portò alla previsione del quark charm. Dal 2008 al 2011 ha presieduto il Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Enzo Iarocci è stato presidente dell’INFN dal 1998 al 2004, e del Council del CERN dal 2004 al 2006. Professore di fisica sperimentale all’Università di Roma La Sapienza, ha diretto i Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN dal 1990 al 1996, ed è stato chairman del Large Hadron Collider Committee del CERN dal 1996 al 1998. Ha dato contributi fondamentali alla fisica delle particelle e della radiazione cosmica, sviluppando negli anni Settanta i tubi a streamer, rivelatori utilizzati in numerosi esperimenti internazionali.

Fernando Ferroni è stato presidente dell’INFN dal 2011 al 2019. Professore di fisica sperimentale alla Sapienza di Roma e al Gran Sasso Science Institute, ha svolto un’intensa attività di ricerca internazionale partecipando a esperimenti come CHARM e L3 al CERN e BaBar allo SLAC di Stanford. Ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN ha lavorato all’esperimento CUORE e, grazie a un ERC Advanced Grant, a LUCIFER. È stato membro di numerosi comitati scientifici nell’ambito della fisica delle alte energie, e ha assunto ruoli di coordinamento in iniziative internazionali per lo sviluppo di Einstein Telescope.

Antonio Zoccoli è presidente dell’INFN dal 2019, della CoPER (Consulta dei Presidenti degli Enti Pubblici di Ricerca) dal 2021 e della Fondazione ICSC – Centro Nazionale di Ricerca in High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing dal 2022. Professore di fisica sperimentale all’Università di Bologna, è stato membro della Giunta Esecutiva dell’INFN e direttore della Sezione di Bologna dell’INFN. Ha preso parte a numerose collaborazioni internazionali, tra cui ATLAS al CERN, protagonista della scoperta del bosone di Higgs nel 2012.

 

Dal 2004 al 2011 è stato Presidente dell’INFN Roberto Petronzio, fisico teorico e professore all’Università di Roma Tor Vergata, prematuramente scomparso nel 2016. Durante la sua presidenza, Petronzio ha svolto un ruolo decisivo in una fase delicata di riforme, contribuendo a preservare l’indipendenza, l’autonomia e la forma di governo dell’INFN, elementi che ne fanno un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale. Inoltre, convinto della necessità di un grande progetto scientifico capace di attrarre risorse e giovani talenti, dedicò gli ultimi anni di mandato al progetto per la realizzazione di un acceleratore di particelle di nuova concezione nell’area laziale. Il progetto non fu realizzato in Italia, ma una macchina basata sulla stessa idea progettuale è in esecuzione in Giappone. 

I Presidenti dell'INFN Luciano Maiani, Enzo Iarocci, Fernando Ferroni, Antonio Zoccoli I Presidenti dell'INFN Luciano Maiani, Enzo Iarocci, Fernando Ferroni, Antonio Zoccoli