“L’immagine si è distinta per la sua chiara narrazione visiva e per l’uso magistrale della luce, che guida lo sguardo attraverso la scena e sottolinea il momento della scoperta”, ha commentato la giudice Tabea Rauscher. “La ricercatrice appare piccola rispetto al criostato, e ciò mette in evidenza la scala della tecnologia pur mantenendo la presenza umana al centro. L’illuminazione crea un’atmosfera silenziosa, quasi cinematografica, che cattura sia l’intensità sia la solitudine del lavoro scientifico”.
“Scoprire di aver vinto mi ha lasciato senza parole”, ha dichiarato il vincitore Marco Donghia. “Il criostato che ho fotografato è a poche frazioni di grado sopra lo zero assoluto, eppure questo riconoscimento mi ha riempito di un calore e un’emozione tale che nessuna temperatura criogenica potrebbe raffreddare”.
Il giudice Dmitri Denisov ha osservato che, mentre la giuria ha scelto la fotografia di Donghia per la sua capacità di trasmettere la “profonda connessione tra gli apparati utilizzati nella fisica delle particelle e gli esseri umani che li sviluppano”, le fotografie classificate al secondo e terzo posto sono state selezionate per i loro “sguardi profondi all’interno del funzionamento degli esperimenti e per l’impressionante uso dei colori”.
