Dal bit al qubit. Il futuro quantistico del calcolo

26 Giugno 2026

Nel 1968, quando uscivano il film e il romanzo 2001: Odissea nello spazio, Stanley Kubrick e Arthur C. Clarke immaginavano una delle macchine più iconiche della fantascienza: HAL 9000, il supercomputer che governa la nave spaziale Discovery. Dotato di un’intelligenza artificiale sofisticatissima, HAL conversa con gli astronauti, comprende il linguaggio, prende decisioni autonome e prova emozioni, come la paura di morire che lo porta ad uccidere diventando così l’archetipo cinematografico del computer che sviluppa autonomia e diventa una minaccia. Per il pubblico dell’epoca era una visione futuristica. Eppure, HAL non nasceva dal nulla. Clarke aveva visto da vicino i grandi calcolatori elettronici dei laboratori Bell e dell’IBM, rimanendo colpito dalle prestazioni di quei nuovi grandi computer con cui nasceva una nuova era tecnologica.

Da allora, la storia dell’informatica è stata scandita da una successione di rivoluzioni. Dai primi computer commerciali degli anni Cinquanta ai personal computer degli anni Ottanta, fino all’avvento dell’apprendimento automatico (machine learning) e dell’intelligenza artificiale contemporanea, molte delle intuizioni della scienza sono gradualmente entrate nella realtà. Già nel 1947 Alan Turing prevedeva la comparsa di “macchine che imparano dall’esperienza”: una descrizione straordinariamente vicina a ciò che oggi chiamiamo machine learning.

Non sorprende quindi che computer e intelligenza artificiale abbiano alimentato per decenni l’immaginario collettivo dando vita a storie memorabili nel cinema come nella letteratura. Da HAL 9000 agli Amici Artificiali raccontati dal premio Nobel Kazuo Ishiguro nel romanzo del 2021Klara e il sole, la fantascienza ha immaginato futuri molto diversi per l’intelligenza artificiale. Se HAL incarna il timore che una macchina possa sfuggire al controllo umano, Klara rappresenta invece una visione completamente diversa. Progettata per fare compagnia ai bambini questa AI umanoide osserva il mondo con curiosità ed empatia ed è disposta al sacrificio per l’altro. Caratteristiche che fanno di Klara una delle rappresentazioni più positive e umanamente ricche dell’intelligenza artificiale nella narrativa contemporanea.

L’era dei qubit

Mentre l’intelligenza artificiale sta già trasformando la società, nei laboratori di tutto il mondo prende forma una tecnologia che potrebbe ridefinire le basi stesse del calcolo: il computer quantistico. L’idea ha quasi 50 anni. All’inizio degli anni Ottanta il premio Nobel Richard Feynman osservò che simulare il comportamento della materia a livello atomico con un computer classico richiede risorse che crescono rapidamente fino a diventare proibitive. Da questa difficoltà nacque un’intuizione destinata a inaugurare un intero campo di ricerca: per descrivere efficacemente un sistema quantistico potrebbe essere necessario costruire un computer che sfrutti direttamente le leggi della meccanica quantistica. In altre parole, sfruttare la fisica quantistica per indagare la fisica quantistica.

Questa intuizione, con il trascorrere del tempo si sta concretizzando. Nel giro di pochi decenni, infatti, la continua miniaturizzazione dei circuiti integrati che costituiscono l’hardware dei moderni computer ha portato le singole celle di memoria sempre più vicino alla scala degli atomi.  A queste dimensioni, le regole della fisica classica non sono più sufficienti a descriverne il comportamento: entrano in gioco gli effetti della meccanica quantistica.

