Il puzzle dell’universo
Da quando, oltre quattro secoli fa, Galileo Galilei rivolse per la prima volta un cannocchiale verso il cielo inaugurando l’astronomia moderna, la nostra comprensione dell’universo e delle leggi fisiche che ne governano i fenomeni è cresciuta in modo straordinario. Grazie a rivoluzioni concettuali, come la relatività generale di Albert Einstein, e a straordinari progressi tecnologici e osservativi, la cosmologia si è progressivamente trasformata in una scienza sempre più precisa. Oggi sappiamo che l’universo si espande in modo accelerato, siamo in grado di rivelare le onde gravitazionali e di captare segnali elettromagnetici provenienti da distanze immense, ben oltre la nostra galassia. Abbiamo ricostruito la storia cosmica fin dai primissimi istanti dopo il Big Bang e, grazie a strumenti d’avanguardia, possiamo persino ottenere immagini dell’orizzonte degli eventi di buchi neri supermassicci.
A partire della teoria della relatività generale di Einstein, dalle intuizioni di Georges Lemaître, e i dati del telescopio spaziale Hubble sull’espansione dell’universo, è stato sviluppato un modello cosmologico, chiamato Modello Standard Cosmologico (o modello Lambda-CDM) che descrive l’evoluzione dell’universo dai suoi primissimi istanti fino ai giorni nostri, riuscendo a riprodurre molte delle sue caratteristiche osservate: l’espansione cosmica, l’abbondanza degli elementi leggeri e la radiazione cosmica di fondo. In questo scenario, la fisica e astrofisica nucleare e la fisica delle particelle sono fondamentali per cercare di comprendere le primissime fasi dell’universo, i processi dell’inflazione, la transizione di fase elettrodebole, oltre a fenomeni come l’evoluzione stellare e la formazione degli elementi pesanti. Le osservazioni cosmologiche e i dati raccolti dai rivelatori a bordo di missioni spaziali mostrano tuttavia che, per quanto efficace, il modello potrebbe non essere completo. Diversi indizi sperimentali suggeriscono infatti la possibile necessità di ampliare il quadro teorico attuale introducendo nuova fisica, capace di spiegare fenomeni ancora non compresi. Gli interrogativi sulla natura dell’universo sono ancora molti e la nostra conoscenza continua a crescere come un grande puzzle che si compone nel tempo, grazie alle osservazioni sperimentali che confermano o mettono alla prova le previsioni teoriche. Questo è possibile grazie a rivelatori estremamente sofisticati, sviluppati ai confini della tecnologia nei laboratori di ricerca, tra cui quelli dell’INFN, fortemente impegnato in questo settore, e poi inviati nello spazio in missioni internazionali dedicate allo studio dell’universo. Nei paragrafi che seguono raccontiamo le principali tappe di questa avventura scientifica.






