Nel 1968, quando uscivano il film e il romanzo 2001: Odissea nello spazio, Stanley Kubrick e Arthur C. Clarke immaginavano una delle macchine più iconiche della fantascienza: HAL 9000, il supercomputer che governa la nave spaziale Discovery. Dotato di un’intelligenza artificiale sofisticatissima, HAL conversa con gli astronauti, comprende il linguaggio, prende decisioni autonome e prova emozioni, come la paura di morire che lo porta ad uccidere diventando così l’archetipo cinematografico del computer che sviluppa autonomia e diventa una minaccia. Per il pubblico dell’epoca era una visione futuristica. Eppure, HAL non nasceva dal nulla. Clarke aveva visto da vicino i grandi calcolatori elettronici dei laboratori Bell e dell’IBM, rimanendo colpito dalle prestazioni di quei nuovi grandi computer con cui nasceva una nuova era tecnologica.
Da allora, la storia dell’informatica è stata scandita da una successione di rivoluzioni. Dai primi computer commerciali degli anni Cinquanta ai personal computer degli anni Ottanta, fino all’avvento dell’apprendimento automatico (machine learning) e dell’intelligenza artificiale contemporanea, molte delle intuizioni della scienza sono gradualmente entrate nella realtà. Già nel 1947 Alan Turing prevedeva la comparsa di “macchine che imparano dall’esperienza”: una descrizione straordinariamente vicina a ciò che oggi chiamiamo machine learning.
Non sorprende quindi che computer e intelligenza artificiale abbiano alimentato per decenni l’immaginario collettivo dando vita a storie memorabili nel cinema come nella letteratura. Da HAL 9000 agli Amici Artificiali raccontati dal premio Nobel Kazuo Ishiguro nel romanzo del 2021Klara e il sole, la fantascienza ha immaginato futuri molto diversi per l’intelligenza artificiale. Se HAL incarna il timore che una macchina possa sfuggire al controllo umano, Klara rappresenta invece una visione completamente diversa. Progettata per fare compagnia ai bambini questa AI umanoide osserva il mondo con curiosità ed empatia ed è disposta al sacrificio per l’altro. Caratteristiche che fanno di Klara una delle rappresentazioni più positive e umanamente ricche dell’intelligenza artificiale nella narrativa contemporanea.