Richard Feynman nel 1959
Richard Feynman nel 1959
Qubit schema
Qubit schema

A differenza dei computer tradizionali, che elaborano informazioni attraverso bit che possono assumere soltanto i valori 0 oppure 1, i computer quantistici utilizzano i qubit, sistemi fisici governati dalle leggi della meccanica quantistica. Grazie al principio di sovrapposizione, un qubit può trovarsi in una combinazione di stati diversi contemporaneamente: non è semplicemente 0 o 1, ma ha una certa probabilità di essere in entrambi gli stati fino al momento della misura. Quando più qubit vengono messi in relazione attraverso il fenomeno dell’entanglement, le loro proprietà diventano correlate in modo molto più profondo. In queste condizioni il sistema quantistico non può più essere descritto come una semplice somma delle sue parti: l’informazione è distribuita sull’intero insieme dei qubit, permettendo di esplorare simultaneamente un numero enorme di configurazioni possibili e di sviluppare strategie di calcolo irraggiungibili per i computer convenzionali.
Se il computer classico è nato dall’elettronica del Novecento, il computer quantistico nasce direttamente dalla fisica fondamentale. Le sue unità di informazione, i qubit, sfruttano infatti fenomeni come la sovrapposizione e l’entanglement, che per decenni sono stati oggetto di studio nei laboratori di fisica di tutto il mondo. Gli stessi concetti che in passato sembravano appartenere esclusivamente al mondo della ricerca di base sono oggi al centro di una nuova generazione di tecnologie. Per questo motivo la corsa al quantum computing non è soltanto una sfida ingegneristica o informatica: è anche il risultato di oltre un secolo di ricerca sulla natura più profonda della materia e delle interazioni fondamentali.

Come abbiamo spiegato i computer quantistici grazie alle loro caratteristiche potrebbero consentire di affrontare problemi oggi proibitivi anche per i più potenti supercomputer e di superarne i limiti: ma trasformare questa promessa in una tecnologia matura è una sfida enorme. Uno tra i principali ostacoli è la fragilità degli stati quantistici. L’interazione con l’ambiente esterno tende a distruggere rapidamente la sovrapposizione e l’entanglement, un fenomeno noto come “decoerenza”. Per questo motivo i prototipi attuali, pur in rapido progresso, sono ancora lontani dall’essere tecnologicamente stabili. Risolvere il problema della decoerenza sarà una delle caratteristiche determinanti per l’affermarsi di una delle tecnologie a cui stanno lavorando ricercatrici e ricercatori nei laboratori di tutto il mondo.

I computer quantistici in Italia

Eppure, i passi avanti sono continui. Lo scorso 11 giugno il Centro Nazionale di Ricerca in High Performance Computing, Big Data e Quantum Computing (ICSC) ha inaugurato al Tecnopolo DAMA di Bologna cinque nuovi sistemi dedicati al calcolo ad alte prestazioni e quantistico che ampliano e completano l’infrastruttura italiana per il calcolo e l’analisi dei dati ad alte prestazioni: LISA, MARCO POLO, GAIA, NOX e SOL. Il polo di Bologna con queste nuove macchine è oggi una delle infrastrutture quantistiche più avanzate d’Europa.  L’infrastruttura è stata realizzata grazie alle risorse destinate alla ricerca e all’innovazione dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) nell’ambito del PNRR, Next Generation EU, con un finanziamento superiore a 49 milioni di euro, e grazie all’iniziativa europea EuroHPC (EuroHPC Joint Undertaking). Tra questi NOX e SOL sono le infrastrutture più avanzate sul fronte del calcolo quantistico.

 

NOX e SOL i computer quantistici inaugurati al tecnopolo Dama di Bologna
NOX e SOL i computer quantistici inaugurati al tecnopolo Dama di Bologna

NOX è un computer quantistico IQM Radiance, dotato di 54 qubit, integrato con il supercomputer Leonardo del CINECA è prodotto dall’azienda finlandese IQM quantum Computers. Utilizza circuiti superconduttori raffreddati a temperature bassissime ed è progettato per lavorare insieme alle infrastrutture di supercalcolo HPC esistenti. Quella alla base di NOX è una delle tecnologie oggi più diffuse nel settore, la stessa famiglia tecnologica impiegata anche da aziende come IBM e Google. La piattaforma Radiance è pensata per centri di ricerca e applicazioni che combinano calcolo classico ad alte prestazioni (HPC) e calcolo quantistico. NOX, è destinato a ricerca su ottimizzazione, simulazioni scientifiche e machine learning quantistico. Si tratta del secondo computer quantistico IQM installato in Italia. Il primo, inaugurato nel maggio 2025, si chiama Lagrange è un IQM spark da 5 qubit e si trova al politecnico di Torino dove è dedicato a ricerca e alta formazione.

