Investire in conoscenza. Politiche, risorse e prospettive per la ricerca pubblica

31 Marzo 2026

La ricerca scientifica è oggi uno dei principali motori della crescita e della competitività di un Paese. In uno scenario globale segnato da rapide trasformazioni tecnologiche e da una competizione sempre più intensa, anche sul fronte delle risorse energetiche, investire in conoscenza non è più un’opzione, ma una scelta strategica che richiede visione, continuità e capacità di programmazione. È da qui che passano lo sviluppo sostenibile, l’autonomia tecnologica e la possibilità di affrontare le grandi sfide contemporanee. In questo quadro, la ricerca fondamentale si conferma decisiva: è il terreno in cui si anticipano i cambiamenti e prendono forma le innovazioni di lungo periodo, come dimostra, ad esempio, il ruolo sempre più centrale, e al tempo stesso energivoro, dell’intelligenza artificiale.

La strategia italiana a sostegno della ricerca si colloca all’interno di questo contesto e si sviluppa in stretta connessione con il quadro europeo, configurandosi come parte di un ecosistema integrato in cui politiche nazionali e comunitarie si rafforzano reciprocamente. Al centro vi è un principio chiave: affiancare all’adeguatezza delle risorse una programmazione stabile, pluriennale e coerente. Continuità e prevedibilità dei finanziamenti sono condizioni essenziali per sostenere attività scientifiche complesse, attrarre talenti, sviluppare grandi infrastrutture e partecipare con efficacia a reti e progetti internazionali. In questo ambito, il Programma Nazionale per la Ricerca rappresenta lo strumento di indirizzo principale, in coerenza con le priorità europee di Horizon Europe e con gli obiettivi dello Spazio europeo della ricerca.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha rafforzato ulteriormente questo impianto, fungendo da ponte tra livello nazionale ed europeo e mobilitando risorse senza precedenti per la ricerca e l’innovazione. La fase che si apre, dal piano triennale della ricerca al post-PNRR,  pone ora una sfida decisiva: consolidare quanto avviato, garantire continuità agli investimenti e rafforzare la capacità del sistema della ricerca, e degli enti come l’INFN, di pianificare, innovare e competere su scala internazionale.

 

GLI INTERVENTI DEL MUR

Il 2026 si è aperto con l’introduzione di due interventi di rilievo da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), che segnano un’evoluzione significativa nel quadro dei finanziamenti destinati agli enti pubblici di ricerca e alle università, e quindi al sistema ricerca del nostro Paese. Si tratta, da un lato, dell’approvazione del nuovo Piano Triennale della Ricerca e, dall’altro, dell’adozione di misure finalizzate a garantire la continuità dei progetti e la stabilità del personale coinvolto nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Questi provvedimenti si inseriscono in un percorso che ha visto un rafforzamento degli strumenti di sostegno alla ricerca fondamentale pubblica, tra cui l’introduzione di una quota premiale dei finanziamenti e l’incremento del fondo ordinario degli enti di ricerca (FOE). Si tratta di misure che coinvolgono direttamente gli enti pubblici di ricerca vigilati dal MUR e il loro personale, tra cui l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Nel complesso, le misure introdotte delineano un quadro in evoluzione, orientato a rendere il sistema della ricerca più stabile, programmabile e integrato a livello nazionale ed europeo. In questo approfondimento vengono illustrate le principali novità introdotte e le loro implicazioni.

Il Piano Triennale della Ricerca 2026–2028

La misura più recente è rappresentata dal Piano Triennale della Ricerca, adottato con decreto firmato il 24 febbraio 2026 dal Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, in attuazione della legge di bilancio. Il Piano introduce un nuovo modello di programmazione e finanziamento basato su tre elementi chiave: un calendario dei bandi definito in anticipo, l’istituzione di un fondo unico e una pianificazione triennale delle risorse.

Per il periodo 2026–2028, le risorse complessive previste superano 1,2 miliardi di euro. Il nuovo impianto è rivolto a università, enti di ricerca e istituzioni di Alta Formazione Artistica, Musicale e coreutica (AFAM), che possono così contare su maggiore continuità e programmazione delle attività. Il Piano segna, così, un cambio di passo rispetto al passato, caratterizzato da frequenti incertezze sia nei tempi di pubblicazione dei bandi sia nell’erogazione dei finanziamenti.

Nel dettaglio, il Piano stabilisce un cronoprogramma triennale che consente di conoscere in anticipo, per ciascun anno, gli strumenti di finanziamento attivati dal MUR, le modalità di partecipazione e le tempistiche: gli avvisi saranno pubblicati entro il 30 aprile, mentre i risultati delle selezioni saranno resi noti entro il 30 settembre. Questo meccanismo punta a rendere più trasparente e prevedibile l’accesso alle risorse.

