Fisica da Nobel. Dai raggi X alle onde gravitazionali: oltre un secolo di scoperte da Nobel

30 Settembre 2026

Ogni anno da oltre un secolo, per l’esattezza dal 10 dicembre 1901, anno in cui si svolse la prima cerimonia, i premi Nobel vengono conferiti a scienziati e scienziate di qualsiasi nazionalità che abbiano dato contributi di straordinaria importanza nei campi della chimica, della fisica e della medicina o fisiologia, e a intellettuali per il loro contributo alla letteratura e alla pace. Importante tanto sul piano scientifico quanto su quello mediatico, il Premio Nobel è protagonista di una storia affascinante e complessa, nella quale scienza e racconto giornalistico si intrecciano fin dall’inizio. Un inizio scoppiettante.

Alfred Nobel, chimico, inventore e filantropo

Il Premio fu creato da Alfred Bernhard Nobel, chimico svedese (1833-1896) imprenditore di straordinario successo, appassionato di scienza e di letteratura, colto e cosmopolita. Un uomo che aveva accumulato una fortuna grazie alle sue invenzioni: era, infatti, titolare di ben 355 brevetti, tra cui quello della gelatina esplosiva e della dinamite e, nel corso della sua vita, aprì circa 90 fabbriche in una ventina di paesi. Pur essendo di indole schiva, Nobel era molto conosciuto negli ambienti economici e politici grazie al successo delle sue invenzioni. Era noto anche alla stampa, che però commise un clamoroso errore. Nel 1888 un quotidiano francese pubblicò un necrologio che riportava la notizia della morte di Alfred Nobel e lo ricordava con queste caustiche parole “Il mercante di morte è morto. Alfred Nobel, che ha fatto fortuna trovando il modo di uccidere le persone più rapidamente che mai, è morto ieri”. Non solo non era morto, piuttosto lo era suo fratello Ludving effettivamente deceduto, ma le sue invenzioni erano state impiegate in gran parte per fini civili (ad esempio la dinamite fu cruciale per realizzare importanti opere di ingegneria civile come il tunnel del San Gottardo). Profondamente amareggiato dal fatto, negli anni successivi Nobel immaginò qualcosa che avrebbe per sempre cambiato la sua immagine pubblica e assicurato che i profitti ricavati delle sue invenzioni andassero a beneficio della scienza e del progresso.

 

Fu così che maturò in lui l’idea del Premio, che mise nero su bianco nel 1895, dettagliandone la struttura, la copertura finanziaria, e la governance nel suo lungo testamento redatto appena un anno prima della sua morte.  Una volta rese pubbliche, le volontà di Nobel trovarono opposizioni su più fronti, dalla famiglia che perdeva una parte cospicua del capitale, alle stesse istituzioni restie a imbarcarsi in un progetto così visionario e impegnativo, oltre allo scetticismo di alcuni scienziati. Nonostante ciò, e grazie all’impegno dei caparbi esecutori testamentari che Nobel aveva nominato, l’ingegnere Ragnar Sohlman e l’industriale Rudolf Lilljeqvist, che difesero il suo progetto, e del nipote Emmanuel Nobel, che si impegnò a far rispettare le sue ultime volontà, l’idea di Alfred Nobel divenne un fatto concreto e, nel giugno del 1900, fu istituita la Fondazione Nobel che stabilì che i premi sarebbero stati conferiti in una cerimonia nell’anniversario della sua scomparsa,  il 10 dicembre.

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Le volontà di Alfred Nobel © Nobel Media. Photo: Alexander Mahmoud
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Il laboratorio di Wilhelm Röntgen all’Università di Würzburg, dove nel 1895 scoprì i raggi X. Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons. Fotografo sconosciuto.