SOL, il cui nome richiama la luce, in contrapposizione al freddissimo NOX, è un sistema sviluppato dalla società francese Pasqal nell’ambito del programma europeo EuroHPC in collaborazione con un consorzio internazionale guidato da CINECA. SOL è un sistema quantistico che utilizza una tecnologia completamente diversa: quella degli atomi neutri. All’interno di SOL si trova un grande camera a ultra-alto vuoto in cui sono sospesi gli atomi di rubidio intrappolati da sistemi laser. Per costruire i qubit si usano i livelli atomici degli atomi di rubidio. Di questa tecnologia si parla nell’ultimo numero di Particle Chronicle, la newsletter dell’INFN, nell’intervista al premio Nobel Alain Aspect, che è anche uno dei fondatori di Pasqual.

Inoltre, Nel 2024, nell’ambito della linea di ICSC dedicata al quantum computing (spoke 10) era già stato realizzato un prototipo di computer quantistico a superconduttori, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II. La macchina è stata potenziata nel 2026 con l’installazione di un processore più potente, portando il computo complessivo dei qubit a disposizione del sistema dai 25 iniziali a 64.

 

La sfida tecnologica del quantum computing

Le basi teoriche del quantum computing furono poste negli anni Ottanta da fisici come Richard Feynman e David Deutsch. Il primo intuì che i fenomeni quantistici potevano essere sfruttati per simulare la natura, il secondo mostrò come potessero costituire il fondamento di un computer universale. Oggi, a distanza di oltre quarant’anni, la sfida consiste nel trasformare quelle idee in una tecnologia affidabile e scalabile.

Ed è proprio qui che emerge uno degli aspetti più affascinanti dei computer quantistici. A differenza di quanto avvenuto per il computer classico, come spesso accade nella ricerca fondamentale, oggi non esiste ancora una tecnologia dominante. Alcuni gruppi di ricerca lavorano sugli atomi neutri, che possono essere manipolati con precisione mediante centinaia di fasci laser. Altri si concentrano su ioni intrappolati, sull’uso di fotoni o su circuiti superconduttori. In particolare, l’INFN si sta impegnando attivamente sullo sviluppo di questi ultimi due tipi di dispositivi.

Molte delle tecnologie oggi in competizione derivano direttamente da strumenti e tecniche sviluppati nell’ambito della ricerca fondamentale. In questo senso i computer quantistici rappresentano uno degli esempi più evidenti di come la conoscenza prodotta dalla fisica possa trasformarsi in innovazione tecnologica.

Ciascun approccio presenta vantaggi e difficoltà specifiche. Secondo il fisico Alain Aspect, la tecnologia degli atomi neutri offre due vantaggi particolarmente interessanti: la possibilità di controllare un numero molto elevato di qubit in uno spazio relativamente compatto e una maggiore resistenza ai fenomeni di decoerenza. Tuttavia, anche le altre piattaforme continuano a fare progressi significativi. I circuiti superconduttori, per esempio, sono al centro degli investimenti di colossi come Google e IBM, i fotoni mostrano eccellenti prestazioni nei sistemi di piccole dimensioni, gli ioni intrappolati garantiscono un controllo estremamente accurato delle operazioni quantistiche.