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Grafico che illustra la dotazione totale del fondo per la programmazione della ricerca 2026-2028. Fonte: PIANO TRIENNALE DELLA RICERCA 2026-2028 Crediti MUR

Il Fondo per la Programmazione della Ricerca

A supporto del Piano viene istituito presso il MUR il nuovo Fondo per la Programmazione della Ricerca (FPR), nel quale confluiscono i principali strumenti ministeriali destinati alla ricerca di base e applicata. Tra questi figurano il FIRST, il FISR, il FIS, il FISA e il FRES, che vengono così ricondotti a un’unica cornice programmatica. Il Fondo include anche le linee di finanziamento relative ai Progetti di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN), nonché il sostegno alla partecipazione italiana ai partenariati europei e agli accordi bilaterali.

La dotazione del FPR per il triennio 2026–2028 è pari a 259.029.354 euro per il 2026, 257.633.003 euro per il 2027 e 285.703.366 euro per il 2028. Per gli anni successivi è previsto un incremento significativo: 665.901.239 euro per il 2029 e il 2030, fino a 687.830.876 euro nel 2031. Questo aumento prospettico riflette una volontà di consolidare nel medio-lungo periodo l’investimento pubblico in ricerca, rendendolo più strutturale e meno legato a interventi straordinari.

Il rafforzamento dei PRIN

Alle risorse del Fondo si aggiungono quelle destinate ai PRIN, che la legge di bilancio 2026 rende bandi a cadenza annuale con una dotazione minima strutturale di 150 milioni di euro. Per il 2026, lo stanziamento supera i 270 milioni di euro. Complessivamente, le risorse disponibili per la attraverso questi strumenti ammontano a oltre 409 milioni di euro nel 2026, superano i 407 milioni nel 2027 e sono stimate intorno ai 435 milioni nel 2028. L’assegnazione dei fondi avverrà tramite procedure competitive basate sulla qualità scientifica dei progetti e su standard internazionali di valutazione tra pari (peer review).

Le novità del Fondo Italiano per la Scienza

Un ulteriore elemento di innovazione riguarda la programmazione anticipata delle linee di finanziamento del Fondo Italiano per la Scienza (FIS) modellate sui bandi dell’European Research Council (ERC). In particolare, è già prevista per il 2027 un’edizione dello Starting Grant, rivolta a ricercatrici e ricercatori all’inizio della carriera, mentre per il 2028 è programmato un bando Consolidator-Advanced Grant, destinato a studiosi in fase di consolidamento o con una maturità scientifica già riconosciuta. La novità risiede proprio nella pianificazione anticipata di queste misure, che consente alla comunità scientifica di orientare con maggiore programmazione le proprie attività e strategie di ricerca nel medio periodo.

Nell’ultimo numero di Particle Chronicle, la newsletter dell’INFN, abbiamo intervistato Nicola Spaldin, vicepresidente del Comitato scientifico dell’ERC.

 

Nuovi strumenti: PRIN Hybrid e Synergy Grant

La riforma introduce, inoltre, nuovi strumenti dedicati alla ricerca innovativa e interdisciplinare, ciascuno con una propria dotazione finanziaria. I PRIN Hybrid, finanziati nel 2026 con 59 milioni di euro, rappresentano una nuova linea volta a valorizzare la multidisciplinarità, promuovendo l’integrazione tra saperi umanistici e tecnologie avanzate, come le tecnologie quantistiche, il calcolo ad alte prestazioni (high performance computing) e l’intelligenza artificiale. I Synergy Grant, con una dotazione di 50 milioni di euro per il 2026, sono invece progettati per rafforzare la cooperazione tra il sistema della ricerca e il tessuto produttivo. Sostengono progetti di ricerca applicata che richiedono l’integrazione di competenze diverse e che siano in grado di tradursi in soluzioni concrete, con ricadute sul benessere dei cittadini e sulla competitività del Paese.

Per approfondire:
link al Piano Triennale della Ricerca 2026–2028 (MUR)

Quantum computing INFN - Università di Milano Bicocca
Quantum computing, criostato. INFN - Università di Milano Bicocca

 

Oltre il PNRR: continuità, capitale umano e nuove prospettive

Il PNRR ha rappresentato un’occasione senza precedenti per il rafforzamento degli investimenti in ricerca e sviluppo nel nostro Paese. Attraverso il Piano sono stati avviati progetti d’avanguardia, sono state costruite reti e partenariati su scala nazionale e internazionale ed è stata valorizzata in modo significativo l’interdisciplinarità. Parallelamente, il PNRR ha contribuito alla formazione della nuova generazione di ricercatrici e ricercatori, tecnologi, nonché di personale amministrativo e tecnico impegnato nei servizi a supporto della ricerca scientifica. Si tratta di un patrimonio umano e scientifico di grande valore, che pone oggi una questione centrale: come evitare la dispersione delle competenze acquisite e trasformarle in una risorsa strutturale per il sistema della ricerca.

In questa prospettiva si inserisce il decreto firmato il 6 marzo 2026 dal Ministro Bernini, che dà attuazione al piano straordinario di reclutamento e valorizzazione del personale della ricerca previsto dalla legge di bilancio 2026. L’obiettivo è rendere strutturali le competenze sviluppate nell’ambito dei progetti finanziati dal PNRR, consolidando nel tempo gli investimenti effettuati.

Nello specifico il piano prevede la possibilità, per università ed enti pubblici di ricerca, di assumere fino a 2.000 ricercatrici e ricercatori, grazie a un finanziamento complessivo del MUR pari a 60,7 milioni di euro. Un intervento che riconosce il valore del capitale umano formato attraverso il PNRR e mira a rafforzare in modo stabile il sistema universitario e della ricerca. Dal punto di vista delle risorse, per il 2026 è previsto uno stanziamento iniziale di 18,5 milioni di euro, destinato a crescere fino a 60,7 milioni di euro annui a partire dal 2027. Il meccanismo adottato prevede un cofinanziamento fino al 50% del costo delle nuove assunzioni da parte del Ministero, con la restante quota a carico delle università e degli enti di ricerca. Questo modello consente, di fatto, di raddoppiare l’investimento complessivo e di rafforzare strutturalmente le politiche di reclutamento.

Dei 2.000 ricercatori e ricercatrici previsti, 1.051 sono direttamente collegati alle attività del PNRR: 847 saranno assunti nelle università e 204 negli enti di ricerca vigilati dal MUR. Per questi ultimi, il finanziamento destinato alle assunzioni ammonta a 7,2 milioni di euro nel 2026, per stabilizzarsi a 8,7 milioni annui a partire dal 2027, consentendo la stabilizzazione complessiva di 276 persone con contratto di ricerca o tecnologico. Nel dettaglio delle assegnazioni, al Consiglio Nazionale delle Ricerche sono destinati 2,7 milioni di euro a regime per 97 posizioni, all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare 2,9 milioni di euro per 91 assunzioni, all’Istituto Nazionale di Astrofisica 1,6 milioni di euro per 52 assunzioni. Sono inoltre previste 18 assunzioni presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Grazie a questa iniziativa, che assegna all’INFN uno stanziamento di 2,9 milioni di euro, l’Istituto potrà procedere all’assunzione di 91 giovani formatisi nei propri laboratori, offrendo loro la possibilità di proseguire il proprio percorso professionale e di continuare a mettere competenze e conoscenze al servizio della ricerca.

Continuità dei progetti e infrastrutture della ricerca

Accanto al rafforzamento del capitale umano, un ulteriore elemento strategico riguarda la continuità dei progetti e delle infrastrutture sviluppate grazie al PNRR.

Con la pubblicazione delle graduatorie del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021–2027, il MUR ha approvato il finanziamento di tre progetti a guida INFN: ASTRA (Applied Superconductivity for Technology and Research Advancement), CREST (Computing Research Infrastructure for Engineering, Science and Technology) e NAUTILUS (Neutrino Astronomy Undersea enabled by Technology & Innovation for Long-term Universe Studies). Queste iniziative rappresentano la prosecuzione diretta di progetti avviati con il PNRR e contribuiscono a consolidarne i risultati.

ASTRA, finanziato con oltre 23 milioni di euro e realizzato in collaborazione con diverse università italiane, prosegue l’esperienza del progetto IRIS e sviluppa un’infrastruttura distribuita per le tecnologie superconduttive ad alta temperatura e alto campo magnetico, con applicazioni che spaziano dal settore energetico agli acceleratori di particelle di nuova generazione.

Cavo superconduttore ad alta temperatura per il trasporto di energia
Cavo superconduttore ad alta temperatura per il trasporto di energia
Esperimento Km3net. operazioni in mare. credit INFN
Esperimento Km3net. operazioni in mare. (© INFN)

CREST, con un finanziamento di 15,5 milioni di euro, dà continuità al progetto TeRABIT e mira a potenziare l’infrastruttura digitale nazionale per la ricerca, favorendo l’interconnessione e lo scambio di dati tra comunità scientifiche a velocità estremamente elevate.

NAUTILUS, finanziato con oltre 15,4 milioni di euro, prosegue invece il progetto KM3NeT4RR e contribuisce allo sviluppo del telescopio sottomarino per neutrini ARCA-KM3NeT al largo di Capo Passero, in Sicilia, rafforzando il ruolo dell’Italia nell’ambito dell’astronomia multimessaggera.

A questi si aggiungono ulteriori progetti finanziati, tra cui Q-Sud e PIMIQ, ai quali l’INFN partecipa, e iniziative come CTA++ (evoluzione del progetto CTA+) e NATURE, dedicate rispettivamente all’astronomia gamma e al monitoraggio del sistema terrestre. Anche i progetti ECHO-TWIN-NET ed ECHO-TWIN-RISE, promossi dall’ICSC – Centro Nazionale di Ricerca in High-Performance Computing, Big Data and Quantum Computing – hanno ottenuto il finanziamento.

L’incremento dei fondi premiali

Il meccanismo premiale è uno strumento di finanziamento che mira a valorizzare le performance degli enti di ricerca, premiando quelli che ottengono risultati migliori in termini di qualità scientifica, impatto e capacità gestionale. In concreto, consiste nell’assegnazione di una quota di risorse aggiuntive distribuite sulla base di indicatori oggettivi e misurabili, con l’obiettivo di incentivare comportamenti virtuosi, rafforzare l’efficienza nell’utilizzo dei fondi pubblici e promuovere una maggiore competitività del sistema della ricerca a livello nazionale e internazionale. Con decreto firmato il 4 febbraio 2026, il MUR ha previsto uno stanziamento di 40 milioni di euro, assegnati sulla base di criteri legati alla qualità della produzione scientifica, al contributo alle infrastrutture strategiche e alla capacità di attuazione dei progetti PNRR.

Nel dettaglio, al Consiglio Nazionale delle Ricerche sono destinati 17,7 milioni di euro, all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare 7,7 milioni, all’Istituto Nazionale di Astrofisica 4,8 milioni e all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia 2,7 milioni. Queste risorse rappresentano un importante supporto per il consolidamento delle attività di ricerca e per il potenziamento delle infrastrutture strategiche, tra cui anche il futuro rivelatore di onde gravitazionali Einstein Telescope, oltre che per la prosecuzione degli interventi avviati con il PNRR. Il meccanismo premiale, introdotto nel 2025, proseguirà anche nel 2026 e nel 2027 con uno stanziamento di 60 milioni di euro annui. Le risorse sono ripartite secondo tre criteri principali: il 50% in base alla qualità della ricerca, il 25% in relazione alla partecipazione alle infrastrutture del Programma Nazionale per le Infrastrutture di Ricerca (PNIR) e il restante 25% sulla base della capacità di utilizzo dei fondi PNRR.

Fondo ordinario degli enti di ricerca, (FOE)

Tutte queste iniziative confluiscono nel Fondo ordinario degli enti di ricerca, (FOE) che rappresenta la principale fonte di finanziamento per il funzionamento degli enti vigilati dal MUR. Nel luglio 2025 il FOE ha raggiunto una dotazione complessiva di 1.485.883.600 euro, con un incremento di 10 milioni rispetto all’anno precedente. Tra i principali enti beneficiari ci sono il Consiglio Nazionale delle Ricerche, con oltre 735 milioni di euro, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, con circa 354,9 milioni di euro, l’Istituto Nazionale di Astrofisica e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Le risorse del FOE ordinarie e continuative sono assegnate sulla base dei piani pluriennali di attività degli enti e in coerenza con il Programma Nazionale della Ricerca, contribuendo anche a sostenere la partecipazione italiana alle grandi infrastrutture di ricerca europee, come gli European Research Infrastructure Consortium (ERIC).

 

 

Guardando al futuro è importante ricordare l’impegno congiunto del Ministero dell’Università e della Ricerca e della Regione Sardegna nel progetto Einstein Telescope che si inserisce in una strategia volta a rafforzare la candidatura italiana del sito di Sos Enattos come sede della grande infrastruttura europea.  Nel progetto l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare ha un ruolo centrale sia sul piano scientifico sia su quello tecnologico e organizzativo. È tra i principali promotori della partecipazione italiana all’infrastruttura e coordina gran parte delle attività di ricerca e sviluppo necessarie alla realizzazione del rivelatore, mettendo a disposizione competenze avanzate maturate nel campo della fisica delle onde gravitazionali e delle grandi infrastrutture di ricerca.

Sito del progetto: https://www.einstein-telescope.it/

rendering Einstein Telescope
Rendering of a possible configuration of the Einstein Telescope experiment in Sardinia ©INFN/Laboratori Nazionali del Sud
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