Verso Einstein Telescope. Perché la Sardegna può diventare la capitale europea della ricerca sulle onde gravitazionali

28 Luglio 2026

La realizzazione di Einstein Telescope (ET) entra in una fase decisiva. Mentre l’Europa si prepara a scegliere il sito che ospiterà il futuro osservatorio di terza generazione per le onde gravitazionali, si rafforza la collaborazione tra le comunità scientifiche impegnate nella sua progettazione e nella definizione della candidatura europea.

Il 17 luglio, a Nuoro, i principali enti di ricerca italiani e tedeschi impegnati in questi studi hanno firmato un Memorandum of Agreement (MoA) che consolida la cooperazione tra le candidature della Sardegna e della Sassonia e rilancia la proposta di una configurazione distribuita su due siti europei. La proposta congiunta prevede una configurazione a “doppia L” (2L), una delle geometrie attualmente allo studio per Einstein Telescope. A differenza della configurazione triangolare originariamente prevista, la soluzione 2L si basa su due interferometri separati e installati in siti diversi: nel caso della proposta italo-tedesca, a Sos Enattos, in Sardegna, e in Lusazia, in Germania. L’Einstein Telescope Organisation (ETO), che ha il compito di coordinare i lavori preparatori alla realizzazione del progetto ET, consegnerà al BGR- Board of Governmental Representatives di ET  un report che mette a confronto le due geometrie. Se dall’analisi comparativa emergesse che la configurazione a doppia L è preferibile, e quindi i siti da individuare fossero due, la candidatura di Sos Enattos diventerebbe molto concreta. L’obiettivo è valorizzare le caratteristiche complementari dei due territori, massimizzare le prestazioni scientifiche dell’osservatorio e rafforzare la cooperazione europea nella realizzazione di una delle più importanti infrastrutture di ricerca del XXI secolo. L’accordo è stato sottoscritto dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dalla Technische Universität Dresden e dal Karlsruhe Institute of Technology (KIT), al termine di un workshop scientifico ospitato dal Museo Etnografico della Sardegna.

 

La firma del Memorandum rappresenta uno degli sviluppi più recenti di un progetto destinato ad aprire una nuova stagione per lo studio dell’universo. Einstein Telescope sarà infatti il rivelatore europeo di terza generazione per le onde gravitazionali: un’infrastruttura progettata per osservare l’universo con una sensibilità senza precedenti, esplorando fenomeni cosmici oggi ancora inaccessibili. Il nome dell’osservatorio rende omaggio ad Albert Einstein, che oltre un secolo fa predisse l’esistenza delle onde gravitazionali come conseguenza della teoria della relatività generale. Per dimensioni, complessità tecnologica e ambizione scientifica, Einstein Telescope sarà paragonabile alle grandi infrastrutture europee di ricerca, come i grandi acceleratori ed esperimenti del CERN e ITER. Il progetto raccoglie l’eredità degli attuali rivelatori di onde gravitazionali, Virgo in Italia, LIGO negli Stati Uniti e KAGRA in Giappone, sviluppandone le tecnologie su una scala molto più avanzata. Inserito dal 2021 nella Roadmap ESFRI (European Strategy Forum on Research Infrastructures), Einstein Telescope è riconosciuto come una delle infrastrutture strategiche per il futuro della ricerca europea. L’Italia sostiene con convinzione la candidatura del sito di Sos Enattos in Sardegna, che è idoneo ad ospitare entrambe le configurazioni possibili di ET, attraverso un ampio programma di investimenti scientifici, tecnologici e infrastrutturali, accompagnato da un forte impegno istituzionale, anche attraverso iniziative di diplomazia scientifica, promosse dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI).

Presentazione candidatura Sardegna Sassonia, Nuoro, 17 luglio 2026 (©INFN)
Presentazione candidatura Sardegna Sassonia, Nuoro, 17 luglio 2026 (©INFN)
disegno stelle neutroni
Illustrazione artistica di due stelle di neutroni che si fondono. (© NSF/LIGO/Sonoma State University/A. Simonnet)

Obiettivi scientifici

Einstein Telescope rappresenterà un salto nella capacità di osservare l’universo attraverso le onde gravitazionali. Le tecnologie sviluppate per il nuovo osservatorio permetteranno infatti di aumentare in modo significativo la sensibilità del rivelatore rendendo osservabili segnali oggi troppo deboli per essere rivelati. Grazie a queste prestazioni, ET potrà esplorare un volume di universo almeno mille volte più grande rispetto a quello accessibile agli strumenti attuali. Sarà possibile osservare con continuità alcuni dei fenomeni più estremi del cosmo, come la fusione di buchi neri e stelle di neutroni, ricostruendo la storia dell’evoluzione dell’universo fino a epoche molto vicine al Big Bang. Le osservazioni contribuiranno inoltre ad affrontare alcune delle principali questioni aperte della fisica contemporanea, dalla natura della materia oscura e dell’energia oscura fino ai processi che governano la formazione delle strutture cosmiche. Einstein Telescope avrà anche un ruolo centrale nello sviluppo dell’astronomia multimessaggera, combinando le informazioni provenienti dalle onde gravitazionali con quelle raccolte dai telescopi elettromagnetici e dai rivelatori di neutrini e raggi cosmici.

Alla scienza di Einstein Telescope è dedicata anche l’intervista a Marica Branchesi, ricercatrice INFN e professoressa al Gran Sasso Science Institute (GSSI) e membro del comitato tecnico scientifico per la promozione della candidatura italiana di ET, pubblicata nell’ultimo numero di Particle Chronicle, la newsletter dell’INFN. Leggi l’intervista.

 

I siti candidati in Europa

I territori candidati a ospitare Einstein Telescope sono tre: il sito italiano nell’area dell’ex miniera metallifera di Sos Enattos, tra i comuni di Lula, Bitti, Onanì e Orune, nel Nuorese; l’area dell’Euroregione Mosa-Reno, al confine tra Paesi Bassi, Belgio e Germania; e un sito in Lusazia, nella regione tedesca della Sassonia. La decisione finale è attesa entro il 2027 quando si pronuncerà il comitato dei rappresentanti dei governi dei paesi che sono in ET (BGR- Board of Governmental Representatives).  Oltre alla scelta di un sito unico per un interferometro a geometria triangolare, è allo studio anche una configurazione basata su due interferometri a forma di L, come quelli attuali, installati in località differenti, a sufficiente distanza l’una dall’altra, oltre a una rete distribuita di infrastrutture a supporto dei rivelatori collocate in vari Paesi europei. Questa soluzione, sostenuta dalla collaborazione tra Sardegna e Sassonia, consentirebbe di valorizzare le caratteristiche complementari dei due territori, di ampliare le potenzialità scientifiche dell’infrastruttura e di ridurre i rischi connessi alla complessità di realizzazione, oltre che promuovere la collaborazione internazionale.

Big Science: una nuova generazione di osservatori

Einstein Telescope è la più grande infrastruttura di ricerca attualmente presente nella Roadmap ESFRI e la sua realizzazione rappresenta una delle principali sfide scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e organizzative dei prossimi decenni. Il progetto prevede la costruzione di una grande infrastruttura sotterranea che ospiterà un rivelatore di onde gravitazionali tra i 150 e i 500 metri di profondità, a seconda della topografia locale, per preservarlo in condizioni di “silenzio”, isolandolo da tutte le fonti di rumore (sia di origine naturale sia antropica) che potrebbero interferire con le misurazioni. Il rivelatore sarà ospitato in un tunnel sotterraneo di più di sei metri di diametro, oltre a tre grandi caverne di circa 20 metri di altezza, connesse con infrastrutture di superficie. Un’opera ingegneristica avveniristica progettata fin dall’inizio nel rispetto dei principi della sostenibilità e con l’obiettivo di minimizzare l’impatto ambientale ed energetico dell’infrastruttura lungo tutto il suo ciclo di vita. Per approfondire il tema della sostenibilità del progetto ET vai alla pagina dedicata sul sito di ET Italia https://www.einstein-telescope.it/opportunita-e-sostenibilita/

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Rendering dell'infrastruttura di ET (©INFN)
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Ricercatrice al lavoro nel laboratorio AiLov-ET che sviluppa tecnologie di frontiera per ET. (©INFN/ AiLoV-ET)

Per raggiungere le prestazioni previste per ET  sarà necessario combinare tre elementi fondamentali: individuare un sito caratterizzato da un livello estremamente basso di rumore sismico e antropico, realizzare un osservatorio sotterraneo di grandi dimensioni e sviluppare tecnologie innovative capaci di aumentare sensibilmente la precisione dei rivelatori.

Negli ultimi anni la collaborazione internazionale ha lavorato alla fase preparatoria del progetto (Einstein Telescope Preparatory Phase), finanziata nell’ambito del programma Horizon Europe. Questa attività ha riguardato la definizione della configurazione dell’osservatorio, lo sviluppo delle tecnologie abilitanti, la progettazione delle metodologie di analisi dei dati e dei modelli astrofisici necessari per interpretare le future osservazioni. La fase preparatoria si concluderà alla fine del 2026. Dal 2027 prenderà il via ET-COMPASS (Coordination, Management, Planning and Strategic Support), il nuovo progetto europeo, coordinato dall’INFN, ha il compito di sostenere l’Einstein Telescope Organisation (ETO) e la più ampia iniziativa Einstein Telescope nella fase che precederà la costruzione dell’osservatorio. Con una durata di due anni e un finanziamento di 1,5 milioni di euro, ET-COMPASS contribuirà a rafforzare la struttura organizzativa del progetto, sviluppare strumenti per la valutazione economica, ampliare il coinvolgimento dei partner europei e sostenere le attività di coordinamento e comunicazione.

 

Sos Enattos: stabilità sismica, basso impatto antropico e sostenibilità

Tra i requisiti più importanti per ospitare Einstein Telescope vi è la presenza di un ambiente straordinariamente silenzioso dal punto di vista sismico e antropico. Le onde gravitazionali producono infatti variazioni estremamente piccole, che possono essere facilmente mascherate dalle vibrazioni naturali del terreno o dalle attività umane. La Sardegna possiede caratteristiche geologiche particolarmente favorevoli. Dal punto di vista tettonico l’isola costituisce una microplacca della placca euroasiatica ed è quindi separata dalle principali aree interessate da deformazioni crostali, attività vulcanica e sismicità. Questa eccezionale stabilità rende il territorio particolarmente adatto alle osservazioni alle basse frequenze, dove il rumore sismico rappresenta uno dei principali limiti alle prestazioni di un interferometro gravitazionale. Il sito candidato dall’Italia si trova nell’entroterra della provincia di Nuoro, in un’area circostante l’ex miniera di Sos Enattos. Le caratteristiche geologiche del sottosuolo consentono la realizzazione in sicurezza di un grande laboratorio sotterraneo, mentre la limitata presenza di insediamenti abitati e di attività industriali garantisce un bassissimo livello di rumore antropico. L’insieme di questi fattori rende Sos Enattos uno dei luoghi più ‘silenziosi’ al mondo e quindi uno siti più promettenti in Europa per la costruzione di Einstein Telescope, probabilmente il sito ideale.

Il sito web della candidatura italiana è: https://www.einstein-telescope.it/

 

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Panoramica della miniera di Sos Enattos (© EGO/INFN)

 

SAR-GRAV: un laboratorio nel cuore della Sardegna

La candidatura italiana si fonda anche su un’infrastruttura scientifica già operativa. Dal 2019, nell’ex miniera di Sos Enattos, è attivo SAR-GRAV un laboratorio dedicato alla ricerca sulle onde gravitazionali, alla fisica della gravitazione e alla geofisica, progettato per operare in condizioni di bassissimo rumore sismico e antropico. Il laboratorio nasce da un accordo di programma tra la Regione Sardegna, che ne finanzia le attività, l’Università di Sassari, l’INFN, l’INGV, l’Università di Cagliari e IGEA S.p.A., la società che gestisce il sito minerario.

Tra gli esperimenti che sono stati ospitati vi è Archimedes, dedicato allo studio della possibile interazione tra le fluttuazioni elettromagnetiche del vuoto e il campo gravitazionale. I primi risultati scientifici, pubblicati nel 2024 su The European Physical Journal Plus, rappresentano un importante contributo alla ricerca di fisica fondamentale.L’esperimento è stato successivamente trasferito all’European Gravitational Observatory (EGO), sede dell’interferometro Virgo.

L’area ospita inoltre il Centro di Caratterizzazione Geofisica per Einstein Telescope (CCGET) dell’INGV, che coordina le attività di studio del sottosuolo e del rumore ambientale necessarie a valutare l’idoneità del sito per la futura infrastruttura europea.

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Esperimento Archimedes, inaugurazione (©INFN)
Vista aerea dell’inteferometro VIRGO (© EGO-INFN)
Vista aerea dell’inteferometro VIRGO (© EGO-INFN)

La candidatura italiana

La candidatura di Sos Enattos nasce da un patrimonio di competenze che l’Italia ha costruito in oltre trent’anni di ricerca sulle onde gravitazionali e nella realizzazione di grandi infrastrutture scientifiche. Da un lato vi è l’esperienza maturata con Virgo, protagonista insieme agli interferometri LIGO della prima rivelazione diretta delle onde gravitazionali nel 2015, una scoperta che ha inaugurato una nuova finestra di osservazione dell’universo. Dall’altro, la lunga tradizione dell’INFN nella progettazione e gestione di laboratori sotterranei di grandi dimensioni, come i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, oggi il più importante laboratorio sotterraneo al mondo dedicato alla fisica astroparticellare.

Un passaggio decisivo avviene nel 2020, quando l’Italia promuove, insieme a un gruppo di Paesi europei, l’inserimento di Einstein Telescope nella Roadmap 2021 dell’European Strategy Forum on Research Infrastructures (ESFRI). L’inclusione nella Roadmap riconosce Einstein Telescope come una delle infrastrutture scientifiche strategiche per il futuro della ricerca europea e avvia il percorso che porterà alla selezione del sito.

La candidatura italiana viene presentata ufficialmente in una conferenza stampa dal Governo nel giugno 2023. A sostenerla è un’ampia alleanza che riunisce enti di ricerca, università e infrastrutture tecnologiche con competenze che spaziano dalla fisica fondamentale alla geofisica, dall’astrofisica al calcolo ad alte prestazioni e alle reti digitali. Ne fanno parte l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), il CINECA, il Consortium GARR, l’European Gravitational Observatory (EGO), l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), il Gran Sasso Science Institute (GSSI) e numerose università italiane, tra cui Bologna, Cagliari, Campania “Luigi Vanvitelli”, Genova, Napoli “Federico II”, Padova, Perugia, Pisa, Sapienza Università di Roma, Roma Tor Vergata e Sassari. Negli ultimi anni questa rete ha consolidato una collaborazione scientifica e tecnologica senza precedenti, sviluppando competenze e infrastrutture che costituiscono oggi uno dei principali punti di forza della candidatura italiana.

 

 

Gli investimenti e le attività a sostegno della candidatura italiana

La candidatura italiana è stata accompagnata da un importante programma di investimenti sia da parte della Regione Autonoma della Sardegna, sia finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) – Next Generation EU, nell’ambito della Missione 4 “Istruzione e Ricerca”. L’obiettivo non è stato soltanto sostenere la candidatura di Sos Enattos, ma anche rafforzare le competenze scientifiche e tecnologiche necessarie alla futura realizzazione di Einstein Telescope.

 

ETIC: una rete nazionale di laboratori

Tra le principali iniziative PNRR a sostegno della candidatura italiana rientra ETIC (Einstein Telescope Infrastructure Consortium), avviato nel 2023 con un finanziamento di 37 milioni di euro. Il progetto ha perseguito due obiettivi complementari: sviluppare gli studi propedeutici al progetto di fattibilità tecnica ed economica dell’osservatorio e realizzare una rete nazionale di laboratori dedicati alle tecnologie di Einstein Telescope. Grazie a ETIC sono state create o potenziate infrastrutture distribuite presso sedi dell’INFN e di università ed enti di ricerca, dando vita a una rete di 18 laboratori specializzati nello sviluppo di tecnologie strategiche per il futuro osservatorio. Le attività riguardano cinque ambiti principali: ottica, elettronica e fotonica; vuoto e criogenia; sistemi di acquisizione dati e calcolo; sospensioni, interferometri e progettazione sostenibile.

Per approfondire:

Brochure del progetto ETIC (english only)

MITI: l’eredità di ETIC

A raccogliere l’eredità del progetto ETIC sarà MITI (Multimessenger Infrastructures and Technologies in Italy), una nuova iniziativa dedicata allo sviluppo delle tecnologie abilitanti per l’astronomia multimessaggera e al rafforzamento della rete nazionale di laboratori. Il progetto prenderà il via il 1° agosto 2026, avrà una durata di 30 mesi e sarà finanziato con circa 15 milioni di euro dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021-2027. Coordinato dall’INFN – Sezione di Perugia, MITI coinvolgerà sei strutture dell’Istituto: le Sezioni di Cagliari, Genova, Napoli, Perugia e Roma, oltre ai Laboratori Nazionali del Sud. L’obiettivo è consolidare la rete di laboratori realizzata con ETIC e sviluppare nuove tecnologie per la futura generazione di osservatori multimessaggeri.

FABER/MEET

Coordinato dall’INGV, il progetto PNRR FABER/MEET ha potenziato le infrastrutture dedicate al monitoraggio della Terra attraverso la realizzazione di un osservatorio multiparametrico distribuito nell’area di Sos Enattos. L’infrastruttura raccoglie dati geofisici in condizioni di bassissimo rumore ambientale e costituisce uno strumento essenziale per la caratterizzazione del sito candidato e per le future attività di ricerca.

Laboratorio Caos a Perugia
Laboratorio Caos a Perugia (©INFN)

TeRABIT

Tra le infrastrutture sviluppate sempre nell’ambito del PNRR rientra anche TeRABIT, il progetto che ha portato alla realizzazione in Sardegna di un anello regionale in fibra ottica lungo circa 1.100 chilometri. L’infrastruttura, realizzata da GARR e integrata nella rete nazionale della ricerca GARR-T, mette a disposizione della Sardegna collegamenti ad altissime prestazioni con una capacità aggregata interna di 1,6 terabit al secondo. Per Einstein Telescope si tratta di un’infrastruttura strategica: per la prima volta la rete della ricerca in Sardegna dispone di una infrastruttura sottomarina  con quattro collegamenti da 400 Gbps verso la penisola, rafforzando il ruolo dell’isola all’interno delle reti europee della ricerca e rendendo possibile la gestione dei grandi volumi di dati prodotti dal futuro osservatorio.

 

Attività  di comunicazione e divulgazione per la cittadinanza, le istituzioni e i media

Per promuovere la candidatura italiana del Sito di Sos Enattos sono già state messe in campo numerose iniziative e molte altre sono in programma, sia sul territorio, con il contributo della Regione Sardegna e delle istituzioni e delle Università locali, sia su scala nazionale e internazionale con attività coordinate scientificamente dall’INFN. Fra le iniziative più recenti, l’apertura di un punto informativo su Einstein Telescope nel centro di Lula, cui seguirà nei prossimi mesi l’apertura di un secondo punto informativo a Nuoro. Questi spazi aperti, si propongono come luoghi di confronto e partecipazione pubblica a disposizione dei cittadini, e desiderano affermarsi come punto di riferimento per chi abita e vive il territorio, e anche per chi lo visita.

Per conoscere le iniziative, è possibile consultare il sito internet https://www.einstein-telescope.it/ su cui si trova una pagina con tutti gli eventi in corso e passati

Vai agli eventi dedicati a ET – https://www.einstein-telescope.it/category/eventi/

 

ET-SUnLab: il laboratorio che guarda al futuro

La candidatura italiana continua, dunque, a rafforzarsi grazie agli investimenti in ricerca, in nuove infrastrutture e grazie al lavoro della comunità scientifica di Einstein Telescope. Mentre si avvicina la decisione su come e dove costruirlo prevista entro il 2027, il sito di Sos Enattos è fortemente impegnato nel preparare al meglio la propria candidatura.

Il 17 luglio 2026 è stato inaugurato il cantiere di ET-SUnLab (Einstein Telescope Sardinia Underground Laboratory), il nuovo laboratorio multidisciplinare che sorgerà nella ex miniera di Sos Enattos. L’infrastruttura è finanziata con circa 20 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Sardegna e, congiuntamente, da INFN, INAF e INGV. Presentato nel marzo 2025, il progetto prevede il recupero dell’edificio che ha ospitato il laboratorio SAR-GRAV e la realizzazione di un nuovo laboratorio sotterraneo a bassissimo rumore ambientale.

Progetto architettonico del futuro edificio di ET-SunLab ©DICAAR – Università di Cagliari
Progetto architettonico del futuro edificio di ET-SunLab ©DICAAR – Università di Cagliari

ET-SUnLab sarà dedicato allo sviluppo e test delle tecnologie per Einstein Telescope e a esperimenti di fisica fondamentale che richiedono condizioni ambientali particolarmente stabili. Ospiterà inoltre MezzoCielo, un telescopio terrestre di grande apertura, e un osservatorio geofisico destinato allo studio della geodinamica del Tirreno e della struttura interna della Terra. Con ET-SUnLab, Sos Enattos consolida il proprio ruolo come polo scientifico permanente, capace di ospitare attività di ricerca indipendentemente dalla futura realizzazione dell’osservatorio europeo.

La decisione sulla sede di Einstein Telescope rappresenterà un passaggio decisivo per il futuro dell’infrastruttura. Sostenuta dal Governo, dall’INFN e da un’ampia rete di enti di ricerca, università e partner scientifici e tecnologici, la candidatura italiana si fonda sull’esperienza e sulle competenze della comunità nazionale delle onde gravitazionali, sulle caratteristiche uniche del sito sardo e su un percorso di investimenti e sviluppo scientifico già in corso per garantire le migliori condizioni per realizzare tutto il suo straordinario potenziale scientifico.

 


a cura di Ufficio Comunicazione INFN – COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE E MEDIA