È ancora presto per capire quale tecnologia si consoliderà e se sarà una soltanto a prevalere. Così come oggi utilizziamo processori diversi per compiti diversi, in futuro potremmo scoprire che alcune architetture quantistiche sono più adatte alla simulazione di sistemi fisici, altre all’ottimizzazione di reti complesse, altre ancora alla progettazione di nuovi materiali o farmaci. Anche le applicazioni decisive restano in parte da scoprire. Le prospettive più promettenti riguardano oggi la simulazione quantistica della materia e delle molecole, lo studio del comportamento della materia a livello atomico, con possibili ricadute nella chimica e nella farmaceutica, per quanto riguarda la fisica lo studio delle e interazioni tra le particelle elementari, oltre alla soluzione di problemi di ottimizzazione estremamente complessi.

Vai all’Infografica “piattaforme per la realizzazione di dispositivi di calcolo quantistico”

Sensori quantistici per cercare la materia oscura

Sono molte le tecnologie quantistiche emergenti come, ad esempio, le nuove generazioni di sensori, la crittografia, l’imaging quantistico, lo studio dei componenti dei nuovi computer quantistici come i qubit, il calcolo e le simulazioni quantistiche.
Tra le varie attività di ricerca e sviluppo, l’istituto Nazionale di Fisica è coinvolto nel progetto Superconducting Quantum Materials and Systems Centre (SQMS) al Fermilab (Chicago, USA) per lo sviluppo di sensoristica e computer quantistici.
SQMS ha l’ambizioso obiettivo di progettare e costruire il più potente computer quantistico mai realizzato, uno sforzo collaborativo che coinvolge 43 partner tra cui l’INFN. tra cui l’INFN, unico partner non statunitense.
Una delle sfide fondamentali che i ricercatori e le ricercatrici stanno affrontando è come estendere la durata (chiamato in fisica tempo di coerenza) dei qubit, gli elementi costitutivi dei computer quantistici. SQMS svilupperà nuovi sensori quantistici, che potrebbero trovare impiego anche in esperimenti di fisica fondamentale per la ricerca della materia oscura e di altre particelle subatomiche sfuggenti. Nell’ambito del progetto, l’INFN realizzerà nei suoi Laboratori Nazionali del Gran Sasso un laboratorio per i test dei qubit in ambiente a bassissima radioattività per capire come la radiazione cosmica di fondo possa influire sul loro funzionamento

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Anna Grassellino con il superconduttore RF Cavity al Fermilab. ©FERMILAB, Reidar Hahn
Circuito superconduttore in regime quantistico ai laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'INFN. Progetto Demetra
Circuito superconduttore in regime quantistico ai laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'INFN. Progetto Demetra

 

Il computer quantistico non è soltanto il frutto di oltre un secolo di ricerca in fisica fondamentale, ma potrebbe diventare uno degli strumenti più potenti per indagare le leggi e i costituenti fondamentali della materia. Proprio come avevano immaginato, con straordinaria visione, i pionieri della fisica e dell’informatica. Non sappiamo ancora quale tecnologia renderà possibili i computer quantistici del futuro. Non sappiamo quali applicazioni ne determineranno il successo. Ma sappiamo che siamo all’inizio di una nuova esplorazione scientifica e di una nuova rivoluzione tecnologica del calcolo. E, come accade spesso nella storia della conoscenza, ogni rivoluzione tecnologica apre nuovi immaginari.

 

 

Risorse

Per approfondire

2025- Video: Quantum Computing: l’avanguardia delle tecnologie quantistiche | Meccanica Quantistica

2025- Anno internazionale della scienza e delle tecnologie quantistiche e ricerca tecnologica che L’INFN conduce sul quantum https://www.infn.it/international-year-of-quantum-science-and-technology-2025/

2025- Intervista a Tommaso Calarco https://www.infn.it/intervista-a-tommaso-calarco/

2022- Asimmetrie 33- Quanti https://www.asimmetrie.it/editoriale-as33/

 

 


a cura di Ufficio Comunicazione INFN – COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE E MEDIA