Con le bolle HPC l’INFN entra nella Top500 dei supercomputer

2 Gennaio 2026

Si chiamano HPC bubbles, ossia bolle di calcolo ad alte prestazioni, e sono potentissimi calcolatori che lavorano insieme per analizzare in tempi rapidi enormi quantità di dati: è adottando questa soluzione tecnologica che l’INFN ha recentemente potenziato le proprie infrastrutture di calcolo scientifico, installando in diverse sedi una serie di computer ad alte prestazioni. Grazie alle HPC bubbles, l’INFN ha rafforzato la propria capacità di supportare progetti scientifici nazionali e internazionali, contribuendo all’innovazione e alla competitività della ricerca italiana.

“Nel complesso, le nuove HPC Bubbles – spiega Andrea Chierici, coordinatore delle risorse computazionali del Tier1 dell’INFN – mettono a disposizione circa 40.000 core CPU e 244 GPU ad alte prestazioni, affiancando una significativa capacità di calcolo di tipo HPC all’infrastruttura di calcolo distribuita dell’INFN per l’archiviazione e l’analisi dei big data, come quelli provenienti dagli esperimenti di fisica delle alte energie, di fisica astroparticellare e delle onde gravitazionali”.

Le HPC bubble dell’INFN sono state realizzate grazie ai finanziamenti dei progetti TERABIT, DARE e ICSC, sostenuti dalla Missione 4 coordinata dal Ministero dell’Università e della Ricerca del PNRR, e ora rappresentano una risorsa strategica per il Sistema ricerca nazionale.

“Le HPC Bubbles colmano un gap nel computing continuum a disposizione delle ricercatrici e dei ricercatori dell’INFN, – argomenta Daniele Cesini, responsabile del Tier1 dell’INFN – e si posizionano tra le workstation individuali e le grandi infrastrutture di calcolo, come i supercalcolatori nazionali e la Grid INFN, parte della Worldwide LHC Computing Grid che supporta gli esperimenti al grande acceleratore LHC del CERN”.

La più potente di queste bolle è installata al CNAF di Bologna, il centro nazionale dell’INFN dedicato al calcolo scientifico e alla gestione dei dati di grandi esperimenti internazionali. Questo cluster, con 7104 core CPU e 84 GPU NVIDIA H100, ha raggiunto un risultato di rilievo internazionale: è entrato nella Top500 dei supercomputer più potenti al mondo, pubblicata a novembre in occasione di Supercomputing 2025, posizionandosi al 437° posto. È la prima volta in anni recenti che un cluster HPC dell’INFN entra nella prestigiosa classifica Top500, segnando un traguardo storico per la comunità scientifica nazionale. Inoltre, la sua infrastruttura di storage basata su Ceph Brick è stata inserita nella lista IO500, che valuta le prestazioni dei sistemi di archiviazione, conquistando la 22° posizione.

“Questo traguardo – sottolinea Luca dell’Agnello, direttore del CNAF dell’INFN – testimonia l’impegno costante del CNAF nella costruzione di infrastrutture di calcolo di eccellenza a supporto della ricerca scientifica e rappresenta non solo un riconoscimento internazionale, ma anche il frutto di uno sforzo collettivo: dall’ottimizzazione dell’hardware alle configurazioni software, passando per il continuo lavoro del gruppo tecnologico del CNAF e degli altri centri di calcolo dell’INFN. Questo risultato rafforza la missione dell’INFN di stimolare l’innovazione e sostenere progetti di ricerca avanzata su scala globale”.

Il risultato è stato reso possibile dai progetti PNRR: TERABIT, che si concentra sullo sviluppo di infrastrutture di rete e calcolo ad altissima capacità per supportare la ricerca scientifica e tecnologica, DARE che mira a creare un ecosistema digitale sicuro per il trattamento di dati sensibili in ambito sanitario e scientifico. Ambedue questi progetti si coordinano con l’altra grande iniziativa del PNRR, ICSC, il Centro Nazionale di Supercalcolo che è il cuore della strategia italiana per il calcolo avanzato.

 

 

 

Una delle sale del data center del CNAF dell'INFN Una delle sale del data center del CNAF dell'INFN
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