WHAT NEXT E L’INFN SU LE MONDE

“In inglese si chiama soul searcing, ossia ricerca dell’anima. Questi sono i momenti in cui ci si immerge all’interno di se stessi per trovare le motivazioni profonde e ripartire su nuove basi e verso spesso nuove direzioni” inizia così l’articolo a firma del fisico Marco Zito, pubblicato il 21 maggio su Le Monde, dal titolo “Que faire après le boson de Higgs ?”, “Che cosa fare dopo il bosone di Higgs”. L’articolo racconta l’esperienza di confronto sul futuro della fisica intrapresa dall’INFN: un esperimento, unico nel suo genere, di dialogo e discussione all’interno della comunità scientifica di fisica delle particelle per capire su che cosa debba puntare la ricerca in questo settore nei prossimi anni.

“Questo è l’esercizio nel quale sono impegnati centinaia di ricercatori italiani dell’INFN, l’Istituto Nazionale Italiano di Fisica Nucleare, che si sono riuniti all’inizio di aprile a Roma per la riunione ‘WhatNext?’. Non un workshop convenzionale, al quale vengono invitati gli esperti per fare il punto sulla disciplina e presentare le prospettive. La questione del momento è piuttosto la seguente: che cosa fare nel 2016-2017 se non si saranno fatte nuove scoperte con il grande acceleratore LHC del CERN? E se non si saranno trovati segnali di materia oscura con la nuova generazione di esperimenti consacrati a queste ricerche? La scoperta del bosone di Higgs è considerata come un importante punto di svolta. Con questa particella, il Modello Standard è completo e spiega praticamente tutti i risultati dei nostri esperimenti. Tuttavia è noto da altre misure, come quelle della cosmologia, che questa teoria non spiega più del 4% di ciò che esiste nell’universo. Inoltre, gli esperimenti a LHC non hanno trovato tracce di nuove particelle previste dalle nuove teorie. Questo stato delle cose è stato definito come “depressione post- Higgs”. Certo, non si può mancare di sottolineare che LHC è ancora solo nella sua infanzia, e possiamo aspettarci un gran numero di risultati nei prossimi anni. Tuttavia un dibattito è iniziato sui rapporti tra la fisica con gli acceleratori e gli altri metodi sperimentali. Gentilmente invitato a questa sessione di brainstorming dai colleghi italiani, ho trovato questo esercizio di riorganizzazione molto stimolante”.

L’articolo originale di Le Monde

 

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