I primi premi Nobel

L’anno successivo, nel 1901 all’ Accademia Reale svedese della Musica, furono annunciati i primi Premi Nobel. Il primo premio Nobel per la fisica fu assegnato a Wilhelm Conrad Rontgen, fisico tedesco, “in riconoscimento degli straordinari servigi resi con la scoperta dei notevoli raggi successivamente noti con il suo nome”: i raggi X. Il premio Nobel per la chimica andò a Jacobus Henricus van t’Hoff, olandese, “in riconoscimento degli straordinari servigi resi con la scoperta delle leggi delle chimiche dinamiche e della pressione osmotica delle soluzioni”. Mentre Il premio Nobel in fisiologia o medicina fu assegnato a Emil von Behring, tedesco, “per il suo lavoro nella terapia con i sieri, e specialmente per le sue applicazioni contro la difterite” che all’epoca era la seconda causa di mortalità. Il Nobel per la letteratura andò al poeta e filosofo francese Sully Prudhomme, mentre il primo premio Nobel per la pace fu assegnato ex-equo a Henri Dunant, svizzero, fondatore della Croce Rossa e promotore della Convenzione di Ginevra, e Frédéric Passy, francese, economista e fondatore della prima società francese per l’arbitrato tra nazioni. Nel 1968 la Banca di Svezia creò un ulteriore premio “a ricordo di Nobel” per le scienze economiche.

Il Nobel oggi: come è cambiato nel tempo

In oltre 120 anni di storia, il Nobel ha premiato 990 persone e 28 organizzazioni. Tra le discipline scientifiche, sono stati assegnati 119 Nobel per la fisica, 117 per la chimica e 116 per la fisiologia o la medicina. I 119 Nobel per la fisica assegnati finora hanno premiato 230 persone, poiché molti riconoscimenti sono stati condivisi da due o tre scienziati o scienziate, ma non più di tre poiché le regole del premio lo vietano.
Se si guarda alla nazionalità dei premiati o, più in generale, al Paese in cui svolgevano la ricerca per la quale hanno ricevuto il Nobel, emerge una marcata concentrazione geografica. Nel corso della storia del premio, gli Stati Uniti si sono affermati come il principale polo mondiale della ricerca, raccogliendo un numero di Nobel di gran lunga superiore a qualsiasi altro Paese. Considerando il numero complessivo dei laureati Nobel associati a un Paese, gli Stati Uniti guidano la classifica con oltre 400 premiati, seguiti dal Regno Unito con circa 145 e dalla Germania con oltre 100. A una certa distanza si collocano Francia, Svezia e Giappone, mentre l’Italia conta poco più di venti laureati Nobel nelle diverse discipline. L’ultimo italiano ad aver ricevuto il Nobel è il fisico Giorgio Parisi, premiato nel 2021 per i suoi contributi alla comprensione dei sistemi fisici complessi.
La distribuzione dei Nobel riflette in parte la geografia della scienza, che nel corso del tempo è profondamente cambiata, mostrando il progressivo spostamento del baricentro della ricerca mondiale dall’Europa agli Stati Uniti nel secondo dopoguerra e, più recentemente, l’emergere di nuovi poli scientifici in Asia, dal Giappone alla Cina.

 

Leggere la storia della fisica moderna attraverso il Nobel

Nel corso della sua storia il Nobel ha premiato ambiti molto diversi della fisica, ma alcuni filoni hanno occupato un ruolo particolarmente centrale: la meccanica quantistica e le sue applicazioni, la fisica della materia, la fisica nucleare e delle particelle elementari e, più recentemente, la cosmologia, l’astrofisica e le tecnologie quantistiche. I premi assegnati a Max Planck, Niels Bohr, Albert Einstein, Erwin Schrödinger e Werner Heisenberg segnano le tappe della rivoluzione quantistica. Quelli dedicati alla struttura del nucleo atomico, alle particelle elementari e alle forze fondamentali accompagnano la costruzione del Modello Standard. I riconoscimenti più recenti testimoniano invece l’ingresso della fisica in nuovi territori di ricerca, dall’astrofisica alle onde gravitazionali, fino all’informazione quantistica.

Dall’individuo alle grandi collaborazioni

La storia del Nobel riflette anche la trasformazione del fare scienza. All’inizio del Novecento i riconoscimenti erano spesso attribuiti a singoli scienziati che lavoravano in piccoli laboratori, talvolta con strumentazioni realizzate personalmente. La scoperta dei raggi X da parte di Wilhelm Conrad Röntgen o quella della radioattività di Henri Becquerel e dei coniugi Curie appartengono a un’epoca in cui era ancora possibile che una singola intuizione, o il lavoro di pochi ricercatori, aprisse nuovi capitoli della conoscenza.

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Immagine dell'interazione dei neutrini nella camera a bolle del Fermilab scattata nell'aprile 1976 (© FERMILAB)
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L’acceleratore LHC al CERN (© CERN)

Con il passare dei decenni, però, la fisica ha assunto una dimensione sempre più collettiva portata avanti da grandi collaborazioni scientifiche internazionali. Per esplorare le particelle elementari, osservare l’universo remoto o captare segnali estremamente deboli come le onde gravitazionali, sono necessari strumenti sempre più grandi, sofisticati e costosi. Acceleratori di particelle, osservatori sotterranei, interferometri lunghi chilometri e telescopi spaziali hanno dato vita a quella che oggi viene definita Big Science, una ricerca fondata su grandi infrastrutture, grandi finanziamenti e grandi collaborazioni internazionali.

Molti dei riconoscimenti assegnati negli ultimi decenni sono legati a risultati ottenuti grazie a infrastrutture di ricerca e collaborazioni internazionali che coinvolgono migliaia di ricercatrici e ricercatori che hanno confermato sperimentalmente le previsioni teoriche che sono valse il Premio Nobel agli scienziati che le hanno formulate. La scoperta del bosone di Higgs al CERN, l’osservazione delle onde gravitazionali da parte delle collaborazioni LIGO e Virgo, o le misure cosmologiche che hanno contribuito a ricostruire la storia dell’universo sono esempi evidenti di una scienza sempre più globale e interdisciplinare.

Donne e Nobel: una presenza ancora limitata

Un altro elemento che emerge osservando l’albo d’oro del Nobel riguarda la presenza femminile. Nonostante il contributo fondamentale delle donne allo sviluppo della fisica moderna, le vincitrici del Nobel per la fisica sono state finora soltanto cinque: Marie Skłodowska Curie nel 1903, Maria Goeppert Mayer nel 1963, Donna Strickland nel 2018, Andrea Ghez nel 2020 e Anne L’Huillier nel 2023. Per oltre mezzo secolo, tra il premio assegnato a Goeppert Mayer e quello a Strickland, nessuna donna ricevette il riconoscimento. Tra fisica, chimica e fisiologia o medicina, 26 scienziate sono state insignite del premio Nobel, tra cui Marie Skłodowska Curie che lo ricevette due volte. Questo dato riflette una storia più ampia, nella quale l’accesso delle donne agli studi scientifici, alle posizioni accademiche e ai ruoli di leadership nella ricerca è stato a lungo limitato.

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Donna Strickland riceve il premio Nobel dal Re di Svezia nel 2018 © Nobel Media. Photo: Alexander Mahmoud

Chi vince il Nobel in fisica: teorici o sperimentali?

Se si osserva l’intera storia del Nobel per la fisica emerge un’altra caratteristica interessante. Pur premiando alcune delle più straordinarie intuizioni teoriche della storia della scienza, il riconoscimento tende a essere assegnato quando una nuova idea trova una conferma sperimentale chiara e condivisa, quindi decenni dopo la previsione teorica. Tra i 229 scienziati che hanno ricevuto il Nobel per la fisica dal 1901 al 2025 figurano alcuni dei più grandi teorici del Novecento, da Albert Einstein a Niels Bohr, da Werner Heisenberg a Paul Dirac, fino a Richard Feynman, Peter Higgs e, più recentemente, Giorgio Parisi. Allo stesso tempo, molti premi sono stati assegnati a ricercatori che hanno realizzato scoperte sperimentali decisive, come Wilhelm Conrad Röntgen per i raggi X, Guglielmo Marconi per la telegrafia senza fili, Carlo Rubbia e Simon van der Meer per la scoperta dei bosoni W e Z, o ancora i protagonisti delle ricerche sulle oscillazioni dei neutrini, sulle onde gravitazionali e sull’entanglement quantistico.

La distinzione tra fisica teorica e fisica sperimentale nei premi Nobel, tuttavia, è spesso meno netta di quanto possa apparire. Molti dei premi più importanti della storia sono infatti il risultato di un dialogo durato decenni tra idee e dati. Un caso famoso è quello di Albert Einstein. Considerato il padre della relatività, ricevette il Nobel nel 1921 non per la teoria della relatività generale, ma per la spiegazione dell’effetto fotoelettrico, un fenomeno che aveva ricevuto importanti conferme sperimentali e che contribuì alla nascita della fisica quantistica. La stessa dinamica si è ripetuta molte volte nel corso della storia del premio. Peter Higgs e François Englert formularono negli anni Sessanta il meccanismo che spiega l’origine della massa delle particelle elementari, ma dovettero attendere quasi cinquant’anni prima di ricevere il Nobel, assegnato soltanto dopo la scoperta sperimentale del bosone di Higgs al CERN nel 2012. È significativo che il premio sia stato attribuito ai teorici che avevano previsto la particella, mentre le collaborazioni ATLAS e CMS, composte da migliaia di ricercatrici e ricercatori che hanno realizzato la scoperta, non abbiano potuto essere premiate in quanto il regolamento del Nobel non consente di attribuire il riconoscimento a grandi collaborazioni scientifiche.

I Nobel italiani per la fisica

L’Italia ha una tradizione scientifica di alto livello internazionale nella fisica. Nel corso del Novecento e del XXI secolo, sei fisici italiani hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento per contributi che hanno segnato profondamente lo sviluppo della disciplina. Il primo fu Guglielmo Marconi, premiato nel 1909 insieme a Karl Ferdinand Braun per il contributo allo sviluppo della telegrafia senza fili, una tecnologia destinata a rivoluzionare le comunicazioni. Nel 1938 il Nobel fu assegnato a Enrico Fermi per le sue dimostrazioni dell’esistenza di nuovi elementi radioattivi prodotti dall’irraggiamento neutronico e per la scoperta delle reazioni nucleari provocate dai neutroni lenti, risultati fondamentali per lo sviluppo della fisica nucleare. Nel 1959 fu la volta di Emilio Segrè, premiato insieme a Owen Chamberlain per la scoperta dell’antiprotone, la prima antiparticella di un nucleone osservata sperimentalmente e proposta nel 1933 da Paul Dirac nella sua Nobel Prize Lecture. La scoperta rappresentò una conferma fondamentale delle teorie che prevedevano l’esistenza dell’antimateria e contribuì allo sviluppo della fisica delle particelle elementari. Dopo venticinque anni, il Nobel tornò a un fisico italiano con Carlo Rubbia, che nel 1984 condivise il premio con Simon van der Meer per la scoperta dei bosoni W e Z al CERN, particelle mediatrici dell’interazione debole e tasselli essenziali del Modello Standard. Nel 2002 il riconoscimento andò a Riccardo Giacconi, pioniere dell’astronomia a raggi X, le cui osservazioni hanno aperto una nuova finestra sull’universo e contribuito alla nascita dell’astrofisica moderna. Più recentemente, nel 2021, Giorgio Parisi ha ricevuto il Nobel per i suoi studi sui sistemi fisici complessi, un lavoro che ha trovato applicazioni in campi molto diversi, dalla fisica della materia alla biologia, fino alle scienze del clima. Dalle onde radio all’antimateria, dalla fisica nucleare alla cosmologia, la storia dei Nobel italiani per la fisica riflette alcuni dei principali filoni di sviluppo della fisica contemporanea e testimonia il contributo che la comunità scientifica italiana continua a offrire alla ricerca internazionale.

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The three physics laureates Wolfgang Pauli, Werner Heisenberg and Enrico Fermi on a boat on Lake Como, Italy, in September 1927. Photo: CERN / © Franco Rasetti

I Nobel mancati

Il Nobel è il riconoscimento scientifico più prestigioso al mondo, ma non sempre riesce a raccontare tutta la storia delle grandi scoperte. Accanto ai vincitori, la storia del Nobel è costellata anche di importanti contributi che non hanno ricevuto il riconoscimento, ma hanno lasciato un’impronta profonda nella ricerca internazionale. Il regolamento, infatti, prevede che il premio possa essere assegnato a un massimo di tre persone e non possa essere conferito postumo. Regole pensate per una scienza fatta da singole persone o piccoli gruppi di ricerca, ma che oggi si confrontano con collaborazioni che coinvolgono centinaia o migliaia di scienziati. Nella storia della fisica non sono mancati casi diventati oggetto di dibattito. Lise Meitner, protagonista dell’interpretazione teorica della fissione nucleare, non condivise il Nobel del 1944 assegnato a Otto Hahn. Jocelyn Bell Burnell, che da dottoranda individuò per prima i segnali delle pulsar, rimase esclusa dal premio assegnato nel 1974 al suo supervisore Antony Hewish. Vera Rubin, le cui osservazioni fornirono una delle evidenze più solide dell’esistenza della materia oscura, non ricevette mai il riconoscimento dell’Accademia svedese. Paradossalmente lo stesso Einstein vinse il Nobel per la spiegazione quantistica dell’effetto fotoelettrico e non per la Teoria della relatività, il cui rivoluzionario impatto scientifico è stato tale da renderla una delle teorie scientifiche più celebri della storia.

Anche la fisica italiana ha i suoi Nobel mancati. Si tratta di scienziati il cui contributo è stato fondamentale per lo sviluppo della disciplina e che molti colleghi e storici della scienza ritengono avrebbero meritato il massimo riconoscimento internazionale. In alcuni casi il premio non arrivò perché la conferma sperimentale giunse troppo tardi, in altri per le regole stesse del Nobel, che non può essere assegnato postumo e, come abbiamo detto, può premiare al massimo tre persone. Bruno Pontecorvo rappresenta per molti fisici il caso più emblematico. Tra i pionieri della fisica dei neutrini, formulò già negli anni Cinquanta e Sessanta idee rivoluzionarie sulla possibilità che i neutrini potessero trasformarsi da un tipo all’altro, un fenomeno oggi noto come oscillazione dei neutrini. Quando nel 2015 il Nobel fu assegnato a Takaaki Kajita e Arthur McDonald per la scoperta sperimentale delle oscillazioni, numerosi scienziati ricordarono come il quadro teorico alla base di quella scoperta fosse stato costruito in larga misura proprio da Pontecorvo. Tuttavia, il fisico italiano era scomparso nel 1993 e non poteva più essere premiato. Ettore Majorana occupa invece un posto quasi leggendario nella storia della fisica del Novecento. Pur avendo pubblicato pochi lavori prima della sua misteriosa scomparsa nel 1938, lasciò contributi di straordinaria profondità. In particolare, la teoria delle particelle oggi note come fermioni di Majorana continua a influenzare la fisica delle particelle e la ricerca sulle tecnologie quantistiche. Sebbene sia impossibile sapere quale avrebbe potuto essere la sua carriera, molti storici della scienza ritengono che avesse tutte le caratteristiche per diventare uno dei più autorevoli candidati italiani al Nobel.

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Il caso di Nicola Cabibbo è probabilmente il Nobel mancato più discusso negli ambienti della fisica delle particelle, e anche nella comunità scientifica dell’INFN. Nel 1963 Cabibbo introdusse un’idea destinata a diventare fondamentale nella descrizione delle interazioni deboli: il cosiddetto “angolo di Cabibbo”, che spiega come i quark possano trasformarsi gli uni negli altri durante alcuni processi subatomici. Quel risultato rappresentò una svolta concettuale e pose le basi per una comprensione più generale del fenomeno del mescolamento dei quark. Negli anni Settanta i fisici Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa estesero il lavoro di Cabibbo, sviluppando un modello che incorporava una terza famiglia di quark e permetteva di spiegare la violazione della simmetria CP osservata in natura. La matrice oggi utilizzata nella fisica delle particelle è infatti nota come matrice CKM, dalle iniziali di Cabibbo, Kobayashi e Maskawa. Quando nel 2008 il Nobel per la fisica fu assegnato a Kobayashi e Maskawa, insieme a Yoichiro Nambu, l’assenza di Cabibbo suscitò sorpresa e discussioni nella comunità scientifica internazionale: il suo contributo era, infatti, parte integrante del percorso teorico premiato dall’Accademia svedese. Inoltre, il lavoro che valse il premio a Nambu, fu scritto insieme a un giovane teorico italiano, Giovanni Jona Lasinio, anch’esso escluso dal Nobel.

Oltre il Nobel: la sfida della Big Science

Le vicende di Meitner, Bell Burnell, Pontecorvo e Cabibbo mostrano come il Nobel, pur rappresentando il massimo riconoscimento scientifico individuale, non riesca sempre a raccontare l’intera storia di una scoperta. Questo limite è diventato particolarmente evidente negli ultimi decenni, con la trasformazione della fisica in una scienza sempre più collaborativa e internazionale. Ai tempi di Röntgen, Curie o Fermi, era ancora possibile che una scoperta fosse il risultato del lavoro di una singola persona o di un piccolo gruppo di ricerca. Oggi, invece, molti dei grandi risultati della fisica richiedono infrastrutture complesse e collaborazioni che coinvolgono centinaia o migliaia di ricercatrici e ricercatori di centinaia di istituzioni di tutto il mondo. Acceleratori di particelle, rivelatori di neutrini, osservatori astronomici e interferometri per la rivelazione delle onde gravitazionali sono il prodotto di competenze, tecnologie e investimenti che nessun singolo istituto o paese potrebbe sostenere da solo. Il Nobel ha cercato di adattarsi a questa evoluzione, ma continua a essere vincolato alla regola che prevede un massimo di tre vincitori per ciascun premio. Ne consegue che l’Accademia svedese deve individuare al massimo tre scienziati o scienziate a cui attribuire il riconoscimento che, spesso, viene conferito per le previsioni teoriche, formulate decenni prima, che grandi collaborazioni scientifiche hanno confermato con una scoperta.

E’ questo il caso del Nobel per la Fisica 2013, assegnato a Peter Higgs e François Englert per la “scoperta teorica del meccanismo che contribuisce alla comprensione dell’origine delle massa delle particelle subatomiche confermato al Large Hadron Collider da ATLAS e CMS”. La scoperta del bosone di Higgs nel 2012, per esempio, è stata resa possibile dal lavoro di migliaia di ricercatrici e ricercatori degli esperimenti ATLAS e CMS al CERN. Analogamente, la prima osservazione delle onde gravitazionali, premiata con il Nobel nel 2017, è stata il risultato di decenni di lavoro delle collaborazioni LIGO e Virgo. In entrambi i casi il riconoscimento è stato assegnato a pochi scienziati che hanno avuto un ruolo fondamentale nell’impresa, ma dietro quel premio vi erano comunità scientifiche molto più ampie. Nella fisica del XXI secolo, le grandi scoperte sono sempre più spesso il frutto di un lavoro collettivo, nel quale idee teoriche, innovazioni tecnologiche e competenze sperimentali convergono in imprese scientifiche che coinvolgono intere generazioni di ricercatori. In questo senso, ogni Nobel assegnato oggi racconta non soltanto la storia di alcune persone, ma anche quella delle grandi comunità scientifiche che hanno contribuito a rendere possibile quella scoperta.

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Annuncio della scoperta del Bosone di Higgs, Cern 4 luglio 2012 (© CERN)
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La collaborazione scientifica Muon g-2 (2017)

Negli ultimi anni sono nati altri premi che, oltre a includere discipline come le neuroscienze e la matematica, non coperte dal Nobel, hanno riconosciuto anche il contributo di interi gruppi di ricerca. È il caso del Breakthrough Prize, istituito nel 2012 dall’imprenditore Yuri Milner. Nel 2015 il Breakthrough Prize in Fundamental Physics fu assegnato alle collaborazioni ATLAS e CMS del CERN per la scoperta del bosone di Higgs. Nel 2016 il premio riconobbe il lavoro delle collaborazioni LIGO e Virgo per la prima osservazione delle onde gravitazionali. Nel 2020 il riconoscimento fu attribuito all’Event Horizon Telescope Collaboration, la rete globale di osservatori che realizzò la prima immagine di un buco nero. Più recentemente, nel 2025, il Breakthrough Prize in Fundamental Physics è stato assegnato direttamente alle collaborazioni ATLAS, CMS, ALICE e LHCb, che riuniscono oltre 13.000 ricercatrici e ricercatori impegnati nello studio della fisica delle alte energie al CERN. Nel 2026, infine, il premio è andato alle collaborazioni Muon g−2 di CERN, Brookhaven National Laboratory e Fermilab per le loro misure di precisione del momento magnetico anomalo del muone, uno dei test più accurati del Modello Standard delle particelle elementari.

I Nobel del futuro

Se il Nobel per la fisica racconta la storia delle grandi scoperte del passato, offre anche uno sguardo sulle sfide che attendono la comunità scientifica nei prossimi decenni. Molti dei problemi più importanti della fisica contemporanea restano infatti aperti e potrebbero essere all’origine dei Nobel del futuro. Il bosone di Higgs deve ancora finire di svelarci i suoi misteri, così come resta completamente da capire la gerarchia delle masse dei fermioni elementari. Tra i più grandi enigmi vi è la natura della materia oscura, una componente invisibile che, secondo le osservazioni astronomiche, costituisce circa l’85% della materia presente nell’universo. Nonostante decenni di ricerche, non sappiamo ancora di cosa sia fatta né come interagisca con la materia ordinaria. Ancora più misteriosa l’origine dell’accelerazione nell’espansione dell’universo, chiamata energia oscura, e legata a quella costante cosmologica che Einstein definì “il mio più grande errore”.  Anche la fisica dei neutrini continua a riservare interrogativi fondamentali. Sebbene sia stato dimostrato che queste particelle possiedono una massa e possono oscillare da un tipo all’altro, resta da capire quale sia il loro valore di massa assoluta, se neutrino e antineutrino coincidano oppure no e quale ruolo abbiano avuto nell’evoluzione dell’universo primordiale. Sul fronte delle onde gravitazionali, la prima rivelazione effettuata nel 2015 ha aperto una nuova finestra di osservazione sul cosmo. Gli strumenti della prossima generazione, come Einstein Telescope, permetteranno di osservare fenomeni oggi invisibili e potrebbero portare a scoperte in grado di trasformare la nostra comprensione della gravità, dei processi astrofisici e dell’evoluzione dell’universo. Un altro settore in rapidissima evoluzione è quello delle tecnologie quantistiche. Computer quantistici, sensori ultra-precisi e sistemi di comunicazione intrinsecamente sicuri stanno già uscendo dai laboratori e potrebbero dare origine a nuove rivoluzioni tecnologiche di natura quantistica, dopo quelle del secolo scorso, come i laser e i semiconduttori.  È impossibile prevedere quali di queste ricerche porteranno ai prossimi Nobel. La storia del premio insegna però che le scoperte più importanti sono spesso quelle che nessuno si aspetta: idee nate per rispondere a una domanda fondamentale sulla natura e che finiscono per cambiare il nostro modo di vedere il mondo.

 

 


a cura di Ufficio Comunicazione INFN – COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE E MEDIA