La realizzazione di Einstein Telescope (ET) entra in una fase decisiva. Mentre l’Europa si prepara a scegliere il sito che ospiterà il futuro osservatorio di terza generazione per le onde gravitazionali, si rafforza la collaborazione tra le comunità scientifiche impegnate nella sua progettazione e nella definizione della candidatura europea.
Il 17 luglio, a Nuoro, i principali enti di ricerca italiani e tedeschi impegnati in questi studi hanno firmato un Memorandum of Agreement (MoA) che consolida la cooperazione tra le candidature della Sardegna e della Sassonia e rilancia la proposta di una configurazione distribuita su due siti europei. La proposta congiunta prevede una configurazione a “doppia L” (2L), una delle geometrie attualmente allo studio per Einstein Telescope. A differenza della configurazione triangolare originariamente prevista, la soluzione 2L si basa su due interferometri separati e installati in siti diversi: nel caso della proposta italo-tedesca, a Sos Enattos, in Sardegna, e in Lusazia, in Germania. L’Einstein Telescope Organisation (ETO), che ha il compito di coordinare i lavori preparatori alla realizzazione del progetto ET, consegnerà al BGR- Board of Governmental Representatives di ET un report che mette a confronto le due geometrie. Se dall’analisi comparativa emergesse che la configurazione a doppia L è preferibile, e quindi i siti da individuare fossero due, la candidatura di Sos Enattos diventerebbe molto concreta. L’obiettivo è valorizzare le caratteristiche complementari dei due territori, massimizzare le prestazioni scientifiche dell’osservatorio e rafforzare la cooperazione europea nella realizzazione di una delle più importanti infrastrutture di ricerca del XXI secolo. L’accordo è stato sottoscritto dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dalla Technische Universität Dresden e dal Karlsruhe Institute of Technology (KIT), al termine di un workshop scientifico ospitato dal Museo Etnografico della Sardegna